Settimana della prima domenica di Quaresima – giovedì
La spiritualità di questa settimana
La creazione dell’uomo e della donna e la benedizione della loro signoria sul creato; il peccato originale e la benedizione che non viene meno; la benedizione che nasce dalla fraternità, sono i tre grandi lumi di questa prima settimana di Quaresima. Ora aggiungiamo il quarto segno di benedizione: il culto a Dio.
La Parola di questo giorno
GENESI 4, 25-26
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Adamo di nuovo conobbe sua moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché – disse – Dio mi ha concesso un’altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l’ha ucciso». Anche a Set nacque un figlio, che chiamò Enos. A quel tempo si cominciò a invocare il nome del Signore.
SALMO Sal 118 (119), 17-24
Nel fare il tuo volere e tutta la mia gioia.
Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge. R
Forestiero sono qui sulla terra:
non nascondermi i tuoi comandi.
Io mi consumo nel desiderio
dei tuoi giudizi in ogni momento. R
Tu minacci gli orgogliosi, i maledetti,
che deviano dai tuoi comandi.
Allontana da me vergogna e disprezzo,
perché ho custodito i tuoi insegnamenti. R
Anche se i potenti siedono e mi calunniano,
il tuo servo medita i tuoi decreti.
I tuoi insegnamenti sono la mia delizia:
sono essi i miei consiglieri. R
PROVERBI 4, 1-9
Lettura del libro dei Proverbi
Ascoltate, o figli, l’istruzione di un padre e fate attenzione a sviluppare l’intelligenza, poiché io vi do una buona dottrina; non abbandonate il mio insegnamento. Anch’io sono stato un figlio per mio padre, tenero e caro agli occhi di mia madre. Egli mi istruiva e mi diceva: «Il tuo cuore ritenga le mie parole; custodisci i miei precetti e vivrai. Acquista la sapienza, acquista l’intelligenza; non dimenticare le parole della mia bocca e non allontanartene mai. Non abbandonarla ed essa ti custodirà, amala e veglierà su di te. Principio della sapienza: acquista la sapienza; a costo di tutto ciò che possiedi, acquista l’intelligenza. Stimala ed essa ti esalterà, sarà la tua gloria, se l’abbraccerai. Una corona graziosa porrà sul tuo capo, un diadema splendido ti elargirà».
VANGELO Mt 5, 20-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: “Stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna. Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!».
La benedizione del culto a Dio
Sono solo poche righe. Eppure sono molto intense ed aiutano la nostra riflessione.
La vita va avanti! La vita deve andare avanti. Provate a pensare alla situazione che viene descritta. In fondo, stando pure al nome tradizionale, Adamo ed Eva sono un uomo e una donna, un papà e una mamma che hanno perso un figlio nel peggiore dei modi: hanno visto un altro figlio uccidere il fratello. Fattispecie non così rara ai nostri giorni. Eppure essi, che sono sempre immagine e somiglianza di Dio, continuano a donare vita. Ecco il dono di un altro figlio che non può essere solo consolazione per il figlio perso. Non è solo banale sostituzione. Non è mai così, non può esserlo. Questo nuovo figlio è nuova benedizione, nuova immagine e somiglianza di Dio. Un modo nuovo per dire che Dio non abbandona. Dio non toglie la sua benedizione originaria: la vita continua!
Un secondo segno. Questa benedizione, ovvero la trasmissione della vita, non riguarda solo il primo uomo e sua moglie, “Adamo ed Eva” come impropriamente diciamo. Anche i figli cominciano a trasmettere la vita. Ovviamente non sono racconti storici, ma esegetici. La Bibbia ci sta dicendo che tutti partecipano della benedizione originaria di Dio e che la vita continua ad essere messa nel mondo da tutti coloro che si sentono chiamati a questa vocazione. La benedizione di Dio è contagiosa, non viene data solo ad alcuni. La benedizione di Dio travalica ogni confine, non è circoscrivibile, non è solo per chi la merita. Molti uomini e donne la trasmettono inconsciamente, eppure validamente. La benedizione di Dio è per tutti! Viene da tutti! Ogni uomo è benedizione per l’altro.
Un ultimo spunto di meditazione è quello che viene dalla frase finale della lettura. Fino a questo punto il nome di Dio non è invocato. Ovvero, non si prega. La preghiera – è questo l’insegnamento bellissimo che viene dal testo – non è la realtà dei puri, non è una realtà della quale c’era bisogno prima del peccato originale. La preghiera è la benedizione che accompagna gli impuri. La preghiera è la benedizione che accompagna la vita dei peccatori. La preghiera è la compagna di viaggio di chi non si sente forte, anzi, al contrario, di chi si sente debole. La preghiera è la realtà che serve a chi si sente povero, a chi sa di essere immagine e somiglianza di Dio, ma sa anche di avere sporcato questa bellissima realtà originaria. La preghiera è la compagna di viaggio di chi sa di avere un percorso di ritorno da fare, ma si sente privo di quella forza che viene da Dio e che è necessaria per questo ritorno.
L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione
Credo che faremmo bene a vedere tutti i segni di benedizione che ci sono nel nostro mondo. Il nostro tempo, come ogni tempo, è un momento nel quale tanti “Caini” continuano a stendere la mano su tanti giusti “Abele” di ogni tempo e di ogni parte del mondo. Eppure ci sono sempre segni di benedizione perché non prevalga l’autore di ogni sconfitta. La morte, anche quella inferta, non deve mai avere la meglio, non deve mai avere il sopravvento. Lo sguardo del credente sul mondo è sempre uno sguardo di contemplazione, come abbiamo detto fin dal primo giorno di Quaresima. Alleniamoci a vedere, in questi segni di benedizione, la presenza di Dio nel mondo di oggi.
Anche noi, in secondo luogo, siamo chiamati ad essere benedizione per l’altro, ma siamo anche chiamati a capire che tutti dobbiamo essere capaci di accogliere la benedizione che l’altro è. In effetti credo che questo esercizio diventi molto difficile. Vediamo davvero nell’altro una benedizione? Credo di no, non in tutti. Non vediamo una benedizione nello straniero che arriva, non vediamo una benedizione nel facinoroso, non vediamo una benedizione in chi appartiene ad altre fedi ed è chiuso in una visione da Medioevo! Non vediamo una benedizione nell’importuno, nell’avversario, nel diverso! Non vediamo una benedizione nel bisognoso, nel povero, caso mai vediamo una scocciatura, un problema, non certo una risorsa. In tutti questi uomini noi vediamo questo: un problema. Un problema che, speriamo, risolvano altri! Se invece la Quaresima ci chiedesse proprio questo? Se invece la Quaresima ci chiedesse proprio di vedere una benedizione anche in questo genere di uomini? Se la Quaresima ci chiedesse impegno rigoroso per questo? Non sarebbe questa una sorgente di grande benedizione?
Infine, e maggiormente oggi rispetto ad altri giorni, dal momento che domani sarà quel giorno speciale che in Quaresima è il venerdì, proviamo a riflettere sulla preghiera. Interventi, raccomandazioni, richiami, ne abbiamo tutti. Inviti a momenti di preghiera ci sono in ogni comunità ed anche nella nostra. Ma avvertiamo davvero la benedizione della preghiera? Per noi la preghiera è “balsamo”? Forse, anche in questi primi giorni di Quaresima, abbiamo vissuto la preghiera come un dovere, come una realtà che “dovevamo” fare. Non sempre, non tutti i giorni si può avvertire che la preghiera è balsamo per la vita. Eppure il testo ci sta dicendo questo. Sta dicendo a tutti, con forza, che la preghiera è sostegno, punto di riferimento, “bastone”, appoggio, per qualsiasi uomo in qualsiasi situazione di vita. Non importa in che forma si invochi il nome del Signore. L’importante è che lo si invochi. Non importa quanto a lungo, ma con quanta intensità del cuore. Non importa con quali parole, ma con quale cuore. Non importa altro che il fare della preghiera un inno di lode e di amore per Dio.
Ecco come vi suggerirei di continuare la Quaresima e come entrare in questo venerdì che si prepara.
Per noi e per il nostro cammino
- Mi alleno a vedere i segni della benedizione di Dio che vengono dati, oggi, al mondo?
- Vedo in qualsiasi altro uomo una benedizione?
- Invoco con fiducia il nome del Signore?