Mercoledì 21 febbraio

Settimana della prima domenica di Quaresima – mercoledì

La spiritualità di questa settimana

Dopo la creazione che ha narrato di una benedizione, dopo il peccato che segna quella ricerca che Dio compie dell’uomo perché Dio non abbandona mai nessuno, eccoci alla terza benedizione da cercare nel brano di Caino e di Abele.

La Parola di questo giorno

GENESI 4, 1-16
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Adamo conobbe Eva sua moglie, che concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo grazie al Signore». Poi partorì ancora Abele, suo fratello. Ora Abele era pastore di greggi, mentre Caino era lavoratore del suolo. Trascorso del tempo, Caino presentò frutti del suolo come offerta al Signore, mentre Abele presentò a sua volta primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? Se agisci bene, non dovresti forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, e tu lo dominerai». Caino parlò al fratello Abele. Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto, lontano dal suolo che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono. Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e dovrò nascondermi lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi ucciderà». Ma il Signore gli disse: «Ebbene, chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché nessuno, incontrandolo, lo colpisse. Caino si allontanò dal Signore e abitò nella regione di Nod, a oriente di Eden.

SALMO Sal 118 (119), 9-16

Pietà di me, o Dio; purificami con la tua parola.

Come potrà un giovane tenere pura la sua via?
Osservando la tua parola.
Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi. R

Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.
Benedetto sei tu, Signore:
insegnami i tuoi decreti. R

Con le mie labbra ho raccontato
tutti i giudizi della tua bocca.
Nella via dei tuoi insegnamenti è la mia gioia,
più che in tutte le ricchezze. R

Voglio meditare i tuoi precetti,
considerare le tue vie.
Nei tuoi decreti è la mia delizia,
non dimenticherò la tua parola. R

PROVERBI 3, 19-26
Lettura del libro dei Proverbi

Il Signore ha fondato la terra con sapienza, ha consolidato i cieli con intelligenza; con la sua scienza si aprirono gli abissi e le nubi stillano rugiada. Figlio mio, custodisci il consiglio e la riflessione né mai si allontanino dai tuoi occhi: saranno vita per te e ornamento per il tuo collo. Allora camminerai sicuro per la tua strada e il tuo piede non inciamperà. Quando ti coricherai, non avrai paura; ti coricherai e il tuo sonno sarà dolce. Non temerai per uno spavento improvviso, né per la rovina degli empi quando essa verrà, perché il Signore sarà la tua sicurezza e preserverà il tuo piede dal laccio.

VANGELO Mt 5, 17-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

La benedizione della fraternità

Il racconto non va ovviamente preso alla lettera, cosa che aprirebbe la strada anche ad alcune incongruenze e obiezioni, piuttosto dobbiamo capirne il senso.

Anche dopo il peccato originale, Adamo ed Eva non perdono il proprio essere immagine e somiglianza di Dio, non perdono nemmeno quella benedizione che porta alla generazione di una famiglia. Essi sono comunque immagine e somiglianza di Dio e, generando, fanno in modo che quella benedizione originaria che si era posta su di loro, sia estesa ad altri. È così che “nascono” Caino ed Abele”. Così che anche noi tutti sappiamo e possiamo ritenere che, per quanto grande sia la forza del peccato che ci opprime, non perderemo mai la forza maggiore dell’essere immagine e somiglianza di Dio.

Non è detto più di tanto, ma perché il sacrificio di Abele era gradito a Dio e quello di Caino no? Una cosa è certa: l’invidia è l’origine di ogni male. L’invidia è la forma di peccato che si radica nel cuore dell’uomo e, se vogliamo, è la forma più grave del peccato, perché acceca. Cosa è la mancanza di rispetto della vita degli altri se non l’essere accecati dall’invidia e dal ritenere la propria vita migliore di quella degli altri? L’invidia porta a non guardare più a Dio. Non guardando più a Dio, non si guarda nemmeno agli altri con gli occhi di Dio, si sopprime la loro esistenza. Talvolta fisicamente, come Caino ricorda, talora anche solo moralmente, intellettualmente, spiritualmente… Sopprimere la vita dell’altro, fare in modo che non ci sia, non riconoscerlo, non vederlo, non parlare, è la forma più radicata di male che ci possa essere nel cuore dell’uomo.

Una piccola terza meditazione. Caino, a Dio che con tenerezza lo interroga, risponde: “Sono forse il custode di mio fratello?” La risposta è affermativa. Sì! Ciascuno è reso fratello dell’altro per essere custode. Custode, ovvero colui che condivide e, poiché non invidia, rispetta. Custode perché ama e, quindi, segue. Custode perché vicino e, quindi, in grado di vedere e di sovvenire i bisogni dell’altro. Essere il custode è un compito di amore che nasce solo dal rispetto, dalla volontà di condivisione, dalla volontà di camminare insieme. Non ci può essere cammino dove non c’è tutto questo. Non ci può essere rispetto dove non c’è attenzione che nasce dall’amore. Caino non ama, invidia. Per questo non si sente custode. Per questo “alza la mano” contro il fratello. Chi non custodisce, non ama e si appropria.

Infine, dobbiamo tutti notare come Dio custodisca Caino. Non si capisce rispetto a chi, dal momento che non c’è ancora in giro nessuno! Ma, come ho detto, non sono i particolari che dicono tutto. Il testo intende dire che Dio custodisce comunque tutti nel suo cuore, anche l’omicida. Per questo egli avrà un segno. Un segno che lo differenzierà dagli altri, ma che dirà a tutti l’impossibilità di stendere la mano contro di lui. Come dire: proprio perché l’albero della vita non si deve mangiare, proprio perché la vita di tutti è e rimane un mistero, l’uomo è chiamato a rispettare la vita anche dell’assassino, dell’omicida. Forse che Dio potrebbe negare anche a lui un tempo di conversione?

L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione

Inizierei l’esercizio di preghiera quotidiano proprio con il riflettere su questo dato e sul capire che il nostro peccato non spegne mai la benedizione originaria che la nostra vita ha. Il ministero di Cristo lo insegna in ogni sua azione e, potremmo dire che ogni pagina di Vangelo, ma soprattutto quelle che direttamente si riferiscono all’incontro con i peccatori, ne sono testimonianza. Non c’è peccato, non c’è realtà della vita che possa spegnere quell’essere sempre, tutti, “immagine e somiglianza di Dio”.

In secondo luogo, dal momento che Quaresima è sempre revisione di vita, chiederei di verificarci tutti su come noi non rispettiamo la vita degli altri e su come noi sopprimiamo la vita degli altri. Magari acquisiamo le stesse forme descritte: l’invidia ci porta a non parlare, a non guardare più in faccia ad una persona, a fare come se non ci fosse. Quante volte ad essere intaccata da questo modo di fare è proprio la realtà dell’amore. Quante volte è proprio nella vita di coppia che facciamo così! Quante altre volte sopprimiamo l’identità di altri in senso digitale. Accecati dall’invidia per quello che vediamo di pubblicato – sta a vedere se poi è anche reale! – sopprimiamo l’esistenza realissima dell’altro, del parente, dell’amico, del famigliare. La soppressione dell’altro ci è più vicina di quanto noi tutti crediamo.

In terzo luogo, anche noi potremmo riflettere sulla nostra capacità o incapacità di custodire l’altro. Compito che è affidato a tutti e in modo molto diverso. Con diversi esiti, a seconda dell’importanza e della forza delle relazioni. Custodire un amore sponsale è diverso dal custodire un figlio, che è diverso dal custodire un amico, che è ancora diverso dal custodire un conoscente, un collega, un vicino… Forse è bene che noi tutti, oggi, ci chiediamo: sono esperto nell’arte della custodia? In fondo questa dovrebbe essere proprio la natura del cristiano. Essere esperto nell’arte della custodia. È questo il modo con cui noi tutti dovremmo custodirci gli uni gli altri. Anche in una comunità cristiana dovremmo diventare esperti di questo. Anche in una comunità cristiana dovremmo diventare capaci di custodirci con amore. Costi quel che costi! Nel nome di Cristo, uniti!

Come ultimo spunto direi di riprendere seriamente in mano la bellissima immagine del segno di Caino per farlo diventare, in questo giorno di Quaresima, invito alla preghiera. Preghiamo per i “grandi peccatori”, intercediamo per gli assassini, per gli uomini di guerra, per chi sopprime la vita degli altri in tutti i modi possibili. Preghiamo per chi commette crimini inenarrabili. Impariamo a vivere questa intercessione perché ci ricorda che qualsiasi uomo è degno di preghiera, per qualsiasi uomo ci può essere un momento di conversione, occorre cercarlo, però. E se il peccatore non è in grado di cercarlo da solo, allora deve essere la forza di preghiera di tutta una comunità che gli permette di trovare quanto uno non è capace di cercare e di vivere. Ecco il senso di questa preghiera per i grandi peccatori.

Per noi e per il nostro cammino

  • Sono convinto che il peccato, qualsiasi peccato, non cancella la benedizione dell’essere immagine e somiglianza di Dio?
  • Come, quando, perché sopprimiamo l’identità di altri?
  • Sono capace di custodire il cammino dell’altro?
  • Come mi coinvolge la preghiera per i grandi peccatori?
2024-02-17T07:50:39+01:00