Martedì 20 febbraio

Settimana della prima domenica di Quaresima – martedì

La spiritualità di questa settimana

La benedizione originaria sull’uomo e sulla donna lascia ora spazio, in questo secondo giorno di Quaresima, ad una seconda benedizione, quella che segue al peccato originale.

La Parola di questo giorno

GENESI 3, 1-8
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il serpente era il più astuto di tutti gli animali selvatici che Dio aveva fatto e disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: “Non dovete mangiare di alcun albero del giardino”?». Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male». Allora la donna vide che l’albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch’egli ne mangiò. Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e conobbero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture. Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l’uomo, con sua moglie, si nascose dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

SALMO Sal 118 (119), 1-8

Beato chi e fedele alla legge del Signore.

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore. R

Non commette certo ingiustizie
e cammina nelle sue vie.
Tu hai promulgato i tuoi precetti
perché siano osservati interamente. R

Siano stabili le mie vie
nel custodire i tuoi decreti.
Non dovrò allora vergognarmi,
se avrò considerato tutti i tuoi comandi.

Ti loderò con cuore sincero,
quando avrò appreso i tuoi giusti giudizi.
Voglio osservare i tuoi decreti:
non abbandonarmi mai. R

PROVERBI 3, 1-10
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, non dimenticare il mio insegnamento e il tuo cuore custodisca i miei precetti, perché lunghi giorni e anni di vita e tanta pace ti apporteranno. Bontà e fedeltà non ti abbandonino: légale attorno al tuo collo, scrivile sulla tavola del tuo cuore, e otterrai favore e buon successo agli occhi di Dio e degli uomini. Confida nel Signore con tutto il tuo cuore e non affidarti alla tua intelligenza; riconoscilo in tutti i tuoi passi ed egli appianerà i tuoi sentieri. Non crederti saggio ai tuoi occhi, temi il Signore e sta’ lontano dal male: sarà tutta salute per il tuo corpo e refrigerio per le tue ossa. Onora il Signore con i tuoi averi e con le primizie di tutti i tuoi raccolti; i tuoi granai si riempiranno oltre misura e i tuoi tini traboccheranno di mosto.

VANGELO Mt 5, 13-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

La benedizione che segue il peccato originale

Conosciamo molto bene il capitolo 3 della Genesi. Eppure continuiamo a fare grandi confusioni. Rileggiamone i simboli principali.

C’è un “comando di Dio”: un divieto di “mangiare” di quell’albero della “vita” e di quello della “conoscenza del bene e del male” che sono al centro del giardino, del “paradiso terrestre”, di “Eden”. Alberi simbolici, evidentemente, che stanno a significare che l’uomo non conosce il mistero della vita e, soprattutto, non ne è arbitro. Dio è Colui che dona la vita. L’uomo è chiamato a rispettarla. Dio è Colui al quale torna ogni cosa e, quindi, anche la vita dell’uomo. La vita è sacra, inviolabile, intoccabile. Non si può stendere la mano sopra nessuno, come vedremo domani. Così come è della conoscenza del bene e del male. L’uomo è chiamato a fare un profondo e serio lavoro sulla propria coscienza, per capire che il bene e il male sono oggettivi e non soggettivi. Ma, per fare questo, è assolutamente necessario fare in modo che l’uomo non si riconosca da sé artefice del criterio per distinguere l’uno dall’altro. La ricerca di un criterio dovrebbe essere uno dei primi punti cardine della formazione di ogni coscienza. L’uomo è chiamato a fare questo con responsabilità. Eppure accade il contrario.

In secondo luogo il brano attesta che c’è un divisore, un tentatore che, sempre, cerca di metterci contro Dio, ingannando. Dio non ha mai detto di “non toccare” l’albero in questione. Eppure, il demonio insinua che sia così. L’uomo ha, da sempre, un grande desiderio di autonomia, vuole, da sempre “essere come Dio”. Il tentatore lo sa e sfrutta tutta questa debolezza dell’uomo, che, inconsciamente o, al contrario con coscienza, in altri casi, cede all’opera di pressione del tentatore e si allontana, in vario modo, da Dio. Ecco il peccato originale, ovvero delle origini, per dire che è da sempre così. Da sempre l’uomo tenta di allontanarsi da Dio, di affrancarsi da Lui, quasi che la sua signoria rovinasse la sua libertà. È da sempre così e, per sempre, sarà così. È solo la grazia di Dio riversata su di noi da Cristo Signore che toglie questa sottomissione al peccato.

Un terzo insegnamento riguarda il peccato in sé, che ci viene sempre presentato, dal tentatore, come qualcosa di allettante, sia dal punto di vista intellettuale, sia dal punto di vista del gusto. Il peccato, qualsiasi fattispecie ricopra, ha questa caratteristica: sembra bello, attira, sembra dare qualcosa in più che, prima, non si aveva. Il racconto, con il linguaggio dei simboli, ci dice come questa prospettiva venga smentita inevitabilmente dopo ogni peccato. L’uomo e la donna, dopo aver mangiato dell’albero, si accorgono di “essere nudi”, cioè scoprono quella mancanza che avevano anche prima ma della quale non si erano mai accorti e per la quale non provavano alcuna vergogna, come qualcosa che, invece, fa vergognare e che viene percepita come una vera mancanza, una povertà. Il peccato è così: da bello, da allettante, da attraente, dopo essere stato commesso, svela il suo vero volto. Rende più poveri, talvolta schiavizza, riduce la libertà.

Infine un quarto insegnamento: dopo il peccato l’uomo e la donna si nascondono da Dio. Sappiamo bene come si conclude la vicenda che, oggi, la liturgia taglia. Sarà Dio a mettersi in ricerca dell’uomo che si nasconde. La pienezza di questa ricerca sarà proprio Gesù Cristo e il suo continuo, tenace, indefesso venire incontro ai peccatori.

L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione

Così anche noi possiamo iniziare una profonda riflessione che, visto il tempo che stiamo vivendo, deve divenire anche esame di coscienza. Noi come distinguiamo il bene dal male? Credo che avvertiamo molta confusione a proposito di questa distinzione. Ebbene, quando avvertiamo questa confusione, quando non sappiamo come uscirne, quando ci facciamo artefici di criteri personali per distinguere il bene dal male, noi stiamo stendendo ancora la mano sull’albero della conoscenza del bene e del male. Quando l’uomo rinnega Dio e si fa artefice del criterio ultimo per dire ciò che è bene e ciò che è male, inizia quella strada di incomprensione che porta poi alla mancanza di rispetto dell’altro, alla mancata tutela della vita dell’altro, all’assoluta impossibilità di dialogo sul tema del bene e del male. Lo vediamo benissimo nella nostra società. Avendo perso ogni riferimento a Dio, ciascuno diventa misura di sé stesso, del bene e del male, con il conseguente risultato che non si possa mai parlare di ciò che è male in sé, perché si è sempre assolutamente vincolati ad un criterio soggettivo di interpretazione delle cose. Ma in questo modo, dovremmo proprio chiederci tutti, non ci allontaniamo sempre più da Dio? Non facciamo, a nostra volta, il gioco del divisore?

Un secondo spunto di riflessione potrebbe portarci, sempre in una linea di revisione per il periodo che stiamo vivendo, a comprendere quali sono le nostre debolezze, quali sono i nostri lati oscuri che ci portano a peccare e ad allontanarci da Dio. Tutti ne abbiamo e tutti, in un modo o nell’altro, siamo più sensibili ad alcuni richiami di peccato. Quaresima è il tempo per conoscerci meglio e per snidare quei richiami che, di fatto, ci allontanano sempre più da Dio.

In un terzo momento anche noi potremmo sostare e farci un profondo esame di coscienza, per vedere quali dinamiche di peccato hanno attratto la nostra coscienza e ci hanno reso schiavi. Ne abbiamo di vario genere e tipo, per tutte le età della vita. Tutti, credo, abbiamo sperimentato la fatica a vincere un vizio, anche magari piccolo. Siamo proprio così come ci diceva la Genesi: sempre pronti a cadere nelle attrattive del tentatore e a lasciare che sia lui a dominare la nostra vita.

In un ultimo momento di riflessione, suggerirei di metterci davanti al Crocifisso, per capire che anche noi veniamo cercati da Cristo nei nostri peccati, non altrove, non in un modo ideale. È il sacrificio di Cristo che viene a ripescarci nelle nostre lontananze. Dovremmo farne tesoro, specie in questo tempo di Quaresima.

Per noi e per il nostro cammino

  • Quali sono i criteri che mi portano a distinguere il bene dal male?
  • Quale realtà mi ha reso o mi rende schiavo del male?
  • Cosa posso dire al Crocifisso?
  • Come avverto che Lui mi venga a cercare?
2024-02-17T07:50:45+01:00