Settimana della prima domenica di Quaresima – lunedì
La spiritualità di questa settimana
Vorrei che i giorni feriali di questa Quaresima ci aiutassero a riscoprire la bellezza del testo della Genesi. Per questo chiamerei queste omelie e questo quaderno di San Maurizio nel quale sono raccolte “omelie sulla Genesi”. Vorrei anche che ogni settimana corrispondesse ad una benedizione che il tempo di Quaresima porta con sé. Questa settimana vi inviterei a riflettere sulla “benedizione della preghiera”. È un richiamo classico del tempo che la Genesi ci aiuterà a vivere con forza. Così, idealmente, si completa la riflessione che lo scorso anno abbiamo fatto sul Vangelo di Matteo alla quale potrete sempre ritornare.
La Parola di questo giorno
GENESI 2, 18-25
Inizia la lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse. Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: «Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta». Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna.
SALMO Sal 1
Chi segue il Signore avrà la luce della vita.
Beato l’uomo che non entra nel consiglio dei malvagi,
non resta nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli arroganti,
ma nella legge del Signore trova la sua gioia,
la sua legge medita giorno e notte. R
È come albero piantato lungo corsi d’acqua,
che dà frutto a suo tempo:
le sue foglie non appassiscono
e tutto quello che fa, riesce bene. R
Non così, non così i malvagi,
ma come pula che il vento disperde;
perciò non si alzeranno i malvagi nel giudizio
né i peccatori nell’assemblea dei giusti,
poiché il Signore veglia sul cammino dei giusti,
mentre la via dei malvagi va in rovina.
Chi segue il Signore avrà la luce della vita.
PROVERBI 1, 1a. 20-33
Inizia la lettura del libro dei Proverbi
Proverbi di Salomone. La sapienza grida per le strade, nelle piazze fa udire la voce; nei clamori della città essa chiama, pronuncia i suoi detti alle porte della città: «Fino a quando, o inesperti, amerete l’inesperienza e gli spavaldi si compiaceranno delle loro spavalderie e gli stolti avranno in odio la scienza? Tornate alle mie esortazioni: ecco, io effonderò il mio spirito su di voi e vi manifesterò le mie parole. Perché vi ho chiamati ma avete rifiutato, ho steso la mano e nessuno se ne è accorto. Avete trascurato ogni mio consiglio e i miei rimproveri non li avete accolti; anch’io riderò delle vostre sventure, mi farò beffe quando su di voi verrà la paura, quando come una tempesta vi piomberà addosso il terrore, quando la disgrazia vi raggiungerà come un uragano, quando vi colpiranno angoscia e tribolazione. Allora mi invocheranno, ma io non risponderò, mi cercheranno, ma non mi troveranno. Perché hanno odiato la sapienza e non hanno preferito il timore del Signore, non hanno accettato il mio consiglio e hanno disprezzato ogni mio rimprovero; mangeranno perciò il frutto della loro condotta e si sazieranno delle loro trame. Sì, lo smarrimento degli inesperti li ucciderà e la spensieratezza degli sciocchi li farà perire; ma chi ascolta me vivrà in pace e sarà sicuro senza temere alcun male».
VANGELO Mt 5, 1-12a
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Vedendo le folle, il Signore Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
La benedizione sull’uomo e sulla donna
Tutti conosciamo anche fin troppo bene questo testo. Lo ricordiamo quasi come una favola. Ebbene la Genesi, specialmente nei suoi primi 11 capitoli, non è affatto una favola, un insieme di racconti “da catechismo”, ma una serie di “racconti” per dire le verità di sempre. Quali sono le verità di sempre raccolte in questo brano?
L’uomo, il genere umano, è, di fatto, “Signore del creato”. Signore significa colui che è invitato a conoscere tutto ciò che è stato creato. Con una conoscenza che è progressiva e che, naturalmente, non ha limiti. Già questo piccolo particolare ci indica un atteggiamento spirituale tutt’altro che irrilevante. L’uomo è chiamato a “dare il nome alle cose”, ovvero a contemplare, a scoprirne di nuove per contemplarle, poi, certo, per servirsene per la propria vita. Ma non questa realtà senza la prima. Non l’uso brutale, barbaro, di chi fa da padrone dice la verità dell’essere umano. La contemplazione, il rispetto, il servirsi per quello che è indispensabile alla vita, senza prevaricazioni, senza sfruttamento, questo è l’ideale della vita umana. A questo ideale arriva solo quella conoscenza che è piena di stupore e di rispetto. Lo stupore per Dio che crea infinite cose; il rispetto per le cose, che è parte integrante di quel rispetto per Dio che l’uomo, pure lui creatura, deve al Creatore.
Un secondo insegnamento riguarda la creazione della donna, ovvero la differenza dei sessi. Realtà delicatissima, realtà che merita un rispetto ancora più profondo di tutto il creato che l’uomo è invitato a scoprire e rispettare. Per questo la “creazione della donna” è avvolta nel sonno. Un segno, un “modo di dire”, per attestare che la donna e l’uomo hanno pari dignità e la creazione dell’uno quanto dell’altro è, comunque, un mistero. Come la loro vita è e sarà sempre un mistero. Un mistero che viene da Dio. Nessuno viene al mondo perché lo desidera, ma viene al mondo per amore di altri. Come il primo uomo, la prima donna, messi al mondo per amore di Dio, come, del resto, tutta la creazione, che è espressione dell’amore e della fantasia di Dio.
Non solo questo insegnamento è adombrato nel testo. Ve n’è uno ancora più profondo. Nell’essere “maschio”, nell’essere “femmina” non solo è presente la stessa impronta di Dio – sia l’uomo che la donna sono sua “immagine e somiglianza” – ma è solo nella loro unione, intesa anche in senso sessuale, che l’uomo scopre la sua dimensione di somiglianza a Dio. È proprio dell’unione tra uomo e donna scoprire la forza dell’amore, che è la stessa forza di Dio. È proprio dell’unione tra uomo e donna dare vita, così come l’amore di Dio è all’origine di ogni forma di vita e sostegno di essa. È nel desiderio dell’uno per l’altro che ogni uomo scopre una sua possibile vocazione: la vocazione al matrimonio, alla fedeltà dell’amore, all’essere famiglia, alla generatività. Tutto è compreso in quella benedizione originaria di Dio che, da sempre, veglia sulla vita degli uomini, sostiene il loro cammino che deve avere il sapore di un ritorno: il ritorno a quel Padre che ha dato origine ad ogni cosa.
Un terzo insegnamento: il simbolo della nudità dell’uomo e della donna. Simbolo forte, che dice non solo la loro bellezza, non solo l’importanza della sessualità, voluta e benedetta da Dio fin dal suo primo istante, ma anche la fragilità dell’uomo. Non per niente, poco dopo, nel racconto del cosiddetto “peccato originale”, uno dei compiti di Dio sarà proprio il fornire vestiti all’uomo. L’uomo, con tutta la sua bellezza, con tutta la forza della sua vita, con tutto l’amore che sa provare, con il suo essere “immagine e somiglianza di Dio”, con tutti i sui doni, rimane sempre fragile.
L’importanza di una benedizione – invito alla riflessione
C’è solo l’imbarazzo della scelta, tra questi spunti di meditazione, per riflettere sulla nostra vita. Potremmo chiederci se, anzitutto, sentiamo che la nostra vita è benedizione, per noi, per chi ci conosce, per il mondo. La Genesi lo ha affermato con assoluta certezza, ma noi ne prendiamo consapevolezza?
Un secondo spunto di meditazione per noi: se la vita è ricerca e contemplazione, sappiamo muovere i passi della nostra vita in questa direzione? Purtroppo, come ci dice molto spesso papa Francesco, la nostra vita è fruizione di beni, ricerca di piacere, mancanza di rispetto del creato e, quindi, dell’uomo. Lo si vede bene da come impostiamo la nostra relazione con le cose, con la terra, con il mondo, ma anche da come viviamo quella relazione d’amore che dovrebbe essere costitutiva della nostra persona: la relazione d’amore.
Un terzo spunto di riflessione, quello più attuale, quello più scottante per il nostro tempo. Ci sono modi diversi di “fare” e di “intendere” la famiglia. Il modo cristiano è quello di un uomo, di una donna che, uniti in un reciproco intensissimo legame di amore, generano la vita. Noi siamo chiamati a far risplendere questa verità. Noi siamo chiamati a far risplendere questo insegnamento. Senza fare crociate, senza metterci su nessun piedistallo, ma siamo chiamati a dare una testimonianza forte, chiara, secca. Nel rispetto di altri modi di vedere le cose, di altri modi di intendere l’amore. Nel dialogo costante con tutti coloro che pensano in modo diverso, eppure forti di quella che, per noi, è una verità che non può assolutamente essere omessa. Un amore fondato sul matrimonio, che è vocazione. Grande vocazione! Che è quel “lasciare il padre e la madre” non già perché non ci si trovi bene con loro, ma perché si scopre, anche attraverso il loro esempio e la loro testimonianza, una vocazione a cui aderire, un progetto di vita da realizzare, un’avventura della libertà che merita il rispetto e la forza di un legame che è eterno, che è benedizione, che è reciproca accoglienza, sostegno, soccorso, donazione. Questo è il matrimonio dei credenti. Questo è ciò per cui dovremmo tutti impegnarci. Magari anche tralasciando quei segni di matrimonio che sono solo esteriori e che non dicono la bellezza, la verità, la forza di una benedizione originaria.
Riflettiamo e, soprattutto, disponiamoci a vivere e a far vivere ad altri questa benedizione dell’amore, del matrimonio, della famiglia.
Per noi e per il nostro cammino
- La mia vita è davvero benedizione?
- La nostra vita è ricerca e contemplazione?
- Sappiamo dare testimonianza vera alla famiglia cristiana?
- Il mio modo di parlare del matrimonio, è testimonianza di questa verità?