Domenica 22 settembre

4 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Introduzione

È una domenica del tutto speciale e del tutto particolare. In questo giorno noi celebriamo, veneriamo, onoriamo il patrono San Maurizio. Un uomo che veniva da un altro continente: l’Africa. Un uomo che proveniva da un’altra fede: il paganesimo. Un uomo che era venuto in Italia solo perché parte della legione Tebea: sperava in un possibile miglioramento delle sue condizioni e in un ritorno in Africa, un giorno, felice. Un uomo che ha incontrato i cristiani ed ha deciso di farsi lui stesso cristiano. Un uomo che, pian piano, ha sostituito a quelle che erano le sue legittime speranza, con una sola speranza: quella dell’incontro con Cristo, quella della vita eterna, quella per la quale si è immolato, quella per la quale ha anche accettato il suo martirio di sangue, rendendo la massima testimonianza possibile a Cristo Risorto. Che cosa ha sostenuto San Maurizio? Che cosa ha alimentato la sua speranza?

La Parola di Dio 

LETTURA 1Re 19, 4-8
Lettura del primo libro dei Re

In quei giorni. Elia s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò. Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Àlzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

SALMO Sal 33 (34)

Il tuo pane, Signore, sostiene i poveri in cammino.

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R

EPISTOLA 1Cor 11, 23-26
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

VANGELO Gv 6, 41-51
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. I Giudei si misero a mormorare contro il Signore Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?». Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna. Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

L’Eucarestia

La prima realtà che ha alimentato la speranza di San Maurizio è stata certamente l’Eucarestia, che è il contenuto spirituale di questa domenica, il Sacramento a cui rimandano tutte e tre le scritture.

La prima, presentandoci la vita di Elia e la sua fatica nel ministero. Elia è un uomo stanco e sfiduciato, un uomo perseguitato dal potere politico, il re del suo tempo, quando vive l’esperienza di cui abbiamo sentito nella prima lettura. Eppure, quest’uomo stanco e sfiduciato sa tornare alle sorgenti, sa riprendere il cammino che lo porti ad una nuova consapevolezza della presenza di Dio. Come? Come avviene tutto questo? Con la forza di un pane misterioso che viene portato ad Elia dai corvi, un modo per dire da Dio stesso. Una focaccia cotta su pietre roventi che dice già tutto il rimando all’Eucarestia che istituirà il Signore. Elia cammina con la forza data da questo cibo e rirende coraggio. Nell’esperienza che avrà poi sul monte di Dio, troverà la forza per tornare sui propri passi e per vivere felicemente il proprio compito e il proprio ministero.

La seconda lettura, che ci ha insegnato che l’Eucarestia non è un sacramento personale. L’Eucarestia ha un risvolto personale, ha un frutto personale, ma è sempre momento comunitario. Il Sacramento non è dato al singolo perché lo possegga, ma è dato ad una comunità perché lo condivida. La forza del Sacramento viene proprio da questa condivisione unica, che moltiplica i credenti e che rende forti tutti. San Paolo ne è consapevole e si avvicina a questo sacramento animato da un rispetto unico. Desideroso di dare ad altri ciò che lui stesso da altri ha ricevuto, perché la speranza possa crescere nel cuore di tutti coloro che arriveranno a condividere quel frutto misterioso della presenza di Cristo che è il Sacramento dell’Eucarestia.

Il Vangelo che, ancora una volta, con la sua forza, con la sua efficacia, ci ha ricordato che l’Eucarestia è in ordine alla vita eterna. Essa è il pane del cammino, è la forza dello sfiduciato, è la cura per il sofferente, proprio perché non solo cerca di donare forza per le cose del tempo, ma apre ad un’altra concezione, che riguarda le cose eterne. L’Eucarestia è pegno di vita eterna perché apre il cuore all’incontro con Dio, lo rende da Lui abitato, apre alla sua presenza che “inabita” il cuore del credente. Gesù è anche molto preciso in proposito e ricorda che non c’è altra esperienza come questa, non c’è altra realtà che possa partire dalla forza che dona nel tempo per aprire il cuore alla meditazione e, soprattutto, al desiderio delle cose celesti.

Tre speranze grandi, o meglio tre modi per dire e per specificare la grande speranza che deve essere nel cuore di tutti: la speranza dell’incontro con Dio, la speranza della vita eterna.

San Maurizio e la triplice speranza

Ho detto che, nel cuore di San Maurizio, come uomo, dapprima fu una speranza che potremmo chiamare intermedia. Una speranza giusta: avere onore, guadagnare quel tanto che basta per avere una vecchiaia serena, vivere una responsabilità per altri uomini che permetta di rinforzare le amicizie. Tutte cose normali, tutte realtà che possono avere una grande parte nella vita dell’uomo.

Eppure queste speranze, in San Maurizio, hanno ceduto il posto alla grande speranza. Quella speranza che è stata inserita nel cuore di San Maurizio dalla sua fede: la speranza dell’incontro con Cristo, alla luce della quale le altre speranze parevano poca cosa o, comunque, erano in subordine. Una speranza che si è nutrita delle stesse cose di cui ci hanno parlato le scritture. Anche San Maurizio è pervenuto alla fede perché stanco di molte cose che potevano soddisfarlo immediatamente ma non lasciarlo appagato nel tempo; anche San Maurizio ha conosciuto la fede cristiana perché una comunità l’ha testimoniata, l’ha portata alla sua conoscenza, l’ha educato a credere. Anche San Maurizio è giunto alla grande speranza della vita eterna perché ha ascoltato la parola del Vangelo, la parola della predicazione del Signore ed ha creduto. Ha creduto in qualcuno di più grande che aveva dato la vita per lui; ha creduto in qualcuno di più forte che lo ha salvato dai peccati della sua vita; ha creduto nel mistero di un Dio che si cela sotto apparenze normali, perfino normale come cosa normale è il pane o il vino. Anche San Maurizio ha affrontato le fatiche della vita sorretto da quella forza misteriosa eppure reale che è il corpo e il sangue di Cristo. San Maurizio ha saputo vivere le cose normali del suo tempo perché ha saputo dare un ordine alle cose. Quell’ordine che viene dalla fede e, non solo, dall’esperienza, dal condividere la vita di tutti. San Maurizio ha accettato anche il martirio per non perdere la speranza. Cosa di meglio che offrire la propria vita a quel Dio che lo aveva salvato e incontrato? Cosa offrire di più della propria esistenza per non perdere la chiamata alla vita eterna? San Maurizio ha accettato il martirio per questo, non è venuto meno alla sua fede per queste. San Maurizio insegna che ovunque c’è una comunità che celebra l’Eucarestia, esistono uomini che sanno rimettere la propria vita nelle mani di Dio, attirando altri al medesimo ideale di vita che è quell’incontro con Cristo che, in terra, è mediato da molte cose, ma che, nell’eternità sarà vero e reale.

Le nostre speranze

Anche noi, come singoli e come comunità, abbiamo le nostre speranze. Abbiamo anche noi molte speranze che potremmo chiamare “intermedie”, ovvero quelle speranze che riguardano tutti gli uomini: la speranza di una vita tranquilla, la speranza di un possesso dei beni sufficiente a vivere bene, la speranza della salute, la speranza di vivere in un mondo di affetti giusti e ricambiati, la speranza di non soffrire… Ciascuno potrebbe fare la sua lista e dire quali sono le sue speranze, attese e aspettative.

Credo però che qui, in questa celebrazione, noi possiamo trovare anche il nostro specifico cristiano. Noi siamo qui ad alimentare la speranza alla Santa Eucarestia, che è la sorgente, la fonte di ogni speranza. Questa mattina, alla S. Messa della comunità pastorale e della comunità di questa città, ho richiamato alcune speranze possibili per la nostra vita comune.

La comunità, rinnovando gli anniversari di matrimonio, ha dato prova di credere nella famiglia, nel futuro che sono i figli. La comunità cristiana non aspetta che tutti i problemi siano risolti, vive la sua speranza. Dà prova che ci sono speranze intermedie per le quali vale la pena darsi da fare e la famiglia è tra queste la prima.

Oltre quella della famiglia quella dell’educazione, per una rinnovata capacità di accompagnare fino alla maturità i più giovani. Per questo mettiamo a disposizione quello strumento, ormai affinato, che è la comunità educante e la sapienza e la vivacità dei nostri oratori.

La speranza della pace anima poi la comunità cristiana. Vorrei che, come segno della speranza che l’anno giubilare cercherà di mettere in noi, si possa trovare un grande segno per dire che la nostra città è città di pace. Vorrei creare, nel prossimo anno, una manifestazione comune di cui la comunità cristiana si fa carico, ma chiama altri, chiama tutti, a riflettere, a condividere, se vogliamo, ciascuno a suo modo, anche a pregare per la pace. Da questa sede chiedo a tutti coloro che vogliono dare la propria collaborazione, a farsi vivi, perché ci possa essere una comune manifestazione per la pace. Questo dà speranza. Questo dà gioia, questo dà pace.

San Maurizio, uomo della speranza, parli ancora a noi, parli ai politici, parli ai cittadini e ispiri a ciascuno di noi come vivere bene il proprio impegno e la propria responsabilità per creare quelle speranze intermedie che aprono comunque la via alla grande speranza.

2024-09-20T15:55:56+02:00