Settimana della quinta domenica di Quaresima – lunedì
La spiritualità di questo giorno
Iniziamo i giorni feriali della quinta settimana di Quaresima sempre rileggendo le Scritture con l’attenzione a capire cosa ci dicono sul tema delle relazioni. Questa settimana celebreremo poi anche la festa dell’Annunciazione, giorno solenne nel quale guardare al mistero di Maria e al mistero del Verbo incarnato.
La Parola di questo giorno
GENESI 37, 2a-b; 39, 1-6b
Lettura del libro della Genesi
Questa è la discendenza di Giacobbe. Giuseppe all’età di diciassette anni pascolava il gregge con i suoi fratelli. Giuseppe era stato portato in Egitto, e Potifàr, eunuco del faraone e comandante delle guardie, un Egiziano, lo acquistò da quegli Ismaeliti che l’avevano condotto laggiù. Il Signore fu con Giuseppe: a lui tutto riusciva bene e rimase nella casa dell’Egiziano, suo padrone. Il suo padrone si accorse che il Signore era con lui e che il Signore faceva riuscire per mano sua quanto egli intraprendeva. Così Giuseppe trovò grazia agli occhi di lui e divenne suo servitore personale; anzi, quello lo nominò suo maggiordomo e gli diede in mano tutti i suoi averi. Da quando egli lo aveva fatto suo maggiordomo e incaricato di tutti i suoi averi, il Signore benedisse la casa dell’Egiziano grazie a Giuseppe e la benedizione del Signore fu su quanto aveva, sia in casa sia nella campagna. Così egli lasciò tutti i suoi averi nelle mani di Giuseppe e non si occupava più di nulla, se non del cibo che mangiava.
SALMO Sal 118 (119), 121-128
Beato chi cammina nella legge del Signore.
Ho agito secondo giudizio e giustizia;
non abbandonarmi ai miei oppressori.
Assicura il bene al tuo servo;
non mi opprimano gli orgogliosi. R
I miei occhi si consumano nell’attesa della tua salvezza
e per la promessa della tua giustizia.
Agisci con il tuo servo secondo il tuo amore
e insegnami i tuoi decreti. R
Io sono tuo servo: fammi comprendere
e conoscerò i tuoi insegnamenti.
È tempo che tu agisca, Signore:
hanno infranto la tua legge. R
Perciò amo i tuoi comandi,
più dell’oro, dell’oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero. R
PROVERBI 27, 23-27b
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, preòccupati dello stato del tuo gregge, abbi cura delle tue mandrie, perché le ricchezze non sono eterne e una corona non dura per sempre. Tolto il fieno, ricresce l’erba nuova e si raccolgono i foraggi sui monti; gli agnelli ti danno le vesti e i capretti il prezzo per comprare un campo, le capre ti danno latte abbondante per nutrire te, per nutrire la tua famiglia.
VANGELO Mc 8, 27-33
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti». Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
La Scrittura
Egli lasciò tutti i suoi beni in mano a Giuseppe…
Abbi cura delle tue mandrie…
Tu sei il Cristo…
Iniziamo un nuovo ciclo di racconti secondo la Genesi. Il protagonista è Giuseppe ed è un vero peccato che non si possa leggere questa storia per intero, perché avrebbe moltissime cose da dirci sul tema delle relazioni. La storia, in questo anno liturgico, riguarda solo il tratto della presenza di Giuseppe in Egitto. Non abbiamo letto della sua relazione in famiglia, della sua rivalità con i fratelli, del suo essere venduto come schiavo dai fratelli invidiosi. Diamo tutte queste cose per conosciute, o, al limite, possiamo andare a rileggerle personalmente. Il tema di questa Scrittura di oggi è però molto significativo, anche se non abbiamo letto l’origine della storia. Abbiamo letto che a Giuseppe tutto viene bene, perché è capace di prendersi cura di tutto, tanto che Potifar lo elegge suo amministratore, suo maggiordomo, perché sa prendersi cura di ogni cosa. È tanto bravo nel prendersi cura di tutto che il padrone non ha nemmeno bisogno di controllarlo. Egli è, d’altronde, un uomo che si è sempre preso cura degli altri. Già anche nella sua casa, egli si prendeva cura di tutti, anche se non consapevolmente. I suoi sogni, quelli che lo avevano reso tanto odiato dai fratelli, erano già una rivelazione di Dio che lo introduceva a questo ministero del prendersi cura degli altri. Poi vedremo Giuseppe prendersi cura degli altri in Egitto, nella casa di Potifar, nella prigione, nella casa del Faraone, diventando il suo primo ministro e poi ancora, nella fine della storia, dei suoi fratelli e della sua famiglia. Giuseppe, il patriarca, è colui che sa prendersi cura degli altri. Anzi, potremmo dire, si prende cura degli altri più di quanto non si prenda cura di sé stesso. Si prende cura degli altri più di quanto non faccia della sua stessa persona. Credo che sia bellissimo questo testo che ci dice una caratteristica unica di quest’uomo che mette tutto sé stesso nel prendersi cura di tutti gli altri. Anche il libro dei Proverbi invitava a prendersi cura delle proprie cose per servire gli altri. È soprattutto il padre di famiglia che si deve prendere cura di tutto, per servire la sua famiglia, per essere punto di riferimento per tutti anche attraverso l’amministrazione dei beni che devono servire perché tutti possano stare bene. Infine anche nel Vangelo vediamo Gesù che si prende cura di tutti: dei suoi discepoli, in modo del tutto speciale e, tra loro, di Pietro, che deve essere corretto nel suo errore perché il suo modo di essere, il suo modo di fare, un giorno, possano risultare di aiuto a tutta la Chiesa. Gesù si prende cura in modo speciale di Pietro non per preferenza, ma perché egli è la pietra, quella sulla quale verrà edificata la Chiesa stessa. Egli è la roccia sulla quale verrà edificato il tempio santo, l’edificio spirituale di cui noi pure siamo partecipi e discendenti. Il ministero di Pietro dirà esattamente questo. Seguendo le orme di Pietro noi possiamo capire che anche il pescatore di Galilea ha trovato il modo di prendersi cura delle anime a lui affidate in modo del tutto singolare ed unico.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Il tema del prendersi cura degli altri è molto caro a tutta quanta la tradizione cattolica. Prendersi cura degli altri è un modo per vivere le relazioni in senso pienamente cristiano. Prendersi cura degli altri è un modo per vivere bene la propria dimensione di appartenenza alla Chiesa. Prendersi cura degli altri nel nome del Signore è il modo con il quale i cristiani vivono il comandamento dell’amore del prossimo e il precetto della carità. Ciò che conta è proprio quel prendersi cura “nel nome del Signore” che fa la differenza tra il modo cristiano, di fede, religioso e quello che potremmo chiamare laico. Il laico vive il prendersi cura degli altri come attestato della sua filantropia, come attestato della sua capacità di lasciarsi interpellare dalle situazioni che ci sono attorno a noi, dalle cose che vediamo attorno a noi. Il credente non fa solo questo, non è solo solidale con gli uomini, ma vive in senso cristiano la sua appartenenza all’umanità vedendo negli altri dei fratelli, di più, dei fratelli per i quali Cristo stesso è venuto nel mondo, ha abbracciato la Croce, ha portato il peccato di tutti su di sé per redimerlo. Il cristiano, quando entra in relazione con un uomo qualsiasi, anche con il lontano, lo sconosciuto, colui che appartiene ad un altro orizzonte culturale, fa esattamente così. Si comporta come se avesse davanti Cristo stesso. Si relaziona agli altri con questa precisa ottica. Da qui nasce il desiderio di comprensione, il desiderio di servizio, il tentativo di fare tutto quello che è possibile fare perché il nome del Signore sia sempre più onorato e difeso non dalle parole, ma dai comportamenti dei cristiani.
Questa quinta settimana di Quaresima parte subito in grande stile perché chiede a ciascuno di noi di verificare se siamo in grado di vivere tutto questo. Forse, dobbiamo ammetterlo, ci risulta un poco difficile guardare all’altro, chiunque esso sia, con gli occhi di Cristo, con l’umanità di Cristo, con il desiderio di portare Cristo. Anzi, credo che molte volte siamo capaci di portare molte cose agli uomini, ma non Cristo. Spesso anche la carità che diventa pratica e fattiva non ci aiuta a donare Cristo agli altri. Doniamo cose, ma facciamo fatica a donare Cristo a chi ci è vicino… figuriamoci a chi è lontano!
Chiediamo, oggi, insieme, questo sguardo di conversione, perché impariamo a relazionarci secondo questo principio cristiano che deve muovere e sorreggere tutta la nostra esistenza.
Perché la Parola rimanga in noi
- Come vivo il mio prendermi cura degli altri?
- Guardo agli altri come se servissi Gesù Cristo?