Settimana della quinta domenica di Quaresima – martedì
Introduzione
La storia di Giuseppe, nel sunto che propone la liturgia, volge già al suo termine e oggi vediamo la scena finale, la scena madre di questa storia di relazioni interrotte e poi ritrovate.
La Parola di Dio
GENESI 45, 2-20
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. Giuseppe proruppe in un grido di pianto. Gli Egiziani lo sentirono e la cosa fu risaputa nella casa del faraone. Giuseppe disse ai fratelli: «Io sono Giuseppe! È ancora vivo mio padre?». Ma i suoi fratelli non potevano rispondergli, perché sconvolti dalla sua presenza. Allora Giuseppe disse ai fratelli: «Avvicinatevi a me!». Si avvicinarono e disse loro: «Io sono Giuseppe, il vostro fratello, quello che voi avete venduto sulla via verso l’Egitto. Ma ora non vi rattristate e non vi crucciate per avermi venduto quaggiù, perché Dio mi ha mandato qui prima di voi per conservarvi in vita. Perché già da due anni vi è la carestia nella regione e ancora per cinque anni non vi sarà né aratura né mietitura. Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nella terra e per farvi vivere per una grande liberazione. Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio. Egli mi ha stabilito padre per il faraone, signore su tutta la sua casa e governatore di tutto il territorio d’Egitto. Affrettatevi a salire da mio padre e ditegli: “Così dice il tuo figlio Giuseppe: Dio mi ha stabilito signore di tutto l’Egitto. Vieni quaggiù presso di me senza tardare. Abiterai nella terra di Gosen e starai vicino a me tu con i tuoi figli e i figli dei tuoi figli, le tue greggi e i tuoi armenti e tutti i tuoi averi. Là io provvederò al tuo sostentamento, poiché la carestia durerà ancora cinque anni, e non cadrai nell’indigenza tu, la tua famiglia e quanto possiedi”. Ed ecco, i vostri occhi lo vedono e lo vedono gli occhi di mio fratello Beniamino: è la mia bocca che vi parla! Riferite a mio padre tutta la gloria che io ho in Egitto e quanto avete visto; affrettatevi a condurre quaggiù mio padre». Allora egli si gettò al collo di suo fratello Beniamino e pianse. Anche Beniamino piangeva, stretto al suo collo. Poi baciò tutti i fratelli e pianse. Dopo, i suoi fratelli si misero a conversare con lui. Intanto nella casa del faraone si era diffusa la voce: «Sono venuti i fratelli di Giuseppe!» e questo fece piacere al faraone e ai suoi ministri. Allora il faraone disse a Giuseppe: «Di’ ai tuoi fratelli: “Fate così: caricate le cavalcature, partite e andate nella terra di Canaan. Prendete vostro padre e le vostre famiglie e venite da me: io vi darò il meglio del territorio d’Egitto e mangerete i migliori prodotti della terra”. Quanto a te, da’ loro questo comando: “Fate così: prendete con voi dalla terra d’Egitto carri per i vostri bambini e le vostre donne, caricate vostro padre e venite. Non abbiate rincrescimento per i vostri beni, perché il meglio di tutta la terra d’Egitto sarà vostro”».
SALMO Sal 118 (119), 129-136
Risplenda in noi, Signore, la luce delle tue parole.
Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. R
Apro anelante la mia bocca,
perché ho sete dei tuoi comandi.
Volgiti a me e abbi pietà,
con il giudizio che riservi a chi ama il tuo nome. R
Rendi saldi i miei passi secondo la tua promessa
e non permettere che mi domini alcun male.
Riscattami dall’oppressione dell’uomo
e osserverò i tuoi precetti. R
Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo
e insegnami i tuoi decreti.
Torrenti di lacrime scorrono dai miei occhi,
perché non si osserva la tua legge. R
PROVERBI 28, 2-6
Lettura del libro dei Proverbi
Figlio mio, quando un paese è in subbuglio sono molti i suoi capi, ma con un uomo intelligente e saggio l’ordine si mantiene. Un povero che opprime i miseri è come pioggia torrenziale che non porta pane. Quelli che trasgrediscono la legge lodano il malvagio, quelli che la osservano gli si mettono contro. I malvagi non comprendono la giustizia, ma quelli che cercano il Signore comprendono tutto. Meglio un povero dalla condotta integra che uno dai costumi perversi, anche se ricco.
VANGELO Gv 6, 63b-71
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio». Gesù riprese: «Non sono forse io che ho scelto voi, i Dodici? Eppure uno di voi è un diavolo!». Parlava di Giuda, figlio di Simone Iscariota: costui infatti stava per tradirlo, ed era uno dei Dodici.
La Parola di Dio
Io sono Giuseppe…
Quelli che cercano il Signore comprendono tutto…
Tu solo hai parole di vita eterna…
Giuseppe, anzitutto, compie un lavoro personale, un lavoro su sé stesso. Giuseppe cerca di rileggere tutta la sua storia con gli occhi di Dio. Giuseppe non aveva capito l’odio dei fratelli e aveva chiesto a Dio il perché di tanta cattiveria, senza ottenerne risposta. Giuseppe non aveva capito la fortuna che gli era capitata in Egitto che, poi, si era di nuovo trasformata in cattiva sorte. Ha avuto bisogno anche dei lunghi giorni nella prigione per imparare a capire cosa Dio chiedeva proprio a lui. Ha avuto bisogno anche dei giorni a fianco del Faraone, altri giorni di gloria, altri giorni di vita nel lusso, nel prestigio, nella gloria. Ha avuto bisogno di tutte queste cose e ora sa rileggere la sua storia alla luce di quel nuovo incontro con i fratelli e poi con il vecchio padre e, infine, con quel fratello, Beniamino, che non aveva ancora conosciuto. Una capacità bellissima di capire che Dio è dentro la storia. Uno sguardo intenso su tutto ciò che è capitato per capire nel profondo il perché delle cose. Una capacità non comune, anche, di vivere la fede. Giuseppe dà prova di tutto questo. È un uomo che si è perfettamente riconciliato con il suo passato, con la sua famiglia di origine, con tutto quello che appartiene al suo mondo. Giuseppe ha fatto una strada che altri non hanno ancora fatto. Non i fratelli che non comprendono quello che Giuseppe dice. Avranno ancora bisogno di tempo per approfondire le sue parole e per capire che tutto quello che è avvenuto anche per mezzo loro, è ciò che Dio aveva predisposto per donare a tutti protezione e salvezza. Giuseppe capisce prima dei fratelli tutto questo. Giuseppe capisce che, nella storia, nella sua storia personale ma anche nella storia del mondo, è presente Dio che agisce con la sua provvidenza, disponendo bene ogni cosa perché a suo tempo si possa capire qual è il piano di Dio e come Egli guida la storia anche passando attraverso le storie e gli atti degli uomini, anche quelli che sembrano così lontani da Lui, anche quelli che sembrano incomprensibili.
In questa rilettura del passato, Giuseppe inserisce anche una rilettura delle relazioni. Quelle relazioni che i fratelli avevano bruscamente interrotto, quelle relazioni che sono state impedite per lunghi anni, quelle relazioni che non hanno potuto emergere per gran parte della vita sono, ora, di nuovo disponibili. È Giuseppe che rimette tutto in sesto, è Giuseppe che rimette tutto nella giusta ottica. È Giuseppe che non pensa nemmeno per un minuto a vendicarsi, o a fare qualcosa contro i fratelli. Giuseppe restituisce ai fratelli il loro ruolo, ricuce con essi la relazione che loro avevano interrotto, dona ai fratelli quanto può per sostenerli. Una relazione fatta di comprensione, gratuità, desiderio di unione, attenzione all’altro. Una relazione che non ha pari. Una capacità di costruire ponti che non ha nulla a che vedere con quanto normalmente succede. La fine della storia di Giuseppe ci dice questo. Egli, uomo della provvidenza, è anche l’uomo delle relazioni vere, intense, profonde. Giuseppe insegna che non bisognerebbe mai dire “alt” ad una relazione. Ci può sempre essere una storia che muta, che cresce, che cambia. Ma, come diceva il libro dei Proverbi, solo chi cerca il Signore può comprendere tutto questo. Solo chi cerca Dio può rendersi strumento della provvidenza. Solo chi ama Dio, come diceva il Vangelo, comprende quelle parole di vita eterna che mutando l’anima, mutano l’esistenza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che la lettura di oggi sarebbe da leggere e rileggere sempre. Più che commentarla, dovremmo custodirla. Più che utilizzare parole per comprenderla, dovremmo semplicemente viverla. Credo che sia molto bello tutto questo e che ci aiuti non poco nelle nostre relazioni. Proviamo a pensare quante relazioni si chiudono anche per molto meno di quello che è successo ai fratelli e a Giuseppe. Proviamo a pensare anche a noi, quante relazioni abbiamo iniziato e poi chiuso, quante relazioni sono state un tempo il centro della nostra vita e, poi, abbiamo bruscamente cambiato. Magari non è successo niente di che, eppure ci sono relazioni che si sono spente, che non sono andate per il verso giusto, che non hanno prodotto l’effetto sperato… Credo che oggi, rileggendo queste Scritture, tutti siamo invitati a vedere e a capire quali sono queste relazioni andate male, quali sono i rapporti che si possono ricostruire, quali sono le relazioni alle quali possiamo dare un nome nuovo… Il commento più bello a queste Scritture non è quello che possiamo pensare o scrivere, ma sarebbe certamente un atto di attenzione, di gentilezza, un prendersi nuovamente cura di chi abbiamo tralasciato o di chi ha, anche volontariamente, escluso noi da qualcosa. La pace che viene dal praticare questa larghezza di vedute, la pace che viene dal praticare questa larghezza d’animo, non ha pari, non ha eguali. Ecco perché tocca a noi cristiani vivere con fede tutte queste cose, ricordando che una relazione non è mai finita. Ci potrà sempre essere un proseguimento. Se guardiamo alle relazioni con gli occhi di Dio e se chiediamo a Dio la forza per superare gli ostacoli che la storia mette tra le persone, riusciremo a dare prova di tutto questo.
Maria, che è madre di tutti coloro che fanno il primo passo, ci assista e ci aiuti a camminare decisamente su queste vie di bene, di pace, di riconciliazione.
Perchè la Parola dimori in noi
- Cosa posso fare per migliorare le relazioni andate male?
- Chi posso contattare di nuovo in questa Pasqua?