Mercoledì 23 luglio

Settimana della 6 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì – Santa Brigida

La spiritualità di questo giorno

La memoria di santa Brigida è solenne a motivo del suo essere copatrona d’Europa. Oggi vogliamo rileggere le Scritture a partire dal ricordo della sua vita. Di famiglia nobile, con il marito, brusco ma di sentimenti nobili, visse in piena conformità alla fede il sacramento del matrimonio. Soprattutto ebbe grande rilevanza per lei il pellegrinaggio a Santiago de Compostela svoltosi nel 25° del matrimonio. Rimasta vedova poco dopo, trovò grande consolazione nella consacrazione e nella vita di carità. Giunta a Roma per l’anno santo 1350, rimase nella città eterna fino alla fine della sua vita, prodigandosi nelle opere di carità e nel sostentamento dei poveri.

La Parola di questo giorno

LETTURA Gdt 8, 2-8
Lettura del libro di Giuditta

In quei giorni. Marito di Giuditta era stato Manasse, della stessa tribù e famiglia di lei; egli era morto al tempo della mietitura dell’orzo. Mentre stava sorvegliando quelli che legavano i covoni nella campagna, fu colpito da insolazione. Dovette mettersi a letto e morì a Betùlia, sua città, e lo seppellirono insieme ai suoi padri nel campo che sta tra Dotàim e Balamòn. Giuditta era rimasta nella sua casa in stato di vedovanza ed erano passati già tre anni e quattro mesi. Si era fatta preparare una tenda sul terrazzo della sua casa, si era cinta i fianchi di sacco e portava le vesti della sua vedovanza. Da quando era vedova digiunava tutti i giorni, eccetto le vigilie dei sabati e i sabati, le vigilie dei noviluni e i noviluni, le feste e i giorni di gioia per Israele. Era bella d’aspetto e molto avvenente nella persona; inoltre suo marito Manasse le aveva lasciato oro e argento, schiavi e schiave, armenti e terreni che ora continuava ad amministrare. Né alcuno poteva dire una parola maligna a suo riguardo, perché aveva grande timore di Dio.

Oppure

LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di santa Brigida, religiosa

Brigida, nata nel 1303 in Svezia da nobile famiglia, crebbe in un ambiente altamente qualificato per pietà e cultura. Secondo il costume del suo tempo, a quindici anni divenne sposa di un giovane buono e mite, che condivise le aspirazioni religiose della consorte. Dal loro matrimonio nacquero otto figli, che Brigida educò con la più solerte cura e responsabilità. Sotto la guida di sacerdoti, noti per santità di vita e solidità di dottrina, seppe organizzare sapientemente ogni sua giornata, dedicandosi alla casa, alla preghiera, allo studio della Sacra Scrittura e della letteratura religiosa, all’esercizio della carità soprattutto verso gli infermi. Il pellegrinaggio al santuario di San Giacomo di Compostella, compiuto in occasione del XXV anniversario del matrimonio, segnò un più profondo impegno nel cammino ascetico. Poco tempo dopo, rimasta vedova, rinunciò al mondo per dedicarsi interamente a servire il Signore, caratterizzando la sua vita con la penitenza e la meditazione della Passione del Signore e dei dolori di Maria Santissima. Si moltiplicarono, allora, in lei i fenomeni spirituali, che la resero celebre con il titolo di «mistica del Nord». «Umile alfiere con lettere di un grande Signore» (come ella amava definirsi), dotata di grande energia e di senso pratico, entrò nel vivo dei problemi politici del suo tempo, adoperandosi per la riforma della Chiesa e istituendo un nuovo Ordine religioso, consacrato al Santissimo Salvatore. In occasione dell’anno santo 1350, con i suoi consiglieri teologi venne a Roma per acquistare l’indulgenza del Giubileo, per ricevere l’approvazione del suo Ordine religioso e per sollecitare il ritorno del Papa a Roma da Avignone. Durante il soggiorno romano, che durò fino alla morte, intervenne con autorevolezza nelle cose pubbliche, mise in iscritto le sue esperienze mistiche e visitò, pellegrina infaticabile, i più famosi santuari d’Italia. Fu per tutti esempio di grandi virtù, sopportando per amore di Cristo sofferenze e umiliazioni. Coronò la sua attività apostolica e profetica con un pellegrinaggio in Terra Santa, che le permise di ricalcare le orme del Salvatore e di sperimentare eccezionali doni interiori. Morì a Roma, circondata dai suoi discepoli e assistita dalla figlia santa Caterina di Svezia, la mattina del 23 luglio 1373. Diciotto anni dopo il papa Bonifacio IX la iscrisse nel canone dei santi. Donna di contemplazione e di azione, e maestra di unità, nel 1999 santa Brigida è stata proclamata compatrona d’Europa da papa Giovanni Paolo II.

SALMO Sal 10 (11)

I giusti contemplano il tuo volto, Signore.

Il Signore sta nel suo tempio santo,
il Signore ha il trono nei cieli.
I suoi occhi osservano attenti,
le sue pupille scrutano l’uomo. R

Il Signore scruta giusti e malvagi,
egli odia chi ama la violenza.
Giusto è il Signore, ama le cose giuste;
gli uomini retti contempleranno il suo volto. R

EPISTOLA 1Tm 5, 3-10
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, onora le vedove, quelle che sono veramente vedove; ma se una vedova ha figli o nipoti, essi imparino prima ad adempiere i loro doveri verso quelli della propria famiglia e a contraccambiare i loro genitori: questa infatti è cosa gradita a Dio. Colei che è veramente vedova ed è rimasta sola, ha messo la speranza in Dio e si consacra all’orazione e alla preghiera giorno e notte; al contrario, quella che si abbandona ai piaceri, anche se vive, è già morta. Raccomanda queste cose, perché siano irreprensibili. Se poi qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele. Una vedova sia iscritta nel catalogo delle vedove quando abbia non meno di sessant’anni, sia moglie di un solo uomo, sia conosciuta per le sue opere buone: abbia cioè allevato figli, praticato l’ospitalità, lavato i piedi ai santi, sia venuta in soccorso agli afflitti, abbia esercitato ogni opera di bene.

VANGELO Mt 5, 13-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Una vita conforme a Dio

Ci aiuta fortemente la provocazione del libro di Giuditta. Abbiamo sentito proprio nella prima lettura del comportamento di questa altra donna forte, rimasta vedova anzitempo, donna che ha saputo vivere la sua vedovanza in conformità con la sua fede. Abbiamo sentito la bellissima descrizione di questa donna molto morigerata, sobria nel suo stile di vita, attenta a vivere i giorni con qualche accento di penitenza, tranne che nei giorni delle grandi feste di Israele. Potremmo dire davvero una donna forte, una donna che ha saputo spendersi per il bene degli altri, una donna attenta alle vicende del suo popolo. Donna che seppe sconfiggere Oloferne, uomo che si era invaghito di lei e della sua bellezza, essendo però acerrimo nemico di Israele. Era, infatti, un generale di Nabucodonosor, re dei Babilonesi, popolo da sempre nemico di Israele. Di lei colpisce proprio la sua fortezza. Ella si comporta come un uomo forte, sempre attento a non venire meno ai propri giuramenti e, soprattutto, alla propria fede. Così era la descrizione bellissima che abbiamo letto dal libro che porta il suo nome. Una donna che viene indicata come esempio: esempio di fortezza e di fede, una donna che sa come comportarsi e come vivere anche se rimasta vedova giovanissima. Una donna “tutta d’un pezzo”, diremmo noi.

Così come San Paolo esaltava l’ordine delle vedove, ovvero una istituzione della Chiesa antica che perdura però anche oggi e che riunisce insieme le vedove che vogliono vivere il loro stato come consacrazione a Dio e come umile servizio alla Chiesa. Paolo esorta ad accogliere nell’ordine delle vedove proprio coloro che, forti della loro fede, non inseguono più richiami mondani ma desiderano essere a servizio di Dio.

In questo modo, come ci diceva il Vangelo, si realizza quel detto di Gesù per cui si diventa come lucerne poste in un luogo eminente, che rischiarano tutto e tutti, si diventa uomini e donne capaci di dare sapore alla propria vita. E non solo alla propria ma anche a quella degli altri. I grandi esempi, infatti, riescono a dare senso anche alla vita di chi sta intorno.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa diciamo di esempi come questo?
  • Cosa comunicano alla nostra esperienza di credenti?

Il tema proposto dalle letture è di grande provocazione per noi. Noi siamo distanti anni luce da questo modo di vivere, di pensare, di intendere la vita. Per noi e per il nostro mondo, vale sempre la pena di “rifarsi una vita”, così, quando si rimane da soli, non certo solo per la vedovanza ma anche per molte altre ragioni della vita, si avverte quasi il “diritto” a rifarsi un’esistenza. Un richiamo fortissimo per noi tutti, che pensiamo di vivere i nostri giorni cercando di trarre il massimo profitto possibile da ogni cosa e da ogni esperienza. Così oggi nessuno pensa più a fare del proprio stato di vita un atto di consacrazione a Dio, tanto meno a fare della propria solitudine uno stato utile per dedicarsi agli altri. Per non dire poi che cammini come quello di Santiago vanno di moda per mille altre ragioni, ma non certo a motivo della fede, o, per dirla tutta, la partecipazione ad un Giubileo serve più ad essere esibita che a essere vissuta come atto di fede. Oggi, però, non possiamo certamente limitarci a registrare questo modo di vivere. Non possiamo certo fermarci a dire che una volta non era così. Non possiamo solo celebrare i grandi nomi del passato dicendo che ai loro tempi era diverso. Credo proprio che storie come quella di Giuditta ed esempi come quello di Brigida, dovrebbero spingere tutti e ciascuno a dire: anch’io voglio vivere così. Anche io voglio vivere una vita di coerenza rispetto alla fede. Anche io voglio vivere una vita in cui brillano i valori del Vangelo. Anche io voglio vivere una vita che sa dedicarsi al bene, una vita nella quale le cose che capitano non vengono percepite come accidenti inevitabili o come forze del destino avverso, ma come occasioni e per mettersi, comunque, a disposizione di Dio nelle cose che riguardano il regno. Credo che questa sarebbe davvero la cosa più bella che potrebbe capitarci.

Così, dal momento che Santa Brigida è anche la patrona d’Europa, credo che a lei dovremmo chiedere un aiuto, una protezione, per riscoprire quelle radici cristiane di cui tanto si parla ma che, poi, rimangono come una realtà eterea. La fede e soprattutto i valori della fede non sono realtà astratte, ma si danno sempre nel concreto dell’esempio di qualcuno che li ha incarnati. Oggi, più che di discussioni o studi, abbiamo bisogno di persone che sanno vivere in conformità alla propria fede. Credo che la grazia da chiedere a Santa Brigida sia proprio questa: il dono di una vita che diventa coerenza, il dono di un’esistenza nella quale brilla il desiderio di piacere a Dio, il dono di una vita che sa diventare espressione della propria fede. Per fare questo occorre molta preghiera e molta carità, come la vita di Brigida attesta. Impegniamoci, allora, in questa direzione. Scopriremo che essere coerenti al Vangelo illumina i nostri giorni e rende certi i nostri passi.

Così sia!

2025-07-18T20:49:14+02:00