Sabato 23 agosto

Settimana della 10 domenica dopo Pentecoste – Sabato 

La spiritualità di questo giorno

Oggi la Chiesa ci fa ricordare Santa Rosa da Lima che è la prima santa del continente latinoamericano. Una donna da conoscere e da invocare, perché la sua santità sia anche per noi richiamo e luce. Il tema di questo sabato non è di facile o di immediata comprensione, ma è molto bello. Potremmo dire così: nessuno si salva attraverso la propria buona volontà o attraverso i propri sforzi, ma attraverso la misericordia di Dio.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 4, 1-8
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse: «Ora, Israele, ascolta le leggi e le norme che io vi insegno, affinché le mettiate in pratica, perché viviate ed entriate in possesso della terra che il Signore, Dio dei vostri padri, sta per darvi. Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore, vostro Dio, che io vi prescrivo. I vostri occhi videro ciò che il Signore fece a Baal-Peor: come il Signore, tuo Dio, abbia sterminato in mezzo a te quanti avevano seguito Baal-Peor; ma voi che vi manteneste fedeli al Signore, vostro Dio, siete oggi tutti in vita. Vedete, io vi ho insegnato leggi e norme come il Signore, mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nella terra in cui state per entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque, e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: “Questa grande nazione è il solo popolo saggio e intelligente”. Infatti quale grande nazione ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi ogni volta che lo invochiamo? E quale grande nazione ha leggi e norme giuste come è tutta questa legislazione che io oggi vi do?».

SALMO Sal 98 (99)

Il Signore regna nella sua santa città.

Il Signore regna: tremino i popoli.
Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli. R

Lodino il tuo nome grande e terribile.
Egli è santo!
Forza del re è amare il diritto.
Tu hai stabilito ciò che è retto;
diritto e giustizia hai operato in Giacobbe. R

Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R

EPISTOLA Rm 7, 7-13
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, che diremo dunque? Che la Legge è peccato? No, certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non mediante la Legge. Infatti non avrei conosciuto la concupiscenza, se la Legge non avesse detto: «Non desiderare». Ma, presa l’occasione, il peccato scatenò in me, mediante il comandamento, ogni sorta di desideri. Senza la Legge infatti il peccato è morto. E un tempo io vivevo senza la Legge ma, sopraggiunto il precetto, il peccato ha ripreso vita e io sono morto. Il comandamento, che doveva servire per la vita, è divenuto per me motivo di morte. Il peccato infatti, presa l’occasione, mediante il comandamento mi ha sedotto e per mezzo di esso mi ha dato la morte. Così la Legge è santa, e santo, giusto e buono è il comandamento. Ciò che è bene allora è diventato morte per me? No davvero! Ma il peccato, per rivelarsi peccato, mi ha dato la morte servendosi di ciò che è bene, perché il peccato risultasse oltre misura peccaminoso per mezzo del comandamento.

VANGELO Gv 3, 16-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodemo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

Deuteronomio

Partiamo dalla prima lettura, il Deuteronomio. Come abbiamo sentito è tutto un brano che propone una esaltazione della legge di Dio data solo al popolo di Israele. Il riferimento è a tutta l’opera di Mosè, quindi, in sostanza, alla legge base di tutto il popolo di Israele. Israele viene considerato un popolo benedetto perché conosce ciò che Dio rivela. Tutti, nel popolo di Israele, conoscono ciò che Dio chiede a tutti gli uomini. Per questo la sua storia e la sua esperienza sono unici. Dio vuole che, attraverso il popolo di Israele, si arrivi a conoscere la volontà di salvezza data da Dio. Certo l’intento della Scrittura è buono, ma possiamo facilmente capire perché la legge è diventata motivo di orgoglio e di chiusura di Israele in sé stesso.

Vangelo

Gesù sa bene questo e, come vediamo, dedica molto tempo, nel corso della sua predicazione, a discutere con chi ritiene che la legge sia l’orgoglio di Israele. Gesù rivela così pian piano che non ci si salva perché si appartiene ad un popolo e nemmeno perché si segue pedissequamente una legge. Ci si salva solo credendo alla misericordia di Dio che c’è per tutti e viene data a ciascuno. Basta chiederla a Dio, ricco di misericordia. La misericordia di Dio si manifesta in relazione alla vita eterna. La vita beata in Dio era anche l’intento della legge di Mosè, ma quando si perde il punto di riferimento focale, quando si perde la centralità del mistero di Dio, ecco che la legge non può più avvicinare alla vita eterna, ma diventa un puro sforzo dell’uomo. Insomma, si rischia di allontanarsi da quella misericordia di Dio che, invece, proprio la legge doveva fare trovare. Ecco perché Gesù è il superamento di ogni legge. La salvezza viene solo da Dio attraverso di Lui, vera e definitiva rivelazione, compimento del comunicarsi del mistero di Dio.

Romani

Come sempre è San Paolo che ci dà una visione molto intuitiva della situazione. Paolo ha vissuto l’ebraismo in forma molto stretta. È uno di quelli che ha creduto, per lungo tempo, di essere un fortunato, un prescelto proprio perché appartenente ad Israele. Ha compreso che la legge di Mosè, con il suo buon intento, non porta altro che alla conoscenza del peccato. Da sola non basta per salvare. Così Paolo comprende la “necessità” della rivelazione di Cristo. Se la legge porta, al massimo, a conoscere il peccato, c’è bisogno di Cristo per conoscere la sua rivelazione di misericordia per affidarsi a Lui totalmente. Ecco come Paolo ci spiega il superamento della prima alleanza e la necessità di fondare la nuova alleanza in Cristo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa imparare da questa lectio biblica?
  • Come onorare la centralità di Cristo?

In effetti credo che nessuno metta in discussione la centralità di Cristo nel nostro percorso di fede. Però mi pare anche che, poi, nel comportamento pratico della nostra fede, tutti pensiamo alle opere che compiamo. C’è un po’, in tutti noi, il tentativo di dire che siamo bravi, che siamo capaci di vivere la nostra fede con impegno, che abbiamo qualche opera buona che sosteniamo e alla quale ci affidiamo… Certamente sono anche cose vere, eppure tutti dovremmo sapere che la nostra salvezza eterna non dipende dalle nostre opere, ma dalla grazia di Dio. Chiediamo questa grazia al Padre e chiediamola anche attraverso l’intercessione di Santa Rosa da Lima. Lei che ha creduto alla rivelazione del Padre in Cristo, lei che ha creduto alla centralità della salvezza che viene da Cristo, ci aiuti a non mettere le nostre opere al centro della nostra fede, ma la misericordia che in Cristo ci viene donata.

2025-08-16T14:25:16+02:00