Domenica che precede il martirio di San Giovanni il Precursore
Introduzione
- E se davvero avessimo sbagliato tutto in quanto ad educazione dei giovani alla fede?
Trovo infatti che una delle angosce più condivise da parte di anziani ma anche di adulti, sia proprio quella che riguarda il fatto che i giovani sono sempre più lontani dalla fede. Certo ne abbiamo ancora in oratorio e immersi in cammini di fede, ma tutti dobbiamo constatare che la maggior parte degli adulti e dei giovani è lontano da una pratica della fede che è ciò che sta più a cuore alla chiesa ma anche ai singoli.
La Parola di Dio
LETTURA 2Mac 6, 1-2. 18-28
Lettura del secondo libro dei Maccabei
In quei giorni. Il re inviò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalle leggi dei padri e a non governarsi più secondo le leggi di Dio, e inoltre per profanare il tempio di Gerusalemme e dedicare questo a Giove Olimpio e quello sul Garizìm a Giove Ospitale, come si confaceva agli abitanti del luogo. Un tale Eleàzaro, uno degli scribi più stimati, uomo già avanti negli anni e molto dignitoso nell’aspetto della persona, veniva costretto ad aprire la bocca e a ingoiare carne suina. Ma egli, preferendo una morte gloriosa a una vita ignominiosa, s’incamminò volontariamente al supplizio, sputando il boccone e comportandosi come conviene a coloro che sono pronti ad allontanarsi da quanto non è lecito gustare per attaccamento alla vita. Quelli che erano incaricati dell’illecito banchetto sacrificale, in nome della familiarità di antica data che avevano con quest’uomo, lo tirarono in disparte e lo pregarono di prendere la carne di cui era lecito cibarsi, preparata da lui stesso, e fingere di mangiare le carni sacrificate imposte dal re, perché, agendo a questo modo, sarebbe sfuggito alla morte e avrebbe trovato umanità in nome dell’antica amicizia che aveva con loro. Ma egli, facendo un nobile ragionamento, degno della sua età e del prestigio della vecchiaia, della raggiunta veneranda canizie e della condotta irreprensibile tenuta fin da fanciullo, ma specialmente delle sante leggi stabilite da Dio, rispose subito dicendo che lo mandassero pure alla morte. «Poiché – egli diceva – non è affatto degno della nostra età fingere, con il pericolo che molti giovani, pensando che a novant’anni Eleàzaro sia passato alle usanze straniere, a loro volta, per colpa della mia finzione, per appena un po’ più di vita si perdano per causa mia e io procuri così disonore e macchia alla mia vecchiaia. Infatti, anche se ora mi sottraessi al castigo degli uomini, non potrei sfuggire, né da vivo né da morto, alle mani dell’Onnipotente. Perciò, abbandonando ora da forte questa vita, mi mostrerò degno della mia età e lascerò ai giovani un nobile esempio, perché sappiano affrontare la morte prontamente e nobilmente per le sante e venerande leggi». Dette queste parole, si avviò prontamente al supplizio.
SALMO Sal 140 (141)
Nella tua legge, Signore, è tutta la mia gioia.
Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;
porgi l’orecchio alla mia voce quando t’invoco.
La mia preghiera stia davanti a te come incenso,
le mie mani alzate come sacrificio della sera. R
Poni, Signore, una guardia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra.
Non piegare il mio cuore al male,
a compiere azioni criminose con i malfattori:
che io non gusti i loro cibi deliziosi. R
A te, Signore Dio, sono rivolti i miei occhi;
in te mi rifugio, non lasciarmi indifeso.
Proteggimi dal laccio che mi tendono,
dalle trappole dei malfattori. R
EPISTOLA 2Cor 4, 17 – 5, 10
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione ci procura una quantità smisurata ed eterna di gloria: noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili, perché le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili invece sono eterne.
Sappiamo infatti che, quando sarà distrutta la nostra dimora terrena, che è come una tenda, riceveremo da Dio un’abitazione, una dimora non costruita da mani d’uomo, eterna, nei cieli. Perciò, in questa condizione, noi gemiamo e desideriamo rivestirci della nostra abitazione celeste purché siamo trovati vestiti, non nudi. In realtà quanti siamo in questa tenda sospiriamo come sotto un peso, perché non vogliamo essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale venga assorbito dalla vita. E chi ci ha fatti proprio per questo è Dio, che ci ha dato la caparra dello Spirito. Dunque, sempre pieni di fiducia e sapendo che siamo in esilio lontano dal Signore finché abitiamo nel corpo – camminiamo infatti nella fede e non nella visione –, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi. Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.
VANGELO Mt 18, 1-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. I discepoli si avvicinarono al Signore Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me. Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all’uomo a causa del quale viene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco. Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».
Maccabei
Ci aiuta, come al solito in questa domenica che precede il martirio, l’esempio narrato nel libro dei Maccabei e, in quest’anno liturgico, l’esempio legato a Eleazaro. Ricostruiamo la vicenda storica. Israele è stato invaso dai greci che stanno ellenizzando tutto, culto compreso. È un dramma, anche perché, come sempre nel mondo antico ma in tanti casi anche oggi, la non conversione significa la morte. Il testo è profondissimo anche solo dal punto di vista narrativo. Si diceva che “il re mandò un vecchio ateniese per costringere i Giudei ad allontanarsi dalla legge dei padri e a non governarsi più secondo le leggi di Dio”: una espressione sintetica ma quanto mai efficace: c’è una legge di Dio che tutti i credenti sono chiamati a vivere, a osservare, a conoscere, ma, da sempre, c’è chi si oppone ad essa e insegna il contrario, insegna a trascurare la legge di Dio.
Ecco che Eleazaro, scriba tra i più stimati diceva il testo, rifiuta di mangiare carne suina per non disobbedire alla legge di Dio; ed ecco il suo supplizio: prima la tortura che consiste nel dover ingoiare a forza cibo non consentito e, poi, la morte. Tutto, nel testo, ci descrive il lento preparativo per il supplizio ma, se guardate bene, il testo ci dice che quest’uomo si sta preparando alla Vita, alla Vita con Dio, alla Vita in Dio e per questo preferisce “una morte gloriosa ad un vita ignominiosa”. Egli sostiene questo comportamento perché non vuole ingannare i giovani, definendo un “pericolo” il fatto che essi possano pensare che un uomo del suo calibro e della sua età sia passato empiamente alle ragioni degli stranieri. Eleazaro fa questo non per forza interiore, che comunque ha, non per dare un esempio soltanto, ma per una sua concezione di vita del tutto derivata dalla fede. Egli ama la sua vita, è riconoscente a Dio per giorni così lunghi e così onestamente vissuti, ma sa che la vita è fatta per Dio e resistere alle oppressioni dello straniero significa lasciare anche questa vita per incamminarsi verso la Vita in Dio. Eleazaro sa bene che la Vita da considerare è quella eterna: è proprio per questo che egli sceglie il supplizio, perché sa bene a cosa è indirizzata la sua vita. Nel contempo, anche, sceglie di non ingannare i giovani e cioè vuole insegnare loro che la vita non è solo quella che si trascorre nel tempo, da salvare a qualsiasi costo. Lo scopo della vita è entrare nel mistero di Dio e, per questo, occorre osservare i costumi dei padri e le leggi di Dio, costi quel che costi. Infine la bellissima professione di fede in Dio: “non potrei sfuggire né da vivo né da morto a Dio”, frase con la quale Eleazaro testimonia che, davvero, non c’è mai un momento della vita dell’uomo che si trascorre senza che la presenza di Dio ci accompagni. Il comportamento di Eleazaro è sostenuto da questa consapevolezza: tutto è nelle mani di Dio e tutto avviene sempre alla sua presenza. Per questo si può avere la forza di sostenere anche le ore più scure e gli eventi più tragici. Se tutto è davvero nelle sue mani e nulla è fuori dalla sua volontà, si può chiedere a Dio la forza per andare avanti senza tergiversare. Eleazaro ci dona un esempio di fortezza nella fede, un esempio unico, di rara bellezza e di grandissima umanità. Commuove anche la sua attenzione da vecchio ai giovani, nel vivo interesse che ci sia spazio per la fede nei loro cuori incerti. Cuori che devono essere educati e non ingannati.
Vangelo
La stessa preoccupazione è mostrata da Gesù che chiede a tutti di non scandalizzare nessuno dei più piccoli. Il punto è cosa sia lo “scandalo” secondo il Vangelo. Mentre noi diamo, in sostanza, un’accezione morale al tema dello scandalo, il vangelo usa questo termine in accezione di fede. Scandalo è il comportamento di chi distrugge la fede. Scandalo è il comportamento di chi si allontana da Dio e insegna a fare altrettanto. Ecco perché Gesù è così duro sul tema dello scandalo: spegnere la fede nel cuore di qualcuno è cosa gravissima, è realtà per la quale la stessa morte sarebbe cosa preferibile. Gesù non usa mezzi termini dicendo che “gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare”. Una frase che colpisce moltissimo, proprio per questa durezza. Perché Gesù dice uan frase del genere? Appunto per tutelare la fede dei piccoli. Dove, per piccoli, si intende tutte le persone fragili, non solo i giovani che camminano in un tempo di fede malferma, ma è un termine generico per indicare chiunque vive la fede ma non ha, per carattere, grande forza, grande fondatezza e stabilità. Dunque il vero principio educativo di ogni credente dovrebbe essere quello di non dare scandalo, di non rovinare la fede di nessuno, di permettere anzi ai più piccoli di sentire la vicinanza di altri uomini e donne dello Spirito che sanno dare fondamento alla propria fede e sanno anche sostenere quella degli altri.
Corinzi
San Paolo rifletteva maggiormente sul tema della vita eterna come vero punto di arrivo della vita di ogni uomo. Lo diceva con una immagine ben congeniale al suo lavoro. Egli è fabbricatore di tende e paragona la vita proprio come ad una tenda. La tenda è la dimora temporanea che si pianta quando serve e che si arrotola quando non serva. Così la vita: essa è piantata in questo tempo e, attraverso contini mutamenti, che sono quelli delle età o delle necessità che la vita dell’uomo fa vivere, è indirizzata verso la vita eterna, che non è più una tenda, ma una stabile dimora. Così San Paolo attende di avere in dono quella vita in Dio che è la vita vera, come la definisce, la vita perenne, la vita che illumina questo tempo, questa esistenza, questo nostro modo di vivere e indirizza le scelte dell’oggi verso quelle definitive ed ultime dell’eternità. San Paolo presenta questa novità come la vera novità cristiana. La vita degli uomini è destinata a finire. Solo il cristianesimo osa ricordare a tutti che la vita passa attraverso questo passaggio per prepararsi alla vita senza fine, alla vita in Dio. E’ il mistero della risurrezione di Cristo che illumina la “risurrezione della carne”, evento nel quale tutti noi saremo presenti con il nostro corpo nel mistero di Dio. Eleazaro, di cui ci ha parlato la prima lettura, è un uomo del vecchio testamento, non conosce la verità della risurrezione operata da Dio, ma si avvicina moltissimo, con il suo modo di ragionare e di intendere la fede, a questa visione della vita e delle cose.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Abbiamo forse sbagliato noi ad educare i giovani?
Torno alla domanda inziale che deve stare a cuore a tutti. Credo che, di fronte ad una parola di Dio come questa, dovremmo dire di sì.
Abbiamo insegnato e continuiamo ad insegnare che vale la pena darsi da fare per la propria carriera, per il proprio futuro, sacrificando più o meno tutto allo studio, alle esperienze, ai viaggi e alla permanenze all’estero… così abbiamo allevato una generazione di ragazzi che si specializzano sempre più e che vanno a vivere dove li porta la loro futura professione o, ora, il loro studio. Lasciando però che questa condizione, che di per sé non è negativa, coincida con l’abbandono della chiesa e, spesso, anche della fede. Noi abbiamo sostenuto questo e abbiamo insegnato questo. Forse abbiamo messo proprio noi nel cuore dei giovani il principio che ha insegnato loro che conta solo questo, conta quanto uno riesce nella vita, quanto uno brilla nella vita.
Forse siamo ancora stati noi quelli che hanno insegnato o permesso che nessuno parli più delle “leggi di Dio”. credo che tutti, rileggendo la prima lettura, ci siamo sentiti lontanissimi da questo linguaggio che, in effetti, non ci appartiene più. Chi, di fronte a comportamenti immorali, ha ricordato la legge di Dio? non è forse vero che ci rassegniamo alla banale constatazione che, tanto, “fanno tutti così”. Non è forse vero che siamo stati proprio noi quelli che non hanno dato importanza alla legge dei padri e alla legge di Dio e abbiamo permesso di giustificare qualsiasi cosa? Non è forse vero che, di fronte alle scelte dei giovani che provocano ogni famiglia, preferiamo stare zitti per non suscitare altre discussioni? Avendo perso completamente il discernimento tra ciò che può essere prudenza e ciò che diventa, invece, allontanamento dalla verità.
Credo che anche quest’anno l’esempio dei Maccabei in primis e, poi, le altre letture, ci stiano dicendo che occorre un recupero di forza, un recupero di credibilità, un recupero anche di dialogo. Serio, stringente, significativo, che sappia anche sopportare qualche provocazione e qualche scelta che non condividiamo ma, pure, volto a far emergere la verità delle cose.
Questo sarà possibile solo se ricorderemo noi per primi e insegneremo che la vita non è tutta qui, non è circoscrivibile nei giorni che vengono donati all’uomo, pochi o tanti che siano. Credo che sia del tutto fondamentale rimetterci alla scuola di questa parola che ci aiuta a capire che senza visione della vita eterna, senza proiezione sulla vita eterna, davvero tutto si appiattisce e ci fa perdere la verità sulla nostra condizione di uomini creati da Dio nel tempo con il gusto dell’eternità.
In questa settimana, che, liturgicamente, ci farà rileggere proprio l’esempio dei Maccabei, cerchiamo di riflettere davvero su come la fede illumina i nostri comportamenti o su come abbiamo scisso la fede dalla vita quotidiana. Il Signore ci doni la pace nel cuore per crescere a questa scuola e per educare i giovani secondo questo modo di vedere le cose che viene dalla fede e da Dio.