Settimana della 2 domenica di Avvento – giovedì
La spiritualità di questa settimana
Questa settimana è dedicata a riflettere sul tema dell’identità del cristiano che è chiamato ad essere sobrio e a convertirsi.
La Parola di questo giorno
EZECHIELE 6, 1. 11-14
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Così dice il Signore Dio: Batti le mani, pesta i piedi e di’: “Ohimè, per tutti i loro orribili abomini il popolo d’Israele perirà di spada, di fame e di peste! Chi è lontano morirà di peste, chi è vicino cadrà di spada, chi è assediato morirà di fame: sfogherò su di loro il mio sdegno”. Saprete allora che io sono il Signore, quando i loro cadaveri giaceranno fra i loro idoli, intorno ai loro altari, su ogni colle elevato, su ogni cima di monte, sotto ogni albero verde e ogni quercia frondosa, dovunque hanno bruciato profumi soavi ai loro idoli. Stenderò la mano su di loro e renderò la terra desolata e brulla, dal deserto fino a Ribla, dovunque dimorino; sapranno allora che io sono il Signore».
SALMO Sal 26 (27)
Non respingermi, Signore, e mostrami il tuo volto.
Ascolta, Signore, la mia voce.
Io grido: abbi pietà di me, rispondimi!
Il mio cuore ripete il tuo invito:
«Cercate il mio volto!».
Il tuo volto, Signore, io cerco. R
Non nascondermi il tuo volto,
non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,
non abbandonarmi, Dio della mia salvezza. R
Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore. R
PROFETI Ag 2, 1-9
Lettura del profeta Aggeo
Il ventuno del settimo mese, per mezzo del profeta Aggeo fu rivolta questa parola del Signore: «Su, parla a Zorobabele, figlio di Sealtièl, governatore della Giudea, a Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote, e a tutto il resto del popolo, e chiedi: Chi rimane ancora tra voi che abbia visto questa casa nel suo primitivo splendore? Ma ora in quali condizioni voi la vedete? In confronto a quella, non è forse ridotta a un nulla ai vostri occhi? Ora, coraggio, Zorobabele – oracolo del Signore –, coraggio, Giosuè, figlio di Iosadàk, sommo sacerdote; coraggio, popolo tutto del paese – oracolo del Signore – e al lavoro, perché io sono con voi – oracolo del Signore degli eserciti –, secondo la parola dell’alleanza che ho stipulato con voi quando siete usciti dall’Egitto; il mio spirito sarà con voi, non temete. Dice infatti il Signore degli eserciti: Ancora un po’ di tempo e io scuoterò il cielo e la terra, il mare e la terraferma. Scuoterò tutte le genti e affluiranno le ricchezze di tutte le genti e io riempirò questa casa della mia gloria, dice il Signore degli eserciti. L’argento è mio e mio è l’oro, oracolo del Signore degli eserciti. La gloria futura di questa casa sarà più grande di quella di una volta, dice il Signore degli eserciti; in questo luogo porrò la pace». Oracolo del Signore degli eserciti.
VANGELO Mt 12, 33-37
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei: «Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».
Ezechiele
Ancora una profezia terribile, perché si parlava di persone che muoiono di spada, o di peste, o di fame. Tutte morti terribili. Verso chi il profeta pronuncia queste parole? Perché le pronuncia? Il contesto della lettura è molto chiaro. Il profeta parla a coloro che si ingannano perché ritengono di avere molta fede e, invece, non ne hanno. Ezechiele, con forza, diceva che l’aver fede deve trasformarsi nel desiderio di ascoltare la Parola del Signore. Quando uno perverte il suo compito, quando uno si rivolge maggiormente agli idoli, piuttosto che a Lui, allora non potrà esserci spazio altro che per questo. Chi segue gli idoli scoprirà tutta l’inconsistenza del suo progetto di vita e non potrà fare altro che cadere nella disperazione, quella disperazione che è anche l’assenza di ogni bene che viene da Dio, esattamente per questo, perché manca Dio! Il profeta richiama tutti a riscoprire il senso della presenza di Dio nella propria esistenza. Senza questa presenza amica, la vita dell’uomo non potrà che finire male, non perché manchino le cose da fare, ma perché manca un criterio di senso. Credere in Dio significa imprimere senso alla propria vita e alle proprie azioni.
Aggeo
La profezia di Aggeo è data per coloro che sono tornati dall’esilio e che stanno vedendo le rovine di Gerusalemme e, soprattutto, del tempio. Aggeo rimanda, con la memoria dei racconti, al primitivo splendore di quegli edifici e, più in generale, di tutta la città. Il profeta dice anche che quello splendore non era solo esteriore, non era solo degli edifici, ma delle persone. Quando c’era la fede, si viveva meglio! Quando c’era più fede, le cose riuscivano meglio! Quando c’è Dio tutto giunge al suo compimento. Ecco allora la proposta del profeta: entrare in un’ottica di conversione continua per restaurare la propria vita e, così facendo, restaurare anche la città e il tempio. Parole molto provocatorie per ogni tempo. Il profeta ricorda che solo dove c’è Dio, solo dove c’è la fede i progetti degli uomini possono riuscire. Senza il fondamento di Dio, tutto rischia di essere solo un’opera destinata alla distruzione.
Vangelo
La predicazione di Gesù fa eco a queste due predicazioni. Anzitutto, in positivo, c’è l’invito a trarre dal buon tesoro della fede tutte quelle cose buone che servono per rendere positiva la vita. Dal tesoro della fede si deve estrarre tutto ciò che serve per andare avanti secondo quanto Dio predispone per ciascuno. Perdere il tesoro della fede significa perdere la radice della propria esistenza ed anche la forza delle proprie azioni. Come diceva il profeta Ezechiele, quando non si attinge dal tesoro della fede, si vaga lontano da Dio. Questo vagare non produce mai nulla di buono, ma porta l’uomo a pensare alla propria vita in senso egoistico, limitato nel tempo, e limitato nelle azioni stesse. Solo l’uomo di fede, poiché si inserisce direttamente nell’amore di Dio, dilata tutti i confini del proprio cuore e arriva a quella santità di vita che lo fa essere simile ad un seme buono che produce un albero buono e un frutto buono. Chi vive così è anche capace di controllare le parole che dice: è dalle parole, infatti, che si capisce cosa c’è nel cuore di un uomo.
Marana Thà, Vieni Signore Gesù!
Così anche noi possiamo dire:
Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci a convertirci. Insegnaci a puntare sulle cose che contano e a tralasciare quelle che, invece, non hanno valore, contano poco, non servono.
Marana Tha, vieni Signore Gesù e richiamaci allo splendore di un tempo. Lo splendore della fede, ma anche lo splendore delle decisioni, delle possibilità di fare cose buone e che rimangono nei secoli. Richiamaci a quello splendore di un tempo che è anche lo splendore dell’anima prima che sia contaminata da tutte le cose del tempo e del mondo.
Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci ad essere seme buono che porta frutto buono per quell’avvenire che è la stessa vita eterna!
Marana Tha, vieni Signore Gesù!
Provocazioni dalla Parola
- Cosa conta per me? Quali sono le opere che vale la pena mettere in campo?
- Qual è lo splendore di un tempo della mia anima per il quale vale la pena che io mi dia da fare?
- Siamo nella seconda settimana di Avvento: qual è il frutto buono che anche io sono chiamato a portare?