Domenica 24 marzo 2024

Domenica delle Palme

Per introdurci

Siamo stati, lo chiedo per un’ultima volta, Chiesa che ha custodito la preghiera, l’amore, il senso di essere popolo di Dio, la soglia della malattia e della morte? Sono i passi che hanno segnato la nostra conversione quaresimale? Con quest’ultima preziosa domenica ci chiediamo:

  • Siamo chiesa che custodisce la dimensione del servizio?

Mentre ci avviciniamo alla fine della quaresima il discorso si fa più serio, arduo, impegnativo.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 52, 13 – 53, 12
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Ecco, il mio servo avrà successo, sarà onorato, esaltato e innalzato grandemente. Come molti si stupirono di lui – tanto era sfigurato per essere d’uomo il suo aspetto e diversa la sua forma da quella dei figli dell’uomo –, così si meraviglieranno di lui molte nazioni; i re davanti a lui si chiuderanno la bocca, poiché vedranno un fatto mai a essi raccontato e comprenderanno ciò che mai avevano udito. Chi avrebbe creduto al nostro annuncio? A chi sarebbe stato manifestato il braccio del Signore? È cresciuto come un virgulto davanti a lui e come una radice in terra arida. Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per poterci piacere. Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato. Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua posterità? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per la colpa del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca. Ma al Signore è piaciuto prostrarlo con dolori. Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità. Perciò io gli darò in premio le moltitudini, dei potenti egli farà bottino, perché ha spogliato se stesso fino alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i colpevoli».

SALMO Sal 87 (88)

Signore, in te mi rifugio.

Signore, Dio della mia salvezza,
davanti a te grido giorno e notte.
Giunga fino a te la mia preghiera,
tendi l’orecchio alla mia supplica. R

Io sono sazio di sventure,
la mia vita è sull’orlo degli inferi.
Sono annoverato fra quelli che scendono nella fossa,
sono come un uomo ormai senza forze.
Sono libero, ma tra i morti. R

Hai allontanato da me i miei compagni,
mi hai reso per loro un orrore.
Sono prigioniero senza scampo,
si consumano i miei occhi nel patire.
Tutto il giorno ti chiamo, Signore,
verso di te protendo le mie mani. R

EPISTOLA Eb 12, 1b-3
Lettera agli Ebrei

Fratelli, avendo deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, colui che dà origine alla fede e la porta a compimento. Egli, di fronte alla gioia che gli era posta dinanzi, si sottopose alla croce, disprezzando il disonore, e siede alla destra del trono di Dio. Pensate attentamente a colui che ha sopportato contro di sé una così grande ostilità dei peccatori, perché non vi stanchiate perdendovi d’animo.

VANGELO Gv 11, 55 – 12, 11
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Era vicina la Pasqua dei Giudei e molti dalla regione salirono a Gerusalemme prima della Pasqua per purificarsi. Essi cercavano Gesù e, stando nel tempio, dicevano tra loro: «Che ve ne pare? Non verrà alla festa?». Intanto i capi dei sacerdoti e i farisei avevano dato ordine che chiunque sapesse dove si trovava lo denunciasse, perché potessero arrestarlo. Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell’aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché ella lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.

Vangelo

Certo il richiamo primo e fondamentale viene, ancora, dalla casa di Betania. Con Lazzaro tornato alla vita ecco una nuova scena di banchetto, scena di servizio e di accoglienza.

Lazzaro, anzitutto. Egli è al suo posto, è uno dei commensali, è il padrone di casa che, secondo il rito dell’ospitalità, accoglie gli ospiti. Soprattutto accoglie l’ospite illustre: Gesù. Il suo servizio di accoglienza consiste solo nello stare con l’ospite, non è richiesto che faccia altro. La sua compagnia deve però essere totale ed esclusiva. Così Israele interpretava il servizio di vicinanza a chi giungeva nella casa. Essere dediti a chi giunge, essere compagnia costante era il servizio di accoglienza più prezioso. Il tempo donato, il tempo investito nella relazione è il servizio più prezioso alla persona.

Marta, in secondo luogo. Il suo servizio è quello pratico al quale ella è abituata. È tutto un darsi da fare per tutte le cose tipiche di chi vuole rendere un’accoglienza memorabile. Ovviamente la casa di Lazzaro avrà avuto diversi servitori: era una casa benestante. Marta non vuole lasciare, però, in mano ai servi questa preziosa accoglienza e, per questo, è lei la prima che si dà da fare. È tutto un correre, è tutto un lavorio. Il suo è tutto un modo di donarsi particolare: nelle opere ella mette tutto sé stessa. Le sue opere sono opere di amore. Anche le piccole cose della casa, anche il riordino degli ambienti o la cucina sono per lei un’attestazione di accoglienza, servizio, amore.

Il vero servizio sorprendente, è quello di Maria. Come sappiamo bene e come celebreremo proprio giovedì nella lavanda dei piedi, il compito di lavare i piedi è tipico del servo giovane, l’ultimo arrivato. È lui che deve portare acqua per togliere la polvere accumulata durante il cammino dagli ospiti, cominciando dal più illustre. Qui la scena è rovesciata. Non sappiamo se ci fu un servo a svolgere questo servizio di accoglienza quando Gesù entrò nella casa di Betania, ma è certo che Maria, la padrona, quindi una donna che non avrebbe mai e poi mai dovuto fare qualcosa del genere, si abbassa a tanto. Non solo. Ella non usa acqua ma olio e non un olio qualsiasi: olio di vero nardo, assai prezioso. Addirittura valutato 300 denari, cioè lo stipendio annuo di un salariato. Un profumo da capogiro! Forse acquistato per la sepoltura di Lazzaro e poi avanzato, forse per altri scopi nobili. Maria non ha timore. Per cosa tenere un olio così prezioso? A chi potrebbe essere donato con amore se non proprio a Gesù? Il gesto ha un valore assolutamente gratuito: è certamente uno spreco ma uno spreco che nasce dall’amore. Maria sa questo e vuole mettere in pratica questo.

Non solo: il suo gesto ripete quello della peccatrice. Là la donna, povera, versava lacrime sui piedi del Signore e li asciugava con i suoi capelli. Qui la donna è comunque prostrata davanti al Signore e, pur mettendo olio nobile, ella si riconosce peccatrice. Offre il suo servizio come frutto di un ascolto interiore di chi si sente povero, umile, chiamato a libertà vera. La prima libertà da cercare è quella rispetto al peccato. Ecco che il servizio di Maria dice esattamente questa sua ricerca interiore e questa sua umiltà.

Infine, il suo gesto è profetico. Quell’olio tipico della sepoltura vien messo sui piedi di un vivo. Ma, come tutti sappiamo, la vita di Gesù si è fatta breve. Mancano solo pochi giorni alla sua passione, alla sua morte, al pieno compimento del mistero pasquale. Ecco che questo gesto diventa profetico: Maria compie un gesto in vista della sepoltura del Signore, un gesto che, comunque, rimanda già alla Passione. Il discepolo che ha visto ha interpretato, dopo la Pasqua, con gli occhi del cuore questa scena ed ha compreso. Come ci fu la mirra nella visita dei Magi, come ci furono molte predizioni del mistero della Pasqua, così pochi giorni prima è ancora il Signore a tornare sull’argomento e a dire a tutti, con assoluta chiarezza, che il suo momento prezioso, la sua ora, sta per compiersi.

In questo significato profetico della scena, noi vediamo già il servizio più prezioso e che contempleremo proprio nei giorni della settimana autentica: il servizio del Signore. Gesù non “fa” qualcosa per l’uomo, ma dona sé stesso. Lui che era venuto per la salvezza di molti, dona la vita per poi riprenderla di nuovo, come lui stesso aveva detto. Tutto questo per liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato. Il servizio del Signore è servizio di libertà e di amore. “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!”.

Isaia

Da questo punto di vista diventa importantissima la prima lettura: il profeta Isaia che, con il carme del servo, ci ha presentato il servizio del Signore Gesù. Un testo difficile e misterioso che, secoli prima della passione del Signore, quasi descrive ciò che il Signore farà. È Gesù l’uomo dei dolori, colui che è addirittura sfigurato dal dolore, colui di fronte al quale ci si copre la faccia perché il dolore che lo sfigura fa orrore all’uomo. È Lui come un agnello mansueto che viene condotto al macello. È Lui che prende su di sé il peccato di tutti per offrire a tutti la salvezza. La contemplazione del suo corpo nel dolore è così insostenibile che tutti gli uomini la fuggono, eppure egli è venuto per radunare a sé tutte le genti e per donare quella salvezza che, sola, salva l’uomo da qualsiasi genere di peccato. Eppure, anche in un dolore così grande, anche in una sofferenza così immensa, ecco che egli riceverà un premio, simbolo stesso della risurrezione, simbolo della sua Vita, di quella vita che Egli riceve ma non solo per sé: è la vita che estenderà ad ogni uomo.

È il servizio del Signore all’umanità che noi contempleremo nella Pasqua, nonostante la difficoltà di questa contemplazione.

Epistola

Chi medita attentamente su questo servizio del Signore, chi accoglie questa sua donazione, chi vive già immerso in quella vita di fede che Egli è venuto ad inaugurare, allora non si perde d’animo, ma anzi, come diceva il testo, corre con perseveranza e mette sé stesso a disposizione degli altri. Chi ha visto quale servizio il Signore offra all’uomo, non può fare a meno di mettersi al servizio di altri con quello stesso stile di donazione totale del Signore, che è poi ciò che, ancor prima della Pasqua, hanno saputo realizzare i tre fratelli di Betania.

Per noi e per il nostro cammino

Essere chiesa che custodisce il servizio è dunque l’ultima meditazione e l’ultima occasione di revisione quaresimale che vogliamo vivere insieme. Cosa significa custodire il servizio? Perché dovremmo essere Chiesa che sa custodire il servizio? Come al solito penso ad alcune risposte e ad alcune tracce per l’esame di coscienza di fine quaresima.

  1. Anzitutto vorrei che ci chiedessimo: che servizio generoso e gratuito vivo? Per chi so farmi prossimo? La domanda può avere molte risposte diverse: ci sono tra noi persone che vivono, nella propria casa, servizi autentici e nobili. Penso a chi si dedica con amore alla cura degli anziani, dei deboli, dei malati. Penso anche a chi, generosamente e con stabilità si occupa dei nipoti o, in generale dei piccoli. Penso a chi, senza nulla pretendere in cambio, apre le porte della sua casa a chi è in cerca di aiuto e di conforto. Credo che siano innumerevoli le occasioni di fare del bene in questo senso che sono già custodite nelle nostre case. Mi preoccupa, invece, la vita di molti che è vita di egoismo. Case che sono chiuse a qualsiasi persona, servizi negati, carità repressa, addirittura conoscenza nulla o superficiale anche di chi sta accanto. Quanti di noi vivono così? Quanti cristiani, anche magari qui presenti alla Messa, sono poi chiusi di cuore, non vedono le esigenze degli altri perché non le vogliono vedere? Quanti trattengono la mano per non stenderla verso il proprio prossimo? Ecco una prima domanda che metterei perché ci possano essere sempre più significativi di donazione, amore, accoglienza.
  2. In secondo luogo, vorrei che ci interrogassimo sulla mentalità che viviamo: siamo aperti all’altro? Siamo attenti ai bisogni che ci sono attorno a noi come anche nel nostro mondo? Io credo che non tutti siamo così attenti, anzi, penso che ci siano persone dalla mentalità molto ristretta, che non si lasciano toccare mai né dai bisogni dei vicini né da quelli dei lontani. Credo che ci sia un diffuso egoismo che è la negazione di qualsiasi servizio. È questa mentalità quella che merita un serio approccio di conversione. È questa mentalità quella che il Signore ci chiede di cambiare. Noi , come credenti, come cristiani, siamo chiamati a questa mentalità aperta. Ci lasciamo toccare il cuore da quello che vediamo? Considerate quanto spesso papa Francesco ci chieda, ancor prima che una mano testa, un cambiamento del modo di pensare e di impostare la vita.
  3. In terzo luogo, vorrei che ripensassimo alla campagna di carità e, più in generale, alla dimensione caritativa della nostra vita. Da questo punto di vista mi pare che stiamo venendo meno alla grande tradizione di generosità per la comunità e per la carità in generale. Soprattutto mi pare che stiamo crescendo in una mentalità di accumulo personale ben oltre quello che è giusto accantonare per le esigenze del futuro. Ci lasciamo schiacciare dalla paura, preferiamo tutelarci oltre misura piuttosto che generare virtuosità che potrebbero accendere anche in altri il desiderio di essere solidali e di farsi prossimo a chi è più nel bisogno.

Essere a servizio degli altri comporta tutte queste cose: un radicale cambiamento di mentalità per uscire dall’egoismo, una dimensione di donazione di sé che passa per l’attenzione, la donazione del tempo, l’interesse gratuito e che, per questo, sa mettere a disposizione degli altri i propri beni e quanto è possibile donare in spirito di carità.

Lasciamo che la settimana Santa, nella quale noi vedremo in atto quel servizio prezioso del Signore di cui oggi la scrittura ci ha già parlato, generi in noi il desiderio di imitazione. Lasciamo che il servizio del Signore che dona la vita per noi ci commuova e ci tocchi un poco il cuore, per trarci fuori dai nostri egoismi e per generare virtuosismi di carità.

2024-03-23T11:38:11+01:00