Sabato 24 giugno

Settimana della 3 domenica dopo Pentecoste – sabato – natività di San Giovanni Battista

La spiritualità di questo giorno 

Oggi celebriamo la Natività di San Giovanni Battista, una data fondamentale all’inizio dell’estate e una festa grande per tutta la Chiesa.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ger 1, 4-19
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Mi fu rivolta la parola del Signore: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni». Risposi: «Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane». Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”. Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti». Oracolo del Signore. Il Signore stese la mano e mi toccò la bocca, e il Signore mi disse: «Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca. Vedi, oggi ti do autorità sopra le nazioni e sopra i regni per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare». Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla». Mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata da settentrione». Il Signore mi disse: «Dal settentrione dilagherà la sventura su tutti gli abitanti della terra. Poiché, ecco, io sto per chiamare tutti i regni del settentrione. Oracolo del Signore. Essi verranno e ognuno porrà il proprio trono alle porte di Gerusalemme, contro le sue mura, tutt’intorno, e contro tutte le città di Giuda. Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro, per tutta la loro malvagità, poiché hanno abbandonato me e hanno sacrificato ad altri dèi e adorato idoli fatti con le proprie mani. Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro. Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti». Oracolo del Signore.

SALMO Sal 70 (71)

La mia lingua, Signore, proclamerà la tua giustizia.

In te, Signore, mi sono rifugiato.
Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile.
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio. R

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno. R

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie. R

EPISTOLA Gal 1, 11-19
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati

Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco. In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore.

VANGELO Lc 1, 57-68
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Per Elisabetta si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio. I vicini e i parenti udirono che il Signore aveva manifestato in lei la sua grande misericordia, e si rallegravano con lei. Otto giorni dopo vennero per circoncidere il bambino e volevano chiamarlo con il nome di suo padre, Zaccaria. Ma sua madre intervenne: «No, si chiamerà Giovanni». Le dissero: «Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome». Allora domandavano con cenni a suo padre come voleva che si chiamasse. Egli chiese una tavoletta e scrisse: «Giovanni è il suo nome». Tutti furono meravigliati. All’istante si aprirono la sua bocca e la sua lingua, e parlava benedicendo Dio. Tutti i loro vicini furono presi da timore, e per tutta la regione montuosa della Giudea si discorreva di tutte queste cose. Tutti coloro che le udivano, le custodivano in cuor loro, dicendo: «Che sarà mai questo bambino?». E davvero la mano del Signore era con lui. Zaccaria, suo padre, fu colmato di Spirito Santo e profetò dicendo: «Benedetto il Signore, Dio d’Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo».

Vangelo

“Che sarà mai di questo bambino?”. È la domanda che vediamo al centro di questa pagina. È la domanda che si fa la gente comune, è la domanda che la gente di Ain Karim, per prima, si pone, anche se un po’ tutti, su quei monti, si domandano cosa stia accadendo in quel piccolo paese. In fondo è bello leggere di come la gente si senta sorpresa da Dio, gusti la novità, si domandi, alla luce della fede, che cosa stia dicendo Dio a tutti. Non era certo normale avere un figlio in tarda età, non era normale che un padre rimanesse muto per mesi, non era normale che una giovane incinta venisse a trovare e a servire una anziana nelle stesse condizioni. Dunque la gente si domanda: cosa sta accadendo?

Non era normale nemmeno che una donna decidesse il nome: era compito del padre! Non era normale che il nome venisse scelto fuori da quelli che erano i nomi classici della famiglia! Perché andare a prendere un nome che non appartiene alla tradizione?

Queste domande, che sono sottese alla narrazione, hanno tutte il loro senso, hanno tutte la loro verità e se noi ci mettiamo dal punto di vista di chi visse quegli eventi, le comprendiamo.

Forse capiamo meno, perché a questo non siamo abituati, la reazione di Zaccaria che, recuperata finalmente la voce, pronuncia una benedizione. È una formula classica della preghiera ebraica. È una formula con la quale si loda Dio perché è presente. Sono parole di benedizione perché si sente viva la presenza di Dio, presenza che si sta rinnovando, appunto, con la presenza di quel bambino, la presenza di quel figlio che è un dono, una benedizione. Non soltanto per la casa di Zaccaria, non soltanto per la casa di Elisabetta, ma per tutti. Per tutti coloro che vorranno credere, per tutti coloro che si interrogheranno sul senso della presenza di Dio nella storia, per tutti coloro che verranno nei secoli e che, con fede, rileggeranno questi eventi. È la benedizione di Zaccaria che travalica il tempo, il luogo e diviene occasione per dire a Dio tutta la riconoscenza che si prova scoprendolo come il Dio vicino.

Anche Elisabetta è una presenza importante di questa pagina. Importante non solo perché colei che dà alla luce Giovanni, ma perché interviene, non rimane in silenzio, non rimane zitta. Interviene per indicare il nome, interviene per far prendere sul serio ciò che sta avvenendo nella sua casa. Ella sa che quel segno non è solo per il suo parentado, ma per tutti. È un segno universale che Dio dona alla sua casa come segno di benedizione e di vicinanza, come anche il marito sta dicendo e testimoniando.

Il nostro cammino di fede

Credo che questa pagina di Vangelo ci indichi molteplici piste di riflessione, o meglio di vita.

Anzitutto la capacità di rileggere quello che avviene nella storia con gli occhi della fede. In casa di Elisabetta e Zaccaria, come nei paesi vicini, ci si domanda cosa stia accadendo, cosa Dio stia comunicando. Noi abbiamo ancora questa forza? Per molti aspetti no, viviamo degli eventi, vediamo molte immagini, magari sentiamo e leggiamo anche numerosi commenti, ma non abbiamo la forza di rileggerli dal punto di vista della fede. La festa della Natività di San Giovanni Battista vuole dirci anzitutto questo, vuole comunicarci anzitutto questa verità: impara a rileggere la tua storia con gli occhi di Dio. Potrebbe essere questo il primo esercizio da fare per vivere bene questa giornata.

Un secondo esercizio: anche noi tutti siamo chiamati a pronunciare la nostra benedizione per Dio che abita i nostri giorni. Noi non siamo molto abituati a questa preghiera, ma perché non ringraziare il Signore per quanto avviene? Perché non imparare a ringraziare Dio per quello che abbiamo, per quello che ci capita, per quello che vediamo accadere nella vita degli altri, nella società, nella Chiesa? Oggi potremmo proprio vivere una preghiera di questo genere, sforzandoci di trovare motivi per benedire Dio che è presente nelle nostre vite e nella vita del mondo.

Una terza dimensione di preghiera. Noi tutti comprendiamo bene che Dio ci è vicino! Lo è sempre, anche se non sempre ce ne rendiamo conto. È soprattutto la spiritualità dell’Avvento e del Natale a parlarcene. Perché, invece, non approfittare anche di questa estate che inizia per capire quanto Dio ci è vicino?

Una quarta dimensione di preghiera di questa giornata potrebbe essere quella di cercare qualche novità della vita. Noi non siamo chiamati a trascinare la nostra vita, ma siamo chiamati a gustare sempre quelle novità che il Signore mette nel cuore di ciascuno di noi perché noi tutti possiamo gustare i giorni che ci vengono dati.

Chiediamo al Signore questa grazia e chiediamo a San Giovanni Battista di intercedere per noi, perché possiamo davvero vivere con gioia i giorni che ci vengono dati e le opere che in essi compiamo.

2023-06-16T11:21:56+02:00