Martedì 24 novembre

Settimana della 2 domenica di Avvento – Martedì

Vangelo

Mt 12, 14-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. I farisei uscirono e tennero consiglio contro il Signore Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».

La sapienza delle opere.

La sapienza del perdono di Dio brilla nelle sue opere. A dirlo è il Vangelo. Ad una generazione che lo cerca per ucciderlo, ad un gruppo di uomini che lo cerca per metterlo alla prova e per metterlo in difficoltà, la sapienza di Dio risponde con la presenza, con la vicinanza, con la grazia dell’illuminazione, con i piccoli segni della vita comune a tutti che diventano rivelazione della bontà e della misericordia di Dio. È questo il senso della citazione del profeta Isaia: ad un popolo di peccatori che si ostina nel proprio peccato, Dio risponde con la presenza del suo “servo”, cioè di Gesù stesso, che viene incarnando le parole di quella antica profezia. Egli non urla, non fa udire in piazza la sua voce, non contesta, non spegne una fiamma smorta, diventa segno di speranza per tutte le nazioni.

La sapienza dell’opera di Dio è questa: Dio non segue le opere degli uomini, non agisce per ripicca, non mette in campo alcuna rivalsa. Dio agisce con bontà misericordiosa anche dove l’uomo non lo merita. La risposta della sapienza di Dio all’allontanamento dell’uomo è una ancor maggior vicinanza, è una misericordia ancora più grande. Le opere di Dio sono sempre diverse dalle opere degli uomini.

Geremia

3, 6-12
Lettura del profeta Geremia

In quei giorni. Il Signore mi disse al tempo del re Giosia: «Hai visto ciò che ha fatto Israele, la ribelle? Si è recata su ogni luogo elevato e sotto ogni albero verde per prostituirsi. E io pensavo: “Dopo che avrà fatto tutto questo tornerà a me”; ma ella non è ritornata. La sua perfida sorella Giuda ha visto ciò, ha visto che ho ripudiato la ribelle Israele proprio per tutti i suoi adultèri, consegnandole il documento del divorzio, ma la sua perfida sorella Giuda non ha avuto alcun timore. Anzi, anche lei è andata a prostituirsi, e con il clamore delle sue prostituzioni ha contaminato la terra; ha commesso adulterio davanti alla pietra e al legno. E nonostante questo, la sua perfida sorella Giuda non è ritornata a me con tutto il cuore, ma soltanto con menzogna». Oracolo del Signore. Allora il Signore mi disse: «Israele ribelle si è dimostrata più giusta della perfida Giuda. Va’ e grida queste cose verso il settentrione: Ritorna, Israele ribelle, dice il Signore. Non ti mostrerò la faccia sdegnata, perché io sono pietoso. Oracolo del Signore. Non conserverò l’ira per sempre».

Sono le opere dell’uomo a dire tutta la mancanza di sapienza che opera nell’uomo. Al Dio presente egli risponde con la fuga. Al Dio che richiama e che attende il ritorno dell’uomo, l’uomo risponde con “adulterio”, cioè pervertendo il suo cuore. L’immagine è fortissima. Mentre l’opera di Dio consiste nella pazienza dell’attesa per un possibile ritorno, le opere degli uomini dicono tutto l’allontanamento che l’uomo è in grado di compiere. La forza di questa immagine è la medesima che soggiace alla sapienza rivelata nella parabola del padre misericordioso. Mentre il padre attende, il figlio sperpera. Ma la sapienza del padre che attende ha la meglio anche sul peccato del figlio. Esattamente come già diceva il profeta. L’opera di Dio, che consiste nella paziente attesa del ritorno dell’uomo peccatore, ha sempre la meglio. Quando l’uomo si accorge della pazienza di Dio nell’aspettare il suo ritorno, produce quella conversione che, sola, esprime la ragione della conversione. La sapienza di Dio è la pietà: “io sono pietoso”. La sapienza di Dio è espressa dal finale della lettura: “io non conservo l’ira per sempre”.

Zaccaria

Zc 1, 7-17
Lettura del profeta Zaccaria

Il ventiquattro dell’undicesimo mese, cioè il mese di Sebat, l’anno secondo di Dario, questa parola del Signore fu rivolta al profeta Zaccaria, figlio di Berechia, figlio di Iddo. Io ebbi una visione di notte. Un uomo, in groppa a un cavallo rosso, stava fra i mirti in una valle profonda; dietro a lui stavano altri cavalli rossi, sauri e bianchi. Io domandai: «Mio signore, che cosa significano queste cose?». L’angelo che parlava con me mi rispose: «Io ti indicherò ciò che esse significano». Allora l’uomo che stava fra i mirti prese a dire: «Questi sono coloro che il Signore ha inviato a percorrere la terra». Si rivolsero infatti all’angelo del Signore che stava fra i mirti e gli dissero: «Abbiamo percorso la terra: è tutta tranquilla». Allora l’angelo del Signore disse: «Signore degli eserciti, fino a quando rifiuterai di avere pietà di Gerusalemme e delle città di Giuda, contro le quali sei sdegnato? Sono ormai settant’anni!». E all’angelo che parlava con me il Signore rivolse parole buone, piene di conforto. Poi l’angelo che parlava con me mi disse: «Fa’ sapere questo: Così dice il Signore degli eserciti: Io sono molto geloso di Gerusalemme e di Sion, ma ardo di sdegno contro le nazioni superbe, poiché, mentre io ero poco sdegnato, esse cooperarono al disastro. Perciò dice il Signore: Io di nuovo mi volgo con compassione a Gerusalemme: la mia casa vi sarà riedificata – oracolo del Signore degli eserciti – e la corda del muratore sarà tesa di nuovo sopra Gerusalemme. Fa’ sapere anche questo: Così dice il Signore degli eserciti: Le mie città avranno sovrabbondanza di beni, il Signore consolerà ancora Sion ed eleggerà di nuovo Gerusalemme».

La sapienza delle opere di Dio si chiama anche “gelosia”. Lo diceva molto bene il profeta Zaccaria, che ricordava che il nostro Dio è un Dio “geloso”. Dove gelosia, che spesso è, per noi, un sentimento negativo, dice tutta la forza con cui Dio tiene alla nostra conversione, al nostro ritorno, al nostro nuovo radicarci in Lui. Per questo le opere di Dio sono opere di pazienza e di benevolenza, simboleggiate dalla ricostruzione di Gerusalemme. È un’immagine con la quale il profeta ricorda a tutti che Dio entra nella vita dell’uomo con segni di pazienza, amore, benevolenza, perché ogni uomo possa ricostruire la propria vita alla luce di questa rivelazione di amore. Potremmo dire anche così: l’opera di Dio è il sostegno a quelle opere dell’uomo che lo riportano verso Dio. Ogni volta che l’uomo è in grado di compiere un’opera di conversione che lo riporta verso Dio, lì è già all’opera lo Spirito Santo che lo richiama alla verità della sua essenza, della sua natura.

La Sapienza ci invita a:

  • considerare l’opera che Dio compie, indipendentemente dalla nostra risposta;
  • conservare l’immagine del “Dio paziente” che attende il nostro ritorno;
  • considerare come ogni nostro ritorno a Dio è già opera dello Spirito Santo che agisce in noi.

Provocazioni di sapienza

  • Mi sono mai soffermato a pensare seriamente alla pazienza di Dio e a quanto lo faccio aspettare?
  • Se guardo alle mie opere, quali esprimono la maggior lontananza da Dio?
  • Avverto la gelosia, ovvero la forza di bene che Dio esprime proprio per me?

Preghiera alla Sapienza

Dio Padre Onnipotente, tu che ami ogni uomo nonostante la sua lontananza da Te, Tu che ami me nonostante le mie lontananze, illumina il mio cuore, perché sappia riconoscere la Tua opera e sappia convertire le mie opere di lontananza perché diventino strade di ritorno a Te. Amen.

2020-11-23T00:11:33+01:00