Venerdì 25 aprile

Venerdì nella settimana in albis

Introduzione

Siamo al sesto giorno dell’ottava di Pasqua che quest’anno coincide anche con il 25 aprile e, quindi, è giorno di festa per il nostro Paese. Un anniversario anche importante, sono 80 anni dalla liberazione. Potremmo dire molte cose sul senso di questa festa e anche sulla perdita della memoria storica del popolo a cui apparteniamo, ma prima immergiamoci nella Scrittura, come sempre.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 10, 34-43
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro prese la parola e disse: «In verità sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga. Questa è la Parola che egli ha inviato ai figli d’Israele, annunciando la pace per mezzo di Gesù Cristo: questi è il Signore di tutti. Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

SALMO Sal 95 (96)

Annunciate a tutti i popoli le opere di Dio.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza. R

In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R

Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

EPISTOLA Fil 2, 5-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli, pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini. Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce. Per questo Dio lo esaltò e gli donò il nome che è al di sopra di ogni nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua proclami: «Gesù Cristo è Signore!», a gloria di Dio Padre.

VANGELO Mc 16, 1-7
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».

Meditazione

Dio non fa preferenze di persone

Abbiate gli stessi sentimenti

Chi ci farà rotolare la pietra?

Parto da queste tre frasi della Parola di Dio, da rileggere anche pensando a quella generazione che ebbe a che fare con gli eventi della guerra.

Provate a pensare a chi, proprio qui tra noi, avrà visto passare italiani, tedeschi, ebrei. Provate a pensare cosa deve aver significato, per loro, rileggere questa Parola di Dio. Forse non si poteva dire perché mancava la libertà per poterlo fare, ma credo che molti si siano interrogati sulle cose che stavano avvenendo, dal momento che è chiaro che Dio non fa preferenza di persone. Provate a pensare se tanti aiuti che furono dati da persone umili, in segreto, in povertà, non nacquero proprio da questa consapevolezza: la consapevolezza che davanti a Dio siamo tutti uguali. Io credo che in molti di quegli uomini e di quelle donne che hanno scritto questa pagina di storia, ci sia stato proprio questo pensiero: il pensiero che siamo tutti figli di Dio allo stesso modo e che non ha senso combattersi.

Provate a pensare cosa deve aver significato, per quella generazione, il richiamo ad avere gli stessi sentimenti di Cristo. Parola che molti, pur in un tempo in cui i sentimenti erano poco esibiti, tennero nel cuore. Parola che aprì a moltissimi segni di viva carità proprio perché occorreva avere gli stessi sentimenti del Signore Gesù.

Provate a pensare quante volte, nel segreto delle case, nei luoghi di rifugio durante i bombardamenti, la gente si sarà chiesta: chi ci aiuterà? Chi farà finire per noi questa guerra? Credo che anche questa, che è molto simile alla domanda che le donne avevano nel cuore, sarà stata una domanda molto presente tra la gente di quel tempo.

Certamente in un tempo di maggior fede rispetto al nostro, molti avranno riscoperto la bellezza e la freschezza di molti gesti di carità proprio a partire dalla loro fede e dalla Parola di Dio, così come molti avranno coltivato la speranza nonostante la guerra, nonostante la morte che, ogni giorno, si infiltrava sempre più nella vita di tutti.

Se noi siamo qui è proprio perché quella gente ebbe speranza. Se noi siamo qui è proprio perché quella generazione non smise di coltivare segni di speranza, a tutti i livelli. Se noi siamo qui è perché quella gente andò persino contro quello che immediatamente sentiva, per giungere a qualcosa di infinitamente più vero, bello, alto.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa vuol dire per noi coltivare la memoria del 25 aprile?

Se questa festa deve avere un senso, io credo che occorra proprio partire dalla fede. Credo che il primo senso della memoria del 25 aprile debba essere quello di avere un grande e terribile orrore della guerra. Le guerre probabilmente esisteranno sempre, dal momento che sono sempre esistite. Quello che cambia è il cuore dell’uomo. Così credo che, alla luce della risurrezione di Cristo, sia chiesto a noi di avere orrore della guerra. Nella Costituzione è scritto che il nostro Paese ripudia la guerra come modo di risolvere le contese. Credo che questo debba essere una verità che si deposita nei cuori, soprattutto nel cuore dei cristiani che, per risolvere le loro contese personali, non possono e non devono accedere a nessuna forma di violenza. Ecco la prima cosa che la memoria del 25 aprile dovrebbe generare in noi.

In secondo luogo credo che dovrebbe nascere in noi il desiderio di fare qualcosa perché la guerra non sia la normalità della vita tra gli uomini. La pace, la non violenza, sono discorsi che appartengono al dna cristiano. Ancor più l’essere operatori di pace, secondo lo spirito delle beatitudini. Commemorare il 25 aprile non deve essere la memoria sempre più lontana di un evento che fu, ma il richiamo costante a ciò che tutti dovremmo essere, specialmente noi cristiani.

Infine credo che la memoria del 25 aprile debba introdurci ad una meditazione intensa sul concetto di libertà. La libertà o si gioca nella dimensione della fede, dell’apertura a Dio, o sarà sempre limitata, piccola, povera, esposta a tanti attacchi e a tante incomprensioni. Credo che sia sempre più vero che tutti dobbiamo cercare di vivere meglio una riflessione forte sul concetto di libertà che ci aiuti a vivere meglio ciò che il Vangelo ci dice.

Oggi, poi, inauguriamo la piazza XXV aprile. Sia questo spazio un dono alla città che permetta incontro, dialogo, spettacolo. Un altro modo di riflettere sui valori del nostro Paese che vennero alla luce proprio grazie agli eventi del 25 aprile. Il Signore benedica anche questo nuovo spazio perché la cittadinanza ne possa usufruire.

Esercizio di gioia per questo giorno

Nel silenzio di questa celebrazione depositiamo nel cuore i valori della fede che illuminano anche il 25 aprile.

2025-05-01T23:33:10+02:00