Giovedì 25 giugno

Settimana della terza domenica dopo Pentecoste – Giovedì

Vangelo

Lc 6, 20a. 24-26
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva: «Guai a voi, ricchi, perché avete già ricevuto la vostra consolazione. Guai a voi, che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi, che ora ridete, perché sarete nel dolore e piangerete. Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti

Dopo la solennità della natività di San Giovanni il Battista, riprendiamo il cammino con le pagine del capitolo 6 del Vangelo di Luca. Questa pagina è specifica solo di questo Vangelo. San Luca, difatti, riprende il discorso della Montagna affrontato anche da San Matteo, ma descrive una predicazione del Signore che, accanto alle “beatitudini”, aggiunge alcuni “guai”. Un monito a considerare alcune dimensioni della vita che possono portare lontani da Dio, invece che avvicinare a Lui. Quali sono queste situazioni?

La ricchezza. Anzitutto questa dimensione: “guai a voi ricchi”. Il Signore ha dedicato più predicazioni a questo tema. Gesù vuole insegnare che chi ha il cuore pieno di cose, chi ha il cuore pieno di idoli, come dicevamo l’altro giorno, non può certamente avere spazio nel cuore per Dio. Egli si fida dei suoi beni  e non certo di Dio!

La sazietà. “Guai a voi che ora siete sazi”. Non è la medesima cosa della ricchezza, anche se la riflessione va nella stessa direzione. La sazietà è tutto ciò che porta a pensare che uno basta a sé stesso. Non è, quindi, necessariamente una persona ricca che giunge a questo stadio di “sazietà”. Una persona potrebbe anche avere molto poco, eppure fidarsi solo di sé stesso, essere pieno di sé e, quindi, non lasciare spazio a Dio.

La spensieratezza. “Guai a voi che ora ridete”. Il monito è a chi non prende sul serio la vita, a chi pensa che sia tutto sempre un grande gioco e che nulla vada preso sul serio. È il monito che viene a chi vive come tutti gli altri, un monito a chi non ha alcuno specifico cristiano, un monito a chi non ha saputo rinnovare la sua mentalità alla luce del Vangelo; è  forse il più attuale di tutti i “guai!” pronunciati dal Signore.

L’apparire. “Guai quando tutti diranno bene di voi”: è il richiamo a non essere schiavi della propria immagine, del successo, del rincorrere sempre e comunque il giudizio della gente. Cose di cui tutti noi, chi più chi meno, siamo comunque schiavi. Ci teniamo alla nostra immagine e non vogliamo in alcun modo che vada sminuita.

Chi si trova in una di queste situazioni non ha bisogno del Vangelo, è come se volesse fare a meno di Dio. Ecco il perché del richiamo che il Signore rivolge a tutti!

Numeri

Nm 27, 12-23
Lettura del libro dei Numeri

In quei giorni. Il Signore disse a Mosè: «Sali su questo monte degli Abarìm e contempla la terra che io do agli Israeliti. Quando l’avrai vista, anche tu sarai riunito ai tuoi padri, come fu riunito Aronne tuo fratello, perché vi siete ribellati contro il mio ordine nel deserto di Sin, quando la comunità si ribellò, e non avete manifestato la mia santità agli occhi loro, a proposito di quelle acque». Sono le acque di Merìba di Kades, nel deserto di Sin.
Mosè disse al Signore: «Il Signore, il Dio della vita di ogni essere vivente, metta a capo di questa comunità un uomo che li preceda nell’uscire e nel tornare, li faccia uscire e li faccia tornare, perché la comunità del Signore non sia un gregge senza pastore». Il Signore disse a Mosè: «Prenditi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo spirito; porrai la mano su di lui, lo farai comparire davanti al sacerdote Eleàzaro e davanti a tutta la comunità, gli darai i tuoi ordini sotto i loro occhi e porrai su di lui una parte della tua autorità, perché tutta la comunità degli Israeliti gli obbedisca. Egli si presenterà davanti al sacerdote Eleàzaro, che consulterà per lui il giudizio degli urìm davanti al Signore; egli e tutti gli Israeliti con lui e tutta la comunità usciranno all’ordine di Eleàzaro ed entreranno all’ordine suo». Mosè fece come il Signore gli aveva ordinato; prese Giosuè e lo fece comparire davanti al sacerdote Eleàzaro e davanti a tutta la comunità; pose su di lui le mani e gli diede i suoi ordini, come il Signore aveva detto per mezzo di Mosè.

Anche Mosè, per eccellenza la guida massima di Israele, aveva intuito il problema e, per questo, aveva chiesto a Dio un successore. Mosè aveva intuito che senza un pastore che richiamasse tutti i giorni il popolo di Dio, Israele si sarebbe presto pervertito e sarebbe diventato un popolo come tutti gli altri, senza tenere conto del suo specifico, della sua natura, del suo essere più profondo. Per questo, quando comprende che non sarebbe stato lui a guidare il “suo” popolo nella terra, chiede che non diventino “come pecore senza pastore”, per usare una parola che poi riprenderà anche Gesù. Mosè aveva vissuto a più riprese i tratti della guida del popolo che mette in guardia rispetto ai problemi, rispetto alle deviazioni di un cammino. Potremmo dire che Mosè aveva ripetuto più volte “guai a te!” a tutto il popolo di Israele, rimanendo per lo più inascoltato, anzi, convincendosi che il suo popolo era proprio “di dura cervice”. Compito di ogni guida è anche quello di segnalare attenzioni da avere, realtà da cui guardarsi, possibili rischi del cammino.

Per noi

  • Quale “guai” fa per me? Quale richiamo del Signore devo prendere in più attenta considerazione?
  • In che cosa anch’io mostro di essere un uomo “di dura cervice”?

Credo che i richiami del Signore, che sono sempre per tutti si addicano, oggi, assai bene a ciascuno di noi, perché nessuno deve pensare di essere già un “buon credente” basandosi solamente su ciò che fa già da sè. I “guai” del Vangelo ci ricordano che la vita di fede è sempre un po’ oltre quello che già facciamo e che nessuno mai si deve sentire a posto, ma sempre in cammino. È questa la spiritualità del Signore, è questa la spiritualità del cristiano.

2020-06-19T10:40:24+02:00