Mercoledì 25 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – Mercoledì

La spiritualità di questo giorno

Le due pagine di oggi sono molto differenti nella loro storia e origine, ma non tanto nel significato spirituale che, insieme, donano.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 12, 35-42
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Gli Israeliti eseguirono l’ordine di Mosè e si fecero dare dagli Egiziani oggetti d’argento e d’oro e vesti. Il Signore fece sì che il popolo trovasse favore agli occhi degli Egiziani, i quali accolsero le loro richieste. Così essi spogliarono gli Egiziani. Gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini adulti, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e greggi e armenti in mandrie molto grandi. Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce azzime, perché non era lievitata: infatti erano stati scacciati dall’Egitto e non avevano potuto indugiare; neppure si erano procurati provviste per il viaggio. La permanenza degli Israeliti in Egitto fu di quattrocentotrent’anni. Al termine dei quattrocentotrent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dalla terra d’Egitto. Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione.

SALMO Sal 79 (80)

Tu ci hai tratto come vite dall’Egitto.

Tu, pastore d’Israele, ascolta,
tu che guidi Giuseppe come un gregge.
Seduto sui cherubini, risplendi
davanti a Èfraim, Beniamino e Manasse.
Risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. R

Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Le hai preparato il terreno,
hai affondato le sue radici
ed essa ha riempito la terra. R

Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte. R

VANGELO Lc 5, 33-35
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. I farisei e gli scribi dissero al Signore Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».

Esodo

La storia raccontataci dall’Esodo deve essere riannodata alla pagina di lunedì, dal momento che ieri abbiamo “saltato” la lettura dell’Esodo a causa della festa di Giovanni Battista. Dio aveva promesso che avrebbe fatto vedere a tutti come sarebbe intervenuto nella storia. Dio aveva promesso un segno contro il Faraone. Ecco che la parola di Dio si realizza. Non solo gli ebrei usciranno dall’Egitto, ma usciranno anche dopo aver spogliato il popolo di Israele. Essi prendono tutto il meglio di quello che possono prendere, quasi un indennizzo per gli anni di dura schiavitù che hanno vissuto presso di loro. Tutto è vissuto come una preparazione ad un evento maggiore che deve ancora avvenire: la notte del passaggio del Mar Rosso. Israele non sa come Dio interverrà, non sa come finirà la storia, ma ha recuperato la speranza. La speranza di un Dio che interviene nelle cose della vita, un Dio che non è distratto, un Dio che non lascia che le cose vadano come devono andare, un Dio che sa intervenire, al momento giusto, per dare una svolta alla storia di chi si è affidato a Lui.

Vangelo

Nel Vangelo è attestato, invece, un atteggiamento spirituale contrario. Se nell’Esodo avevamo la tristezza del popolo che si muta in gioia, qui abbiamo la gioia del discepolo, che rimane in uno spirito di allegria simboleggiato dal mangiare e dal bere, che si muterà in atteggiamento penitenziale: smettere di mangiare e di bere per digiunare. Gesù stesso dice che, quando sarà tolta dal mondo la sua presenza fisica, ci saranno tempi in cui il gesto antico del digiuno troverà senso anche nella vita del cristiano, anche se egli rimane sempre uomo della gioia. Il cristiano sarà l’uomo della gioia della risurrezione. Il che non toglierà tempi di penitenza per assaporare ancor meglio quella gioia. Ecco il cuore del Vangelo che sa rileggere anche gli antichi atteggiamenti legati al modo concreto di vivere la fede, ma riletti alla luce dell’evento cristologico.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Cosa ci dicono queste letture?
  • Come vedo questi atteggiamenti spirituali?

All’inizio dell’estate abbiamo l’occasione di chiederci come partecipiamo noi alle diverse modalità con cui si esprime la fede. Ho l’impressione che ogni motivo diventi, per il mondo di oggi, motivo sufficiente per fare festa. Anche i motivi che la fede propone sono occasioni di festa ma, spesso, svuotati del loro contenuto spirituale. Lo vediamo bene in occasione delle più grandi feste che diventano tutto, tranne che il giorno in cui si celebra un mistero di Dio. Questo desiderio di essere in festa ci distoglie anche da quello spirito di giusta penitenza che tutti dovremmo avere. Ecco allora il richiamo di questa Parola di Dio per noi. Impariamo a fare festa. Facciamo festa quando abbiamo motivi per farlo! Ma non dimentichiamoci che, per quanto attiene alla fede, ci sono anche momenti di preparazione ad una festa che chiedono un minimo di digiuno, di astinenza, di preparazione spirituale. Ecco il richiamo che, alla vigilia della solennità del Sacro Cuore, la Parola di Dio ci dona. Credo sia un richiamo molto forte ma, al tempo stesso, anche molto giusto, per non smarrire del tutto il senso delle feste cristiane e per dare spessore al mistero che celebriamo. Altrimenti rischiamo di essere come quegli uomini che sono o perennemente tristi, esagerando ogni motivo di tristezza della vita, o perennemente sopra le righe, esagerando i motivi di gioia. L’equilibrio nelle cose ci può essere dato solo se noi vivremo questa spiritualità della privazione, del digiuno, della sobrietà. È questo, infatti, l’unico modo che noi possiamo avere per dare a tutte le cose il proprio posto.

Vorrei anche che tutti ci chiedessimo se la nostra fede è per noi occasione di gioia. Certo capita molto spesso di vedere cristiani tristi. A volte ci sono anche tutti i motivi per esserlo. Però non vorrei che dimenticassimo che il cristiano è l’uomo della gioia. L’uomo che, per lo meno, cerca di illuminare tutto con la gioia del Risorto. È questo il suo compito nella storia. È questo il compito di ciascuno di noi. Cerchiamo di essere testimoni della gioia del credere. Questo atteggiamento rimetterà in discussione molte persone che non sanno più gioire per la loro fede.

2025-06-19T16:54:38+02:00