Giovedì 26 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – Giovedì 

La spiritualità di questo giorno

Cercare di vivere uno spirito nuovo delle cose, anche passando attraverso lo spirito della rinuncia. Proporrei questa sintesi per accostare le due Scritture di oggi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 13, 3a. 11-16
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Mosè disse al popolo: «Quando il Signore ti avrà fatto entrare nella terra del Cananeo, come ha giurato a te e ai tuoi padri, e te l’avrà data in possesso, tu riserverai per il Signore ogni primogenito del seno materno; ogni primo parto del tuo bestiame, se di sesso maschile, lo consacrerai al Signore. Riscatterai ogni primo parto dell’asino mediante un capo di bestiame minuto e, se non lo vorrai riscattare, gli spaccherai la nuca. Riscatterai ogni primogenito dell’uomo tra i tuoi discendenti. Quando tuo figlio un domani ti chiederà: “Che significa ciò?”, tu gli risponderai: “Con la potenza del suo braccio il Signore ci ha fatto uscire dall’Egitto, dalla condizione servile. Poiché il faraone si ostinava a non lasciarci partire, il Signore ha ucciso ogni primogenito nella terra d’Egitto: i primogeniti degli uomini e i primogeniti del bestiame. Per questo io sacrifico al Signore ogni primo parto di sesso maschile e riscatto ogni primogenito dei miei discendenti”. Questo sarà un segno sulla tua mano, sarà un pendaglio fra i tuoi occhi, poiché con la potenza del suo braccio il Signore ci ha fatto uscire dall’Egitto».

SALMO Sal 113B (115)

Benediciamo il Signore, ora e sempre.

Non a noi, Signore, non a noi,
ma al tuo nome da’ gloria,
per il tuo amore, per la tua fedeltà.
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto ciò che vuole, egli lo compie. R

I loro idoli sono argento e oro,
opera delle mani dell’uomo.
Israele, confida nel Signore:
egli è loro aiuto e loro scudo. R

Il Signore si ricorda di noi, ci benedice:
benedice quelli che temono il Signore,
i piccoli e i grandi.
Vi renda numerosi il Signore, voi e i vostri figli. R

VANGELO Lc 5, 36-38
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai farisei e agli scribi una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi».

Esodo

Un tentativo difficile di educazione quello operato da Mosè. Tentativo difficile, perché sta cercando di educare il suo popolo ad un volontario spirito di rinuncia. Mosè sta dicendo che, anche quando Israele sarà arrivato nella terra della promessa, non dovrà mai comportarsi da padrone, ma sempre da figlio che ha ricevuto in dono tutti i beni della vita e che, per questo, sa dire grazie a Dio anche rinunciando a qualcosa. Perché dare la decima? Perché dare le primizie a Dio? Perché rinunciare a qualcosa di proprio, a qualcosa di cui anche si potrebbe avere il diritto? Appunto per coltivare quello spirito di ringraziamento che è necessario ad ogni uomo ma, soprattutto, ad ogni credente. Spirito di ringraziamento che argina il desiderio di possesso che è insito in ogni uomo. Spirito di ringraziamento che diventa anche occasione per coltivare sulle cose, sul mondo, sulla natura, lo stesso sguardo di Dio. Uno sguardo di amore, di rispetto, di consapevolezza che tutto è dono.

Vangelo

Il Vangelo introduce un noto paragone. Chi imbottiglia il vino sa bene che occorre avere la luna giusta e i giusti recipienti. Altrimenti si rischia di perdere tutto nel procedimento di fermentazione che si innesca. Come una brava sarta sa bene quando si può “riciclare” una stoffa e quando, invece, diventa tempo di cambiarla. Questo paragone serve a Gesù per dire cosa dovrebbe essere lo spirito della fede che dovrebbe essere in ogni uomo. Lo spirito della fede dovrebbe sempre generare novità. Novità di relazionarsi con Dio mai con un atteggiamento scontato, tantomeno ripetitivo. Rivolgersi a Dio è sempre cosa che nasce dal cuore. Rivolgersi a Dio dovrebbe sempre generare qualche cosa di nuovo. Come Dio non ripete mai sé stesso, ma genera sempre cose nuove, così dovrebbe fare l’uomo che dovrebbe rivolgersi a Dio sempre in spirito di novità.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Viviamo anche noi qualche cosa del genere?
  • Sappiamo vivere anche uno spirito di rinuncia per conservare lo spirito di novità che la fede chiede e dona?

In effetti non so se siamo capaci di vivere sempre l’una e l’altra cosa. Non so se sempre siamo capaci di vivere uno spirito di rinuncia. Mi verrebbe da dire che, per noi, la maggior parte delle volte si tratta di vivere qualcosa che non ci appartiene. Oggi tutto è un po’ dovuto, tutto è dato un po’ come frutto di qualche cosa a cui si ha diritto. Quando si riconosce il possesso di un diritto, tutti vogliamo viverlo, non certo rinunciarci! Ecco che questo spirito si riflette anche nel rapporto con le cose e con la stessa natura. Noi tutti siamo tra coloro che credono di avere ricevuto delle cose che diventano possesso, cose su cui si ha un diritto. Facciamo pochissimo riferimento al tema della rinuncia. Anzi, a volte anche una rinuncia banale rischia di diventare qualcosa di grandioso, secondo il nostro modo di vedere le cose.

Facendo questo abbiamo anche perso lo spirito della ricerca e così molto spesso ogni cosa che riguarda la fede diventa una ripetizione di qualcosa che abbiamo già vissuto, molto spesso le pratiche della fede rischiano di rinchiudere e di ingabbiare il nostro sentimento religioso. Così finiamo per fare della fede qualcosa che ci interessa molto relativamente, poiché troviamo le pratiche della fede banali, ripetitive, scontate, per niente utili al nostro modo di vivere, di pensare, di riflettere, di camminare nella storia.

Ecco: il richiamo vale proprio per noi! La fede non è questo. L’anno del Giubileo ce lo ricorda con grande forza. Il Giubileo che intende riaccendere in noi la speranza ci sta dicendo che essa si accende se noi sappiamo vivere la novità dello spirito. La fede diventa gioia, la fede diventa pace, la fede diventa occasione di bene quando noi sappiamo cercare di vivere una ricerca che motiva uno slancio sempre nuovo nelle cose di Dio. Non è una cosa facile, è vero, eppure è una cosa necessaria se non vogliamo rinchiuderci nel rischio di pensare che la fede sia sempre la stessa solita cosa! Chiediamo questa grazia al Signore, mentre ci prepariamo anche a vivere la giornata di domani, giornata del Sacro Cuore, giornata del Giubileo dei Sacerdoti.

2025-06-21T18:05:30+02:00