Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – Venerdì – Sacro Cuore di Gesù
La spiritualità di questo giorno
Oggi celebriamo la solennità del Sacro Cuore, il Giubileo dei Sacerdoti, l’inizio del triduo in preparazione alla festa patronale di San Pietro. Abbiamo molte intenzioni da tenere insieme, quindi, dinanzi al cuore di Cristo.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ez 34, 11-16
Io stesso condurrò al pascolo le mie pecore e le farò riposare. Lettura del profeta Ezechiele Così dice il Signore Dio: «Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia».
SALMO Sal 22 (23)
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla.
Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome. R
Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza. R
Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca. R
EPISTOLA Rm 5, 5-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, la speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.
VANGELO Lc 15, 3-7
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei e agli scribi questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione».
Vangelo
Anzitutto il Vangelo di questo giorno. La parabola del buon pastore è una delle immagini più belle che il Vangelo ci offre per parlarci del mistero di Cristo. Come forse sappiamo è anche la prima immagine rappresentata nell’arte: fin dal secolo secondo, l’immagine del buon pastore ha accompagnato molte rappresentazioni presenti nelle chiese. La sua origine pare sia proprio nelle catacombe di Roma. Un’immagine molto dolce. Pochi, però, sanno che una pecora adulta pesa dai 40 ai 100 kg! Lo sapeva bene il Signore, lo sapeva bene la gente a cui parlava il Signore, che aveva probabilmente anche qualche pecora. Non lo sappiamo noi che non viviamo in una società di questo genere. Quella gente capiva bene ciò che a noi deve essere ricordato. Provate a camminare con un peso del genere sulle spalle! Provate a immaginare che la pecora a cui fa riferimento il Signore non si è certo persa in un prato verde pianeggiante, ma in qualche zona semidesertica scoscesa. Provate a immaginare di camminare in un posto simile, in salita o in discesa, con un peso del genere addosso! Passa tutta la poesia! In effetti il brano del Vangelo che abbiamo letto ci sta ricordando che il Signore ha vissuto il mistero della redenzione con estrema fatica. La volontà di salvezza di Cristo, che è espressa soprattutto nella sua crocifissione, ci ricorda quanto è costato, a Cristo, redimere il mondo. Il peso della pecora, il cammino in luoghi scoscesi, ci ricordano che la passione del Signore non è stata una passeggiata. La redenzione degli uomini non è stata un’opera senza prezzo. Tutto è avvenuto grazie al Signore e grazie al suo desiderio di portare ciascuno di noi nel suo cuore. Quel cuore che oggi festeggiamo, quel cuore che onoriamo, quel cuore nel quale ha sede tutto l’amore di Cristo e che ha spinto il Signore ad affrontare qualsiasi fatica pur di portare a termine la redenzione del mondo. Noi, oggi, siamo qui a celebrare non una festa di devozionismo sbiadito, ma a ricordare quanto è costata al Signore la nostra salvezza. Se il Sacro Cuore è diventato una devozione, non deve perdere il suo senso. Se celebriamo tutti i venerdì possibili il ricordo del Sacro Cuore, è, appunto, per ricordare quanto è costata al Signore la nostra salvezza. Se siamo devoti al Sacro Cuore non è per via di qualche immagine un poco “melensa”, ma per l’amore riversato su tutti noi, su tutti gi uomini dal cuore generoso di Cristo che cerca sempre il bene per le anime. Per tutte le anime.
Ezechiele
L’immagine del buon pastore fa eco direttamente all’immagine del profeta Ezechiele, che ha ricordato come il pastore di Israele mette un cuore nuovo dentro le persone, perché tutti gli uomini sappiano amare come ama Dio, cioè senza misura. Il profeta diceva ancora che ci sarà un raduno di tutti i giusti, di tutti coloro che hanno questo cuore di carne e non un cuore di pietra per ricordare a tutti cosa può fare l’opera di Dio. Dio può fare in modo che a tutti sia data una capacità di amare senza limiti, pari solo alla capacità di amare di Dio. Tutto questo diventa possibile non per qualche sforzo particolare, non per qualche dote particolare, ma solo perché il pastore di Israele raduna gli uomini e cambia loro il cuore. Noi vediamo il realizzarsi di questa profezia in Cristo. È lui, appunto, il buon pastore che ama con amore totale, esclusivo, inesauribile. È lui il buon pastore che ama stare in compagnia delle pecore per cercare di vivere e di far vivere tutti in modo diverso: il modo di chi acquisisce lo stile di Dio. Noi tutti abbiamo avuto testimonianza di persone che hanno amato in questo modo. Sono i santi. I santi sono tutti coloro che hanno saputo amare come Dio, su strade diverse, in opere diverse, ma animati dallo stesso Spirito di Cristo che ha permesso a tutti di amare in modo nuovo. Non con quei criteri che l’uomo utilizza, ma con l’unico criterio di Dio: amare tutti, senza differenze, senza riserve. Noi, oggi, siamo qui per questo. Noi oggi siamo qui a dire che un piccolo riflesso di questo modo di amare, dovrebbe essere dentro di noi. Pur con tutti i nostri limiti e pur con tutti i nostri peccati, noi vogliamo imparare ad amare come Cristo ama. Avvinti dal suo amore, vogliamo imparare ad amare come Lui.
L’enciclica
Infine vorrei riprendere un invito che viene dall’Enciclica “Dilexit nos” che, in parte, abbiamo già avuto occasione di leggere nelle giornate eucaristiche e che è stata la guida delle meditazioni di quei giorni che abbiamo trascorso in compagnia della Santa Eucarestia.
Nei numeri 213 e 214 leggiamo: “213. È un amore che diventa servizio comunitario. Non mi stanco di ricordare che Gesù l’ha detto con grande chiarezza: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Egli ti propone di trovarlo anche lì, in ogni fratello e in ogni sorella, soprattutto nei più poveri, disprezzati e abbandonati della società. Che bell’incontro! 214. Pertanto, se ci dedichiamo ad aiutare qualcuno, non significa che ci dimentichiamo di Gesù. Al contrario, lo troviamo in un altro modo. E quando cerchiamo di sollevare e guarire qualcuno, Gesù è lì accanto a noi. Infatti, è bene ricordare che quando mandò i suoi discepoli in missione «il Signore agiva insieme con loro» (Mc 16,20). Egli è lì, lavora, lotta e fa del bene con noi. In modo misterioso, è il suo amore che si manifesta attraverso il nostro servizio, è Lui stesso che parla al mondo in quel linguaggio che a volte non può avere parole”.
Queste parole ci fanno bene perché ci ricordano che la carità del credente non è solo filantropia, non è solo attenzione all’altro, non è solo donazione per qualche causa di amore, per qualche opera buona. Il cristiano si sente animato dall’amore di Cristo, vuole imitare l’amore di Cristo che ci ha raggiunto e, per questo, vede nella persona a cui rivolge le proprie espressioni di amore, la presenza stessa di Cristo. Chi può fare così? Chi contempla il Sacro Cuore, chi si lascia invadere dall’amore di Cristo, chi si dispone ad imitare l’amore di Cristo. Ecco il cuore della meditazione che Papa Francesco ci ha lasciato e che deve, adesso, invadere il nostro cuore, perché il nostro povero e misero cuore impari ad amare come Cristo ci ha insegnato e testimoniato.
Per noi e per il nostro cammino di fede
In questo giorno viviamo un evento giubilare speciale: il Giubileo dei Sacerdoti. Non perdiamo l’occasione di seguire cosa ci dice papa Leone XIV e nemmeno l’occasione di pregare per i nostri sacerdoti, per tutti i sacerdoti che si dedicano alla cura d’anime con la loro missione. Il Signore conceda loro le grazie necessarie al loro ministero.
Così vogliamo anche cercare di vivere bene la festa patronale di San Pietro alla quale diamo inizio. Penso sia molto bello rivedere, nell’itinerario spirituale di San Pietro, un itinerario molto simile a quello di cui ci ha parlato il profeta: l’itinerario di un uomo dal cuore di pietra che si è lasciato cambiare il cuore, diventando capace non solo di seguire il Signore, ma anche di imparare ad amare come lui. A San Pietro chiediamo il medesimo dono per noi tutti e per la nostra comunità. A San Pietro chiediamo anche questo dono per tutta la S. Chiesa, perché, devota al Sacro Cuore, sia sempre testimone dell’amore di Cristo nel mondo.