sabato 25 luglio

Settimana della 8 domenica dopo Pentecoste – sabato 

La spiritualità di questo giorno

Eccoci alla grande festa della settimana. Festa di un apostolo, festa di un santo grandioso, festa di un uomo la cui devozione si è diffusa in tutta Europa anche grazie al santuario di Santiago de Compostela, meta dei grandi pellegrinaggi medioevali, ma anche odierni. Il fascino di quest’uomo e la sua santità sono ancora contagiosi e sono ancora un segno e un richiamo importante per la nostra fede.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 5, 1-9. 15
Lettura del libro della Sapienza

Il giusto starà con grande fiducia di fronte a coloro che lo hanno perseguitato e a quelli che hanno disprezzato le sue sofferenze. Alla sua vista saranno presi da terribile spavento, stupiti per la sua sorprendente salvezza. Pentiti, diranno tra loro, gemendo con animo angosciato: «Questi è colui che noi una volta abbiamo deriso e, stolti, abbiamo preso a bersaglio del nostro scherno; abbiamo considerato una pazzia la sua vita e la sua morte disonorevole. Come mai è stato annoverato tra i figli di Dio e la sua eredità è ora tra i santi? Abbiamo dunque abbandonato la via della verità, la luce della giustizia non ci ha illuminati e il sole non è sorto per noi. Ci siamo inoltrati per sentieri iniqui e rovinosi, abbiamo percorso deserti senza strade, ma non abbiamo conosciuto la via del Signore. Quale profitto ci ha dato la superbia? Quale vantaggio ci ha portato la ricchezza con la spavalderia? Tutto questo è passato come ombra e come notizia fugace. I giusti al contrario vivono per sempre, la loro ricompensa è presso il Signore e di essi ha cura l’Altissimo.

SALMO Sal 95 (96)

Gesù è il Signore; egli regna nei secoli.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome,
annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri.
Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!». R

EPISTOLA 2Cor 4, 7-15
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: Ho creduto, perciò ho parlato, anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi. Tutto infatti è per voi, perché la grazia, accresciuta a opera di molti, faccia abbondare l’inno di ringraziamento, per la gloria di Dio.

VANGELO Mt 20, 20-28
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Si avvicinò al Signore Gesù la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato». Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Vangelo

Di San Giacomo conosciamo molte cose. Sappiamo che è tra i primi chiamati. Sappiamo che condivide con il fratello Giovanni la novità di questa chiamata. Sappiamo che è insieme a Pietro ed Andrea uno di quegli uomini che, sul lago, hanno cercato di dare uno sbocco sicuro alla loro vita, divenendo soci in una piccola società di pesca.  Sappiamo anche che, fino all’ultimo, ha partecipato a quella eterna discussione che coinvolge il collegio apostolico, nel quale un po’ tutti si chiedono chi sia il più grande. Insomma, una vita composita. Anche all’ombra di quella Madre, Salome, che, certamente in buona fede, ha sostenuto o forse ha fatto lei stessa nascere nel cuore dei suoi figli, il desiderio di avere posti di onore sia in questa vita che nella vita eterna.

Sappiamo anche molte cose di Giacomo dopo la risurrezione del Signore. Egli divenne il punto di riferimento della Chiesa di Gerusalemme, sappiamo che ebbe un ruolo di primissimo piano nel Concilio di quella città e sappiamo anche che il re Erode Agrippa, nipote del più famoso Re Erode della Scrittura, lo fece perseguitare ed uccidere. Primo tra gli apostoli, a seguire la stessa vicenda di Cristo. Così si adempie veramente il Vangelo che abbiamo letto. Giacomo è tra quelli che sono stati realmente capaci di seguire il Signore, è tra quelli che hanno bevuto fino in fondo il calice amaro della passione, è tra quelli che hanno saputo dare un risvolto concreto a quella parola che, anche in loro, si era depositata. L’essere stato alla sequela del Signore in una forma particolare, l’essere associato sempre a Giovanni e a Pietro nei momenti più importanti della vita di Gesù deve aver plasmato in lui un comportamento unico e un desiderio unico di seguire il Signore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Cosa possiamo imparare da San Giacomo e cosa possiamo chiedere a San Giacomo?

Anzitutto chiediamo al Santo Apostolo di saper gustare la nostra vita. San Giacomo è un uomo che si è dato da fare, un uomo che ha speso bene i suoi talenti, un uomo che ha saputo mettere a disposizione di Dio quello che era in grado di fare. Anche noi impariamo che, nella nostra vita, siamo anzitutto chiamati a fare questo. Passa da qui la realizzazione della nostra vocazione ma anche della nostra stessa felicità.

In secondo luogo: impariamo che per dare senso a ciò che già si sa fare, occorre entrare in un orizzonte vocazionale di vita. È quello che ha fatto Giacomo, non mettendo in contrapposizione le due cose, ma dando un orizzonte più ampio e più vasto a quella vita piena di senso che già viveva. Giacomo ci insegna che solo quando si entra nell’orizzonte di una vita donata per amore, si sperimenta in toto quell’appartenenza a Dio che riempie i giorni e apre al pensiero dell’eternità.

In terzo luogo, San Giacomo ci insegna che occorre anche accettare il dolore, la sofferenza come orizzonti della vita. Senza accettare queste cose, la vita rimane come priva di qualcosa, come monca. San Giacomo insegna che anche queste realtà della vita, accettate e composte in un orizzonte personale dell’esistenza, diventano occasione per comprendere bene ciò che il Signore chiede all’esistenza di ciascuno perché si trasformi in chiamata all’eternità.

Infine credo che da San Giacomo possiamo anche imparare il valore dell’esemplarità. Giacomo non si è tirato indietro nel momento in cui gli è stata chiesta la vita. Non si è tirato indietro quando è stato chiesto alla sua persona di seguire il Signore fino in fondo, con la condivisione di quel calice che fu, davvero, amaro. Impariamo anche noi ad essere di esempio per gli altri e ad accettare anche il mistero della sofferenza che, in diverse forme, accompagna la vita dell’uomo.

San Giacomo ci insegni, infine, anche ad amare la nostra terra, l’Europa. Se la sua tomba è meta di continui pellegrinaggi, è anche per quel senso di santuario europeo che, nel corso dei secoli, Santiago de Compostela ha saputo darsi. Impariamo anche noi ad amare questa terra che ha accolto la predicazione degli apostoli. Scopriremo meglio la verità del Vangelo e come aderire ad essa.

2026-07-17T08:32:28+02:00