9 dopo Pentecoste
Introduzione
- Mi ritengo anche io un vaso di creta?
- Quale tesoro ospito in me?
Le letture di questa domenica che ci fa concludere il mese di luglio sono un vero tesoro e ci aiutano a rileggere le nostre storie che sono un insieme di splendore e di miseria, di santità e di peccato, di amore per la vita e di difficoltà nel vivere.
La Parola di Dio
LETTURA 2Sam 12, 1-13
Lettura del secondo libro di Samuele
In quei giorni. Il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui». Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Io ti ho unto re d’Israele e ti ho liberato dalle mani di Saul, ti ho dato la casa del tuo padrone e ho messo nelle tue braccia le donne del tuo padrone, ti ho dato la casa d’Israele e di Giuda e, se questo fosse troppo poco, io vi aggiungerei anche altro. Perché dunque hai disprezzato la parola del Signore, facendo ciò che è male ai suoi occhi? Tu hai colpito di spada Uria l’Ittita, hai preso in moglie la moglie sua e lo hai ucciso con la spada degli Ammoniti. Ebbene, la spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Uria l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”». Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai».
SALMO Sal 31 (32)
Ridonami, Signore, la gioia del perdono.
Beato l’uomo a cui è tolta la colpa
e coperto il peccato.
Beato l’uomo a cui Dio non imputa il delitto
e nel cui spirito non è inganno. R
Ti ho fatto conoscere il mio peccato,
non ho coperto la mia colpa.
Ho detto: «Confesserò al Signore le mie iniquità»
e tu hai tolto la mia colpa e il mio peccato. R
Tu sei il mio rifugio, mi liberi dall’angoscia,
mi circondi di canti di liberazione.
Rallegratevi nel Signore ed esultate, o giusti!
Voi tutti, retti di cuore, gridate di gioia! R
EPISTOLA 2Cor 4, 5b-14
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù. E Dio, che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse nei nostri cuori, per far risplendere la conoscenza della gloria di Dio sul volto di Cristo. Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi. In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo. Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo consegnati alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nella nostra carne mortale. Cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita. Animati tuttavia da quello stesso spirito di fede di cui sta scritto: «Ho creduto, perciò ho parlato», anche noi crediamo e perciò parliamo, convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui insieme con voi.
VANGELO Mc 2, 1-12
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati». Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito presa la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
Samuele
Partiamo, come sempre in questo tempo dopo Pentecoste dalla prima lettura che è quella che dà il tono al tema spirituale di queste domeniche. Abbiamo un caso. Il caso di davide. Davide che era pastore, Davide che era l’ultimo dei figli di Iesse, Davide che si è stabilito alla corte di Saul come suonatore di cetra, Davide che è stato in tutto benedetto da Dio e, ora è lui stesso Re. Re potente e famoso, colui che ha dilatato i confini del regno vincendo tutte le guerre che ha fatto, Davide che ha consolidato il regno che non è più solo un insieme di tribù. Davide che, insomma, ha avuto tutto ed è stato vincente su ogni fronte. Eppure, al grande Re, è bastata la visione di una donna giovane e bella per venir meno a molti suoi convincimenti e propositi. Egli ha tradito il suo matrimonio, ha avuto un figlio con una donna presto portata a corte ma, comunque, dopo l’omicidio di suo marito, per altro amico intimo di Davide. Eccolo, ora, nella lettura, ritratto non nel colmo del suo splendore, ma nella sua misera. Lui, grande e stimato re, è stato capace di commettere crimini terribili; è un fedifrago, un traditore di amici, un omicida, un uomo che pensa di avere tutto nelle sue mani e cerca di salvare il suo onore con tutte le sue forze e solo con quelle. Occorre la figura del profeta Natan che, venendo a corte, smascheri il peccato di Davide che, al di là delle singole fattispecie, è, poi, in fondo, il peccato di orgoglio. Davide che vuole salvare a tutti i costi la sua immagine, Davide che pensa di essere il solo che ha le forze per uscire dalla situazione difficile che ha creato, Davide che non guarda più a Dio, non pensa più a Dio ma punta tutto e solo sulle sue forze, ci dice che, nella vita, si può finire così: chiusi al mistero di Dio, incuranti della sua opera, immersi in un insieme di peccato che rimane nella sua interezza fino a quando non ci si rimette nelle mani di Dio. La vera grandezza di Davide non è quella delle sue imprese, ma quella che lo porta a dire, davanti al profeta: “ Signore ho peccato”. È qui che si vede tutta la sua grandezza e tutto il suo splendore. Quella grandezza che aprirà, proprio per lui, caduto così in basso, le porte della misericordia e del perdono di Dio.
Vangelo
Lo capiamo anche dal Vangelo, che ci riporta il caso di quest’uomo, opposto a Davide. Un uomo da nulla, un paralitico, un uomo che, nella vita, non ha potuto fare niente di grande. Un uomo che ha avuto solo un desiderio: guarire. Ecco la sua forza. Quella forza che lo porta a chiedere ai suoi amici o parenti di portarlo davanti a Gesù, quella forza che non si arrende nemmeno davanti all’evidenza: non c’è posto davanti alla porta del Signore, quella forza che spinge questi uomini a scoperchiare il tetto per calare quest’uomo proprio davanti a Gesù. È l’opposto di Davide. Se Davide ha fuggito la presenza di Dio, pieno di orgoglio e di desiderio di salvarsi da solo, il paralitico è l’esaltazione di un uomo che non fa altro e non vuole altro che cercare la presenza di Dio alla quale consegnare la sua persona. Proprio per questo riceve quel dono di misericordia che è salute dell’anima – la remissione dei peccati – e salute del corpo – la guarigione fisica.
Corinti
Così anche un uomo della grandezza di san Paolo rilegge la sua storia e la sua vita spirituale. Paolo sa bene di essere un peccatore, eppure rilegge anche la storia della sua anima scoprendone la grandezza. Per questo dice quelle parole bellissime che noi abbiamo letto: “Abbiamo un tesoro in vasi di creta”. Paolo sa bene che anche lui stesso è un tesoro, eppure questo tesoro è dentro un corpo fragile, dentro una vita che sfugge. Non solo dal punto di vista fisico, per cui si invecchia e le forze diminuiscono, ma anche dal punto di vista spirituale. Tutti siamo anime pronte al peccato. La consapevolezza di Paolo è ancora più forte: “siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. Paolo sa già che ogni uomo che ha fede, ogni uomo che ha accolto Cristo è così: un uomo che vien emesso alla prova ma anche non soccombe; un uomo che rimane sconvolto da molte cose che possono capitare nella vita ma senza mai perdere la speranza. Quella speranza che viene dal Risorto. La fragilità di un uomo, che porta al peccato, non è però mai abbandonata a sé stessa: sempre c’è quella presenza di Dio che diventa compagnia, conforto, aiuto, soluzione ai diversi problemi che la vita porta con sé. Possiamo essere anche colpiti da diverse cose, ci ricordava Paolo, ma dobbiamo essere sempre pronti a risollevarci, perché l’amore di Dio regni sovrano dentro di noi. Ecco cosa significa avere un tesoro in vasi di creta. Significa sapere che siamo capaci delle cose più grandi ma anche delle meschinità più profonde. Tutto, però, è nelle mani di Dio che solleva e sostiene ogni cosa. Anche il peccato più profondo.
Perchè la Parola dimori in noi
- Abbiamo questa consapevolezza?
- Anche noi sapremmo definirci vasi di creta con dentro un tesoro?
In questa domenica siamo invitati a pensare a questo. Anche noi abbiamo molte e diverse fragilità. Ciascuno ha la fragilità del suo peccato. Ciascuno ha le fragilità del suo carattere. Ciascuno ha le fragilità del suo corpo, che coinvolgono la salute, il carattere, le relazioni… siamo tutti diversi, ma è vero che tutti siamo proprio come dei vasi di creta: fragili.. qualsiasi nome prenda questa fragilità, è vero che siamo tutti fragili. Ma è altrettanto vero che è il Signore che prende le nostre fragilità, soprattutto le fragilità dell’anima, e le rinsalda, le risana, permette alle nostre anime di essere pronti a vivere come figli amati in attesa della piena rivelazione del mistero di Dio. Così credo che anche per noi sia bello poter ripetere le parole di San Paolo: siamo colpiti da diverse cose della vita, ma non uccisi. Siamo disprezzati per molte cose, ma non siamo mai finiti. Cadiamo a terra, per molti versi, eppure dobbiamo essere sempre pronti a rialzarci. Insomma, questa domenica è una domenica di grande speranza. Dobbiamo solo vigilare per non cadere nel peccato di Davide, il peccato di orgoglio. È quando pensiamo di farcela con le nostre forze che siamo finiti. È quando mettiamo tutto nelle mai di Dio che scopriamo la nostra forza, la nostra bellezza, la nostra grandezza. Anche nelle grandi meschinità della vita o nelle grandi fragilità dell’esistenza.
In questo giorno di festa per Sant’Anna, che è anche giorno mondiale per riflettere sull’anzianità nel giorno che la chiesa dedica al ricordi dei nonni, ci aiuta anche il papa. Leone XIV ci ricorda che proprio l’anzianità è tempo in cui emergono tutte le fragilità della vita dell’uomo. Eppure, come ricorda nella “Magnifica humanitas”, “in un’epoca che tende a velocizzare e frammentare, la carne umana continua a chiedere di essere curata e riconosciuta da mani capaci di tenerezza, da menti attente e da parole buone. La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità”. La grandezza dell’uomo, la splendida umanità da cercare anche nel tempo della anzianità, è, dunque, quella che esprime prossimità e cura per tutte quelle forme di fragilità che mergono nella vita anziana.
Preghiamo, dunque, per tutti i nonni. Esprimiamo l’affetto che portiamo per loro. Rendiamoci anche però attenti a raccoglierne le fragilità della vita, per essere sempre pronti a condividere anche le altre gioie dell’esistenza. Quell’esistenza che sarà bella e utile se ci sentiremo sempre vasi di creta riempiti dalla grazia di Dio.