Settimana della 4 domenica dopo il martirio – Giovedì
La spiritualità di questo giorno
Sant’Anàtalo, secondo la tradizione, è il primo dei Santi Vescovi di Milano. Oggi la Chiesa intende farci ricordare non solo il primo di loro, l’origine di tutti i Santi Vescovi della Chiesa ambrosiana, ma anche tutti coloro che non sono ricordati nel calendario, vuoi perché sono tanti, vuoi perché ricordiamo anche tutti quei Vescovi che sono sì santi ma che non sono stati proclamati santi ufficialmente dalla Chiesa. Credo che la disposizione dell’animo che tutti dobbiamo avere sia quella di chi vuole capire che davvero siamo in una nuvola di testimoni davvero benedetta. La Chiesa di Milano è prediletta anche per questo altissimo numero di santi pastori che hanno permesso alla nostra terra di ricevere frutti abbondantissimi di fede. È con questo stato d’animo che rileggiamo insieme le Scritture e che ci disponiamo alla preghiera.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ger 33, 17-22
Lettura del profeta Geremia
Così dice il Signore: «Non mancherà a Davide un discendente che sieda sul trono della casa d’Israele; ai sacerdoti leviti non mancherà mai chi stia davanti a me per offrire olocausti, per bruciare l’incenso in offerta e compiere sacrifici tutti i giorni». Fu rivolta poi a Geremia questa parola del Signore: «Dice il Signore: Se voi potete infrangere la mia alleanza con il giorno e la mia alleanza con la notte, in modo che non vi siano più giorno e notte, allora potrà essere infranta anche la mia alleanza con il mio servo Davide, in modo che non abbia più un figlio che regni sul suo trono, e quella con i leviti sacerdoti che mi servono. Come non si può contare l’esercito del cielo né misurare la sabbia del mare, così io moltiplicherò la discendenza di Davide, mio servo, e i leviti che mi servono».
SALMO Sal 8
Li hai coronati di gloria e di onore.
O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza. R
Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato,
che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi,
il figlio dell’uomo, perché te ne curi? R
Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi. R
EPISTOLA Eb 13, 7-17
Lettera agli Ebrei
Fratelli, ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la parola di Dio. Considerando attentamente l’esito finale della loro vita, imitatene la fede. Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre! Non lasciatevi sviare da dottrine varie ed estranee, perché è bene che il cuore venga sostenuto dalla grazia e non da cibi che non hanno mai recato giovamento a coloro che ne fanno uso. Noi abbiamo un altare le cui offerte non possono essere mangiate da quelli che prestano servizio nel tempio. Infatti i corpi degli animali, il cui sangue viene portato nel santuario dal sommo sacerdote per l’espiazione, vengono bruciati fuori dell’accampamento. Perciò anche Gesù, per santificare il popolo con il proprio sangue, subì la passione fuori della porta della città. Usciamo dunque verso di lui fuori dell’accampamento, portando il suo disonore: non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura. Per mezzo di lui dunque offriamo a Dio continuamente un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. Non dimenticatevi della beneficenza e della comunione dei beni, perché di tali sacrifici il Signore si compiace. Obbedite ai vostri capi e state loro sottomessi, perché essi vegliano su di voi e devono renderne conto, affinché lo facciano con gioia e non lamentandosi. Ciò non sarebbe di vantaggio per voi.
VANGELO Mt 7, 24-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
Geremia
La condizione della nostra Chiesa che ho appena ricordato è molto simile a quella di Israele. Anche in Israele non sono mai mancate persone di grande spicco, guide molto autorevoli che hanno vissuto un rapporto del tutto singolare con Dio divenendo esempio per il popolo. Fu merito di Israele? È merito nostro se ci sono capitati così tanti grandi e Santi Vescovi? No, affatto! È merito di Dio che dice, per mezzo del profeta, che anche se gli uomini tentano di infrangere l’alleanza con lui tutti i giorni e in modo molto provocatorio, non manca mai lo sguardo di Dio fatto di benevolenza e di amore per il suo popolo. Dovremmo aggiungere noi, anche per la sua Chiesa. Così il profeta e tutta la storia della Chiesa ci stanno davvero insegnando e testimoniando che non siamo mai soli, non siamo mai abbandonati, non siamo mai dimenticati. Le tante storie di santità del nostro tempo e della nostra Chiesa ci dicono e ci ricordano che Dio ci accompagna, ci guida, non ci lascia mai soli. È il suo amore provvidente e paterno che ci chiama a sé in modo sempre nuovo e forte.
Ebrei
La lettera agli Ebrei, che abbiamo letto come epistola, ci ricorda quello che, per tutti noi, deve essere percepito anche come un dovere. Noi abbiamo il dovere di ricordarci dei nostri “capi”, perché riconosciamo in essi il ruolo di guide autorevoli e forti. I “capi” sono coloro che hanno la responsabilità del gregge. Credo che, sia guardando molto indietro nella storia che concentrandoci sulla storia più recente, possiamo davvero vedere come Dio non ci abbia mai dimenticato e abbia preso sempre sul serio il cammino di Chiesa che Milano ha saputo compiere per sua grazia. Se la Chiesa di Milano è stata ed è esempio a molti, lo è per le figure di santità che la abitano. Ecco perché con la preghiera del “ricordo”, dovremmo anche fare la preghiera per l’oggi, chiedendo a Dio di continuare a farci scrivere quella storia di santità che abbiamo iniziato fin dal secolo terzo.
Vangelo
Conclude il ciclo di letture di oggi il Vangelo – notissimo – della casa sulla roccia. Possiamo dire che la nostra Chiesa è casa sulla roccia. Lo diciamo pensando al Duomo, lo diciamo pensando agli uomini che hanno reso grande la nostra Chiesa. Credo che sia davvero così: se la nostra Chiesa è punto di riferimento per noi tutti e per i fedeli di mezzo mondo, è perché riconosciamo che essa è stata edificata in modo da rimanere in piedi anche nelle tempeste dei tempi. La Chiesa di Milano ne ha vissute di tutti i colori come gli uomini che abitano nel suo territorio: persecuzioni, invasioni di barbari, di popoli, guerre, carestie e pestilenze in ogni secolo… distruzioni anche recentissime… eppure la Chiesa di Milano non è mai morta sotto queste cose, ma è sempre rimasta in piedi, venendo ricostruita dopo ogni singola distruzione. Ecco perché credo che sia davvero molto bello che oggi noi vediamo la nostra Chiesa in questa immagine di casa costruita sopra la roccia.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Le Scritture, in fondo, ci hanno detto che occorre essere grati a Dio per quanto abbiamo ricevuto. Su questo penso che siamo veramente tutti d’accordo! Non credo che nessuno di noi voglia dire il contrario! Però dalle letture dovremmo anche ricavare che è un compito costruire una Chiesa così! Il compito è di tutti! Grati per quanto abbiamo ricevuto, non possiamo solo pensare che siamo stati fortunati! Dobbiamo trasformare il dono che abbiamo ricevuto in compito che deve permettere a ciascuno di noi di vivere bene il tempo presente, sentendoci tutti chiamati a mettere una pietra in più in questa casa già costruita sopra la roccia. Ecco il perché della preghiera per i responsabili della Chiesa di Milano di oggi, che possiamo fare in questo giorno. Ecco il perché di una preghiera per noi, fedeli di una semplice comunità pastorale, perché possiamo continuare il cammino di altri e costruire quella scia di fede che ha fatto tanto parlare della nostra Chiesa. Sentiamoci tutti chiamati a questa responsabilità. Solo così sapremo di avere ricevuto tanto e, per questo, come dice il Signore nel Vangelo, di dover restituire molto di più!