Settimana della quinta domenica di Quaresima – giovedì
Introduzione
Dopo la festa dell’Annunciazione, riprendiamo e concludiamo la storia di Giuseppe.
La Parola di Dio
GENESI 50, 16-26
Lettura del libro della Genesi
In quei giorni. I fratelli mandarono a dire a Giuseppe: «Tuo padre prima di morire ha dato quest’ordine: “Direte a Giuseppe: Perdona il delitto dei tuoi fratelli e il loro peccato, perché ti hanno fatto del male!”. Perdona dunque il delitto dei servi del Dio di tuo padre!». Giuseppe pianse quando gli si parlò così. E i suoi fratelli andarono e si gettarono a terra davanti a lui e dissero: «Eccoci tuoi schiavi!». Ma Giuseppe disse loro: «Non temete. Tengo io forse il posto di Dio? Se voi avevate tramato del male contro di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene, per compiere quello che oggi si avvera: far vivere un popolo numeroso. Dunque non temete, io provvederò al sostentamento per voi e per i vostri bambini». Così li consolò parlando al loro cuore. Giuseppe con la famiglia di suo padre abitò in Egitto; egli visse centodieci anni. Così Giuseppe vide i figli di Èfraim fino alla terza generazione e anche i figli di Machir, figlio di Manasse, nacquero sulle ginocchia di Giuseppe. Poi Giuseppe disse ai fratelli: «Io sto per morire, ma Dio verrà certo a visitarvi e vi farà uscire da questa terra, verso la terra che egli ha promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe». Giuseppe fece giurare ai figli d’Israele così: «Dio verrà certo a visitarvi e allora voi porterete via di qui le mie ossa». Giuseppe morì all’età di centodieci anni; lo imbalsamarono e fu posto in un sarcofago in Egitto.
SALMO Sal 118 (119), 145-152
Risplenda su noi, Signore, la luce del tuo volto.
Invoco con tutto il cuore: Signore, rispondimi;
custodirò i tuoi decreti.
Io t’invoco: salvami
e osserverò i tuoi insegnamenti. R
Precedo l’aurora e grido aiuto,
spero nelle tue parole.
I miei occhi precedono il mattino,
per meditare sulla tua promessa. R
Ascolta la mia voce, secondo il tuo amore;
Signore, fammi vivere secondo il tuo giudizio.
Si avvicinano quelli che seguono il male:
sono lontani dalla tua legge. R
Tu, Signore, sei vicino;
tutti i tuoi comandi sono verità.
Da tempo lo so: i tuoi insegnamenti
li hai stabiliti per sempre. R
PROVERBI 31, 1. 10-15. 26-31
Lettura del libro dei Proverbi
Parole di Lemuèl, re di Massa, che apprese da sua madre. Una donna forte chi potrà trovarla? Ben superiore alle perle è il suo valore. In lei confida il cuore del marito e non verrà a mancargli il profitto. Gli dà felicità e non dispiacere per tutti i giorni della sua vita. Si procura lana e lino e li lavora volentieri con le mani. È simile alle navi di un mercante, fa venire da lontano le provviste. Si alza quando è ancora notte, distribuisce il cibo alla sua famiglia e dà ordini alle sue domestiche. Apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà. Sorveglia l’andamento della sua casa e non mangia il pane della pigrizia. Sorgono i suoi figli e ne esaltano le doti, suo marito ne tesse l’elogio: «Molte figlie hanno compiuto cose eccellenti, ma tu le hai superate tutte!». Illusorio è il fascino e fugace la bellezza, ma la donna che teme Dio è da lodare. Siatele riconoscenti per il frutto delle sue mani e le sue opere la lodino alle porte della città.
VANGELO Gv 7, 43-53
Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Tra la gente nacque un dissenso riguardo al Signore Gesù. Alcuni di loro volevano arrestarlo, ma nessuno mise le mani su di lui. Le guardie tornarono quindi dai capi dei sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto qui?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato così!». Ma i farisei replicarono loro: «Vi siete lasciati ingannare anche voi? Ha forse creduto in lui qualcuno dei capi o dei farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Allora Nicodèmo, che era andato precedentemente da Gesù, ed era uno di loro, disse: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?». Gli risposero: «Sei forse anche tu della Galilea? Studia, e vedrai che dalla Galilea non sorge profeta!». E ciascuno tornò a casa sua.
La Parola di Dio
Perdona il delitto dei tuoi fratelli…
Sorveglia l’andamento della sua casa…
Mai un uomo ha parlato così…
I fratelli ci riprovano! Sono un po’ sempre gli stessi. I fratelli di Giuseppe, una volta morto il padre Giacobbe, hanno paura. Paura che Giuseppe cambi il suo modo di essere verso di loro. Paura che, morto il padre e terminata l’emergenza della carestia, ora, egli possa guardare con occhio cattivo la loro presenza, le loro famiglie e quindi decidere per una sorte diversa. Per questo cercano di mettere sulle labbra di Giacobbe ormai morto una parola che invita al perdono, per essere sicuri che Giuseppe non cambi idea almeno per rispetto al padre. In fondo non hanno capito poi molto. Erano stati loro l’origine delle sventure di Giuseppe e ora temono per la possibile loro sventura. Invece di affidarsi a Dio, come Giuseppe fa e testimonia, essi cercano di fare tutto da soli. Ancora una volta sono tutti coalizzati, questa volta non contro Giuseppe, ma per sostenersi l’uno con l’altro e per avere la meglio in una situazione comunque di grande difficoltà e fatica, nonostante quello che c’è già stato.
In realtà di tutto questo non c’è alcun bisogno. Non c’è bisogno di ricorrere a Giacobbe, non c’è bisogno di far tornare alla mente le sue ultime volontà, non c’è bisogno di avere ancora nuove garanzie. Non c’è bisogno di tutto questo, perché Giuseppe è veramente un uomo libero. Ciò che ha deciso l’ha deciso dal suo cuore e in modo conforme a quello che è il suo percorso di fede. Giuseppe non arretra di un millimetro sulla sua posizione perché è saldo nella verità. Non ha nessun ripensamento, non ha mai pensato a rimettere in discussione tutto, non ha mai desiderato fare finta, insegnare una realtà che, poi, non è. Giuseppe è l’uomo tutto d’un pezzo che ha rimesso tutta la sua causa in Dio e che non ha bisogno di alcuna cosa per perseverare nella sua linea. Egli l’ha deciso e la sua storia ne è testimonianza.
Giuseppe è l’uomo della gratuità. Egli non chiede niente in cambio per quello che fa. Usa della sua posizione e di ciò che questa posizione gli permette di avere solo per un aiuto sincero, libero, gratuito, generoso. Non gli interessa altro.
Sono i fratelli che sono sempre un po’ meschini perché non rientrano affatto in questo orizzonte di gratuità. Il loro interessamento continua ad essere per la loro situazione, per le loro vite, per le loro famiglie. È vero che anche essi si sono convertiti, ma la loro conversione è comunque limitata. C’è un interesse personale che rimane presente dentro di loro. Giuseppe è libero anche da questo. Ed è per questo che continua ad essere apprezzato dal Faraone e non solo. Anche gli stranieri riconoscono che in lui è all’opera uno spirito di gratuità che non ha pari. Uno spirito di gratuità del tutto singolare perché viene da Dio.
Davvero di Giuseppe si può già dire quello che, secoli dopo, si dirà di Gesù: “Mai un uomo ha parlato così”. Giuseppe parla con quella grazia che sarà di Cristo, Giuseppe agisce con quella libertà che sarà di Cristo, Giuseppe pensa con quella benevolenza che appartiene solo a Dio. Giuseppe è l’uomo che si lascia illuminare da Dio e che diventa, per coì dire, come Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che la provocazione sia fortissima e continui per noi in modo costante. Noi abbiamo alle spalle diversi anni di vita cristiana. Forse qualcuno ha già alle spalle quasi tutta la vita. Naturalmente avvertiamo un po’ di distanza da questo modo di fare. Credo che tutti ci chiediamo: ma come si fa ad essere così? Come si fa ad essere così liberi, come si fa ad essere così puri, come si fa ad essere così capaci di fare del bene anche a chi ci ha fatto del male? Credo che un po’ a tutti questa lettura suoni come qualcosa di altissimo, quasi lontano, tanto è alta la meta alla quale propone di arrivare.
Come fare? La risposta è una sola: lasciando che la Parola agisca dentro di noi. Ecco perché occorre leggere e rileggere queste grandi storie della Genesi e lasciare che ci trasformino, così come solo la Parola è capace di fare.
Credo che questa sia anche la conclusione più bella a cui può approdare la nostra Quaresima. Domani è venerdì e, come sappiamo, celebriamo la Parola nel Vespero. Poi inizierà la settimana autentica, con un ciclo di letture completamente diverso da quello che ci ha tenuto compagnia per questi giorni santi.
Abbiamo riflettuto molto sul tema delle relazioni. Cosa dire in conclusione?
- Apprezziamo la bellezza della Parola e soprattutto del Primo Testamento. Quest’anno mi pare di aver messo in luce la profondità della parola della Genesi che è per tutti un punto di riferimento sicuro ed importantissimo. Torniamo a questa parola come a un tesoro da custodire sempre. Credo che questa sia la prima conclusione a cui arrivare e alla quale attingere con fiducia.
- Scoprire che le relazioni sono un universo. Mi pare che questo sia un secondo punto cardine della nostra Quaresima. Le relazioni hanno mille sfaccettature, hanno mille richiami e tutti noi siamo chiamati a tenere sempre in grandissima considerazione tutte queste sfaccettature e richiami. Non possiamo mai dire che una relazione possa essere rinchiusa in un determinato perimetro e recinto. Non possiamo mai concludere una relazione del tutto… le relazioni ci sfuggono, hanno sempre qualcosa da dirci, da rivelarci, da donarci…
- Impariamo che anche la comunità cristiana è fatta di relazioni e la stessa comunità non è esente da fatiche, tensioni, difficoltà di ogni genere e tipo. Credo che anche tenere sott’occhio questa dimensione sia del tutto importante, così che anche nella settimana santa che sta per iniziare, possiamo mettere davanti a Dio le nostre negligenze, le nostre difficoltà, le nostre piccolezze…
- Inizierei la settimana santa dicendo che Dio è più grande di ogni cosa e, con la sua provvidenza, ci sa condurre dove lui solo sa e dove solo lui vuole. Come Giuseppe ci ha insegnato in questi ultimi giorni.
Chiediamo a Dio la sua benedizione perché possiamo vivere questi giorni santi alla luce di tutto quello che la Parola ci ha insegnato e donato.
Perchè la Parola dimori in noi
- Credo nella provvidenza di Dio?
- Come posso entrare in questa settimana santa sorretto dalla rivelazione di questa Parola?