Mercoledì 26 aprile

Settimana della 3 domenica di Pasqua- mercoledì 

La spiritualità di questo giorno

La mormorazione costruttiva.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 6, 1-7
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

SALMO Sal 32 (33)

Beato chi dimora, Signore, nel tuo tempio santo.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate. R

Retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra. R

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R

VANGELO Gv 6, 1-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù passò all’altra riva del mare di Galilea, cioè di Tiberìade, e lo seguiva una grande folla, perché vedeva i segni che compiva sugli infermi. Gesù salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva quello che stava per compiere. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo». Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato. Allora la gente, visto il segno che egli aveva compiuto, diceva: «Questi è davvero il profeta, colui che viene nel mondo!». Ma Gesù, sapendo che venivano a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sul monte, lui da solo.

Atti

La mormorazione, normalmente, è dannosa. Essa tiene il posto del pettegolezzo, della parola che circola furtiva, della parola che produce danno perché deride, divide, insinua, produce del male. La pagina degli Atti di oggi ci parla, al contrario, di una mormorazione costruttiva, ricordandoci quello che accadde. Accadde che, nella prima comunità, ci fu un confronto serrato tra coloro che si erano convertiti provenendo dal paganesimo e coloro che provenivano dal giudaismo. Questi ultimi erano il gruppo più numeroso e, come spesso accade, sembrò a taluni che questo gruppo fosse privilegiato nei confronti degli altri. Specialmente per quanto attiene alla divisione degli aiuti per i poveri. Probabilmente la voce era un poco esagerata, ma gli apostoli prestarono attenzione a quella voce, non censurandola, non limitandola, ma domandandosi come poter rispondere alla luce di ciò che il Signore aveva insegnato. È così che nacquero i diaconi, ovvero persone che si sarebbero interessate della distribuzione degli aiuti ai poveri, ma anche alla predicazione della Parola di Dio. Era chiaro, nella primitiva comunità apostolica, che qualsiasi forma di aiuto, qualsiasi forma di carità, doveva nascere dalla fede, dalla testimonianza di una comunità, dalla costante capacità di ricorrere alla Parola di Dio e alla preghiera. Una mormorazione che porta frutto.

Vangelo

Anche dalla narrazione evangelica possiamo far scaturire qualcosa del genere. Perché quel giorno, nel deserto, dopo la predicazione del Signore, devono essere nate molte mormorazioni. Il Vangelo non ce le riporta, ma è facile pensare a chi ebbe a lamentarsi della fatica, chi della lunga predicazione del Signore, chi del lungo cammino, chi della fame… certamente divenne anche fonte di lamentazione quella sorta di “condivisione forzata” per cui vennero presi i cinque pani e i due pesci da un ragazzo che era lì per ascoltare e, forse, per realizzare qualche affare con i suoi pani. Ma di tutto questo non rimane traccia, perché quei pani, messi a disposizione, con il gesto e con la parola del Signore, divennero pane per tutti, pesce per tutti. Condivisione miracolosa. Condivisione che divenne forza, sostegno, luce. Condivisione che è già preannuncio di quello che il Signore farà con l’Ultima Cena. Perché la condivisione dei pani e dei pesci è già miracolo che rimanda all’Ultima Cena e all’istituzione dell’Eucarestia.

Il nostro cammino di fede

Ci sono quindi dei casi nei quali la condivisione, la capacità di riflettere insieme, l’ascolto onesto della Parola di Dio, sono capaci di recuperare quelle parole anche sovrabbondanti di mormorazione che, altrimenti, sarebbero state occasione di divisione, di isolamento, di solitudine, di rovina. È per questo che la Parola di Dio ci parla anche di questi casi, senza nascondere che in una comunità queste cose sono all’ordine del giorno. Non occorre censurare queste parole, queste dicerie, queste lamentazioni, mormorazioni.

Piuttosto occorre chiedersi cosa intendono rivelare del vissuto di una comunità e, soprattutto, occorre chiedersi cosa il Signore stia dicendo a ciascuno, cosa il Signore stia chiedendo anche ad una comunità che, nel suo nome, vuole continuare la missione di Cristo nel mondo. Comunità perfette non ne esistono. Esistono comunità che si lasciano interpellare dal vissuto dei credenti e sanno trovare soluzioni diverse per tutti i problemi che nascono, e comunità autoreferenziali, chiuse in sé stesse che, alla fine, chiudendo le porte di fronte ai problemi che nascono o che si riscontrano, muoiono. Il problema non è dunque non far nascere mormorazioni perché rovinano il clima di una comunità, ma chiedersi cosa Dio stia dicendo anche attraverso quelle parole magari esagerate, non del tutto vere, ma nemmeno del tutto prive di fondamento.

La soluzione a questo genere di parole è, comunque e sempre, l’Eucarestia. Dove c’è condivisione della Parola di Dio, dove c’è gusto per la preghiera, dove c’è attenzione ai cammini di ciascuno, dove c’è condivisione della carità e dove tutti ci si ciba dell’unico santo e prezioso corpo del Signore, non ci può essere chiusura totale, impossibilità di soluzione, ripiegamento su sé stessi. Dove c’è la presenza fisica del Signore nascono soluzioni, si inventano cammini, si trovano risorse per dare origine anche a nuove istituzioni o forme di ministero che possono garantire la vitalità della Chiesa stessa.

Intenzioni di preghiera

Oggi, allora, preghiamo per questa vitalità della Chiesa. Preghiamo perché sappiamo essere noi tutti accorti di fronte alle mormorazioni del nostro tempo, avendo l’umiltà di chiedere a Dio cosa stanno dicendo rispetto al nostro vissuto e alla nostra pratica ecclesiale. Chiediamo al Signore la forza e la grazia, o, se volete il coraggio, di essere sempre più pronti a rispondere con la forza della vita evangelica a tutte quelle istanze che ogni tempo porta con sé. Il Signore, che ci dona di camminare in mezzo agli uomini del nostro tempo, con la sua Eucarestia, sarà sempre il sostegno e la forza di tutti coloro che agiscono per il bene di una comunità e per la vitalità della Chiesa.

2023-04-14T14:52:09+02:00