Lunedì 26 giugno

Settimana della 4  domenica dopo Pentecoste – lunedì 

La spiritualità di questo giorno

Questa settimana per noi è particolare perché, a partire da giovedì, giorno proprio della festa dei santi apostoli Pietro e Paolo, iniziamo la festa di San Pietro. Occasione per pregare, occasione per incontrarci, occasione per stare insieme. È anche alla luce di questa festa che rileggiamo le Scritture di oggi.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 4, 21-31
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè disse a tutto Israele: «Il Signore si adirò contro di me per causa vostra e giurò che io non avrei attraversato il Giordano e non sarei entrato nella buona terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti in eredità. Difatti io morirò in questa terra, senza attraversare il Giordano; ma voi lo attraverserete e possederete quella buona terra. Guardatevi dal dimenticare l’alleanza che il Signore, vostro Dio, ha stabilito con voi e dal farvi alcuna immagine scolpita di qualunque cosa, riguardo alla quale il Signore, tuo Dio, ti ha dato un comando, perché il Signore, tuo Dio, è fuoco divoratore, un Dio geloso. Quando avrete generato figli e nipoti e sarete invecchiati nella terra, se vi corromperete, se vi farete un’immagine scolpita di qualunque cosa, se farete ciò che è male agli occhi del Signore, tuo Dio, per irritarlo, io chiamo oggi a testimone contro di voi il cielo e la terra: voi certo scomparirete presto dalla terra in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano. Voi non vi rimarrete lunghi giorni, ma sarete tutti sterminati. Il Signore vi disperderà fra i popoli e non resterete che un piccolo numero fra le nazioni dove il Signore vi condurrà. Là servirete a dèi fatti da mano d’uomo, di legno e di pietra, i quali non vedono, non mangiano, non odorano. Ma di là cercherai il Signore, tuo Dio, e lo troverai, se lo cercherai con tutto il cuore e con tutta l’anima. Nella tua disperazione tutte queste cose ti accadranno; negli ultimi giorni però tornerai al Signore, tuo Dio, e ascolterai la sua voce, poiché il Signore, tuo Dio, è un Dio misericordioso, non ti abbandonerà e non ti distruggerà, non dimenticherà l’alleanza che ha giurato ai tuoi padri».

SALMO Sal 88 (89)

Il tuo amore, Signore, rimane per sempre.

Canterò in eterno l’amore del Signore,
di generazione in generazione
farò conoscere con la mia bocca la tua fedeltà,
perché ho detto: «È un amore edificato per sempre;
nel cielo rendi stabile la tua fedeltà». R

Se violeranno i miei statuti
e non osserveranno i miei comandi,
punirò con la verga la loro ribellione
e con flagelli la loro colpa. R

Ma non annullerò il mio amore
e alla mia fedeltà non verrò mai meno.
Non profanerò la mia alleanza,
non muterò la mia promessa. R

VANGELO Lc 6, 39-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli una parabola: «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Deuteronomio

Questa pagina della Scrittura non è e non vuole essere solo il ricordo di quello che avvenne ai tempi dell’Esodo, ovvero non vuole solo narrarci della perfetta identificazione di Mosè con il popolo di Israele, prendendone sempre le difese, perfino nei confronti di Dio. Né, tantomeno, vuole essere il resoconto di un popolo che, a causa della sua storia, arrivò perfino a perdere la fede, facendo rimanere solo un piccolo resto fedele al Signore. Se la Scrittura ci narra questi fatti è per dirci che essi sono ciò che accade sempre, in ogni momento, in ogni parte del mondo. Così accade che uomini di fede, magari distratti dalle cose della vita o resi superbi dal loro benessere, dimentichino Dio. Oppure accade che le guide, i pastori, sempre nel desiderio di essere solidali con tutti gli uomini, si identifichino così tanto con il gregge arrivando a condividere in tutto e per tutto la sorte. La Parola di Dio non è mai un resoconto storico, ma è sempre parola data per l’eternità, parola alla luce della quale rileggere ciò che avviene nel proprio tempo.

Vangelo

Così possiamo capire il perché degli insegnamenti del Vangelo. Anzitutto Gesù esorta le guide a non essere cieche, a rimanere sempre aperte alla rivelazione di Dio, a guardare sempre in alto. Come Mosè. Senza questo sguardo verso Dio si finisce, infatti, per perdere il senso della propria identità e della propria missione e questo comporta necessariamente un impoverimento, uno svilimento della propria condizione.

In secondo luogo l’insegnamento sull’attenzione a sé stessi e, soprattutto, a correggere sé stessi prima di voler correggere altri. Il Signore richiama con forza il dovere di una formazione continua, di una correzione costante. Senza questa attenzione a sé stessi non può più essere nemmeno vera quell’attenzione agli altri che diventa perfino correzione.

Infine un terzo insegnamento perché si possano raccogliere frutti buoni da tutti quegli alberi buoni che sono gli uomini e le donne di buona volontà che rendono presente il nome di Dio sulla terra. Gesù invita a valorizzare la presenza di tutti costoro, perché tutto contribuisce alla conoscenza di Dio e alla proclamazione del suo nome nella storia.

Il nostro cammino di fede

Credo che queste letture ci facciano particolarmente bene. Spesso diciamo che il nostro tempo è un tempo che ha dimenticato Dio. Può essere vero. Certo molti uomini confidano solo nelle proprie forze, tutti confidiamo molto nella tecnica, che avanza a grandi passi e che risolve molte delle difficoltà per le quali un tempo si invocava il nome di Dio. Siamo in un mondo che non ci aiuta, è vero. Ma questo è sufficiente per perdere la fede? Io credo di no. Solo che accade quello che accadde al popolo di Israele più volte nella sua storia. Ci sarà un progressivo allontanamento dal Signore, che è già in atto da decenni, e che lascerà fedeli al Signore solo un piccolo numero, solo un piccolo resto. Questo resto, come sempre accadde ad Israele, con la sua fedeltà, con la forza rinnovata alla luce degli avvenimenti riletti con fede, creerà una piccola comunità molto coesa, coerente, desiderosa di cercare il Signore. Questo diventerà il segno appetibile da molti. Così molti torneranno e si riuniranno ad una comunità che, per il tempo che le verrà concesso, sarà faro, richiamo, punto di luce… fino a quando la storia riproporrà il suo ciclo. Questa dinamica coinvolge tutte le religioni e tutti i popoli. È davvero una dinamica universale, come diceva il libro del Deuteronomio. Noi non possiamo, però, solamente rassegnarci e lasciare che le cose accadano. Il nostro compito è comunque quello di avere più fede, quello di lavorare più alacremente perché il percorso di fede che facciamo sia per noi il più coinvolgente possibile. Dobbiamo poi lavorare per dare a tutti una testimonianza molto forte del nostro cammino, così che ci sia davvero una possibilità di ritorno per tutti coloro che ancora non credono, ancora non si lasciano coinvolgere, ancora rimangono freddi di fronte all’amore di Dio che si rivela.

Ecco la grazia da chiedere in questo giorno.

Invito alla preghiera

Mentre guardiamo già alla figura dei Santi Pietro e Paolo, chiediamo anche alla loro intercessione di aiutarci a vivere bene questo tempo, per non rassegnarci di fronte alle cose che avvengono e che capitano, chiedendo di essere luci, punti fermi che sanno proporsi agli altri come richiamo perché tutti, compiendo opere buone, si riavvicinino a Dio e riaccendano nel cuore la luce della fede. Chiediamo al Signore la forza di un cammino che sappia sempre confidare in Lui, lasciandoci portare dove Lui vuole.

2023-06-23T23:37:07+02:00