Settimana della 1 domenica dopo la dedicazione – giovedì
La Parola di questo giorno
LETTURA Ap 6, 12 – 7, 3
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
In quel giorno. Vidi, quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come un albero di fichi, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i frutti non ancora maturi. Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: «Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?». Dopo questo vidi quattro angeli, che stavano ai quattro angoli della terra e trattenevano i quattro venti, perché non soffiasse vento sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta. E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
SALMO Sal 67 (68)
Il nostro Dio è un Dio che salva.
Sorga Dio e siano dispersi i suoi nemici
e fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si dissolve il fumo, tu li dissolvi;
come si scioglie la cera di fronte al fuoco,
periscono i malvagi davanti a Dio. R
I giusti invece si rallegrano,
esultano davanti a Dio e cantano di gioia.
Di giorno in giorno benedetto il Signore:
a noi Dio porta la salvezza. R
Il nostro Dio è un Dio che salva;
al Signore Dio appartengono le porte della morte.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore,
a colui che cavalca nei cieli, nei cieli eterni. R
Ecco, fa sentire la sua voce, una voce potente!
Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà sopra Israele,
la sua potenza sopra le nubi. R
VANGELO Mt 19, 27-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Pietro disse al Signore Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna».
Apocalisse
Anche oggi cerco di farvi notare come l’Apocalisse è davvero il libro della consolazione dei credenti. Ad una prima lettura potrebbe non sembrare così, anzi, a dire il vero, ad una prima lettura potrebbe sembrare che la pagina di oggi sia terribile e capace di mettere paura. In realtà è esattamente il contrario. Se provate a rileggerla con vera calma, noterete che la Parola di Dio di oggi ci sta parlando della vicinanza di Dio che non viene mai meno, nemmeno quando la storia colpisce duro con tutta la sua forza e devasta il cammino degli uomini. Soprattutto dal finale si desume il grande contesto di consolazione del credente: il tempo non finirà fino a che Dio non abbia finito la sua opera di redenzione. Solo allora Dio metterà fine al tempo. Nessuno perderà la propria occasione di salvezza. San Giovanni, è bene ricordarlo, sta parlando ad una Chiesa che viene perseguitata. Proprio per questo motivo egli afferma che Dio non smette di consolare il suo popolo e di “mettere il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio”. Quella del sigillo è un’immagine molto forte, perché dice tutta l’appartenenza che i figli di Dio hanno rispetto al mistero del Padre. Dunque San Giovanni insegna che, nella storia, può capitare qualsiasi cosa, ma Dio non smette di custodire i suoi anche attraverso le cose più dolorose del tempo, fino alla fine del mondo.
Vangelo
Questa è propriamente la domanda di San Pietro. Cosa ci guadagna uno ad essere sempre fedele? Cosa ci guadagna uno ad essere sempre attento alla vita della fede? Cosa ci guadagna uno per il fatto di voler seguire fino in fondo il Vangelo del Signore? Gesù risponde in modo molto chiaro: la vita eterna. Chi rimane fedele, chi non si scandalizza e rimane saldo nel proprio credo, chi vuole custodire il Vangelo, chi rimane attento alle cose di Dio, magari vive in questa vita anche cose difficili, ma in nessuna di esse si sentirà mai abbandonato e, soprattutto, si sentirà incamminato verso la vita eterna. È la speranza della vita eterna che sostiene l’impegno presente. È la speranza del tempo che ancora deve venire che sostiene il cammino di tutti verso Dio. È la speranza di quello che sarà che sostiene la vita nel tempo di coloro che, ancora, sono pellegrini sulla terra.
Provocazioni di fede per il cammino
Le due provocazioni della Parola di Dio sono in forte connessione l’una con l’altra e, parlando ai credenti di ogni tempo, oggi parlano a noi. Credo che anche noi, quando capitano eventi difficili della storia, ci domandiamo il perché delle cose che capitano e delle quali siamo testimoni. Davanti alle realtà negative della storia anche noi ci domandiamo a cosa serve essere cristiani, perché vivere le fatiche della fede, perché sostenere le difficoltà dell’esistenza e del tempo presente. Credo che siano domande che abitano nel cuore di tutti e non dobbiamo stupircene. Piuttosto dovremmo ben verificare se, nel nostro cuore, è chiara la risposta, ovvero dovremmo ben verificare se, nel nostro cuore è chiaro che la nostra fedeltà ha senso in relazione alla vita eterna. La fedeltà alla Parola di Dio può, nel tempo presente, non avere un guadagno immediato. Può essere che la vita del credente sia più difficile, più complessa, più in salita rispetto alla vita di chi non ha fede, di chi non si fa troppe domande, di chi non prende sul serio il cammino credente. Tutto però ritrova il suo senso nella luce dell’eternità, che è l’orizzonte all’interno del quale il cristiano vive e per il quale motiva le sue scelte del tempo presente. Noi tutti dovremmo desiderare ogni giorno di avere e di conservare il “sigillo di Dio sulla fronte”. Ogni giorno dovremmo desiderare di appartenere al Signore, perché è da questo senso di appartenenza che trova realizzazione il proprio cammino di fede. Credo che il cammino spirituale di questo giorno consista proprio in questo: cerchiamo di rendere vivo il desiderio di appartenere a Dio. Apparterremo a Dio se lasceremo che egli ci leghi a sé, anche passando attraverso quelle cose della vita che più fatichiamo a sopportare e che meno riusciamo a capire. Sentiamoci, quindi, tutti in pellegrinaggio verso quella vera, unica, definitiva, profonda appartenenza al Signore, senza la quale non trovano senso tante cose dell’esistenza concreta di ogni giorno.
- Avvertiamo la bellezza e la verità di questo senso di appartenenza a Dio?
- Cerco di costruire, per quanto mi è possibile, questa appartenenza?
- Cosa rovina, in me, il senso di appartenere a Dio di cui ci parlano le Scritture di oggi?
Invito alla preghiera
Vi invito a pregare perché ciascuno di noi sappia sempre di appartenere a Dio e, ben sapendo questa verità, perché ciascuno di noi sappia vivere con fede il proprio itinerario di fede. È questa la grazia che chiediamo per noi e per tutti i popoli che sono raggiunti dalla Parola di Dio.