Domenica 26 ottobre

1 dopo la Dedicazione del Duomo di Milano

Introduzione

Celebriamo la domenica del mandato missionario. Ieri sera il Vescovo, in Duomo, ha accolto alcuni preti da altre diocesi per il servizio pastorale nella nostra chiesa, così come ha pure conferito il mandato missionario ad alcuni sacerdoti e laici che partono per diversi paesi del mondo. Certamente un’occasione di gioia e di festa che ci deve insegnare a gioire, come chiese, l’una per le ricchezze dell’altra e a tenere in grande considerazione quello che è possibile fare gli uni per gli altri. Momenti belli di vita comunitaria che aiutano tutti noi a riflettere non solo sulla grande missione della chiesa ma su quello stile di missionarietà che tutti dovremmo assumere per la nostra vita.

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La Parola di Dio 

LETTURA At 13, 1-5a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. C’erano nella Chiesa di Antiòchia profeti e maestri: Bàrnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaèn, compagno d’infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Bàrnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li congedarono. Essi dunque, inviati dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.

SALMO Sal 95 (96)

Annunciate a tutti i popoli le opere di Dio.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R

EPISTOLA Rm 15, 15-20
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, su alcuni punti, vi ho scritto con un po’ di audacia, come per ricordarvi quello che già sapete, a motivo della grazia che mi è stata data da Dio per essere ministro di Cristo Gesù tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo. Questo dunque è il mio vanto in Gesù Cristo nelle cose che riguardano Dio. Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito. Così da Gerusalemme e in tutte le direzioni fino all’Illiria, ho portato a termine la predicazione del vangelo di Cristo. Ma mi sono fatto un punto di onore di non annunciare il Vangelo dove era già conosciuto il nome di Cristo, per non costruire su un fondamento altrui.

VANGELO Mt 28, 16-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che il Signore Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Atti

Gli Atti degli apostoli ci hanno mostrato, infatti, una scena di grande comunione. È un momento fiorente per la prima chiesa, è il momento in cui iniziano le prime missioni, i primi viaggi apostolici in diverse comunità. C’è uno stile di apertura e di missione che appartiene a tutti nella comunità cristiana. Il che non impedisce, però, di inviare qualcuno in modo particolare. Come abbiamo sentito Barnaba e Saulo ricevono un’investitura dalla comunità che prega per loro ed impone su di loro le mani. È una preghiera di particolare intensità, è una preghiera con la quale si invoca lo Spirito Santo perché accompagni i missionari che, nel nome del Signore, porteranno il vangelo alle genti. Dentro uno stile per cui ciascuno si sente missionario dell’amore di Dio, ecco la chiamata particolare per qualcuno. Dentro uno stile di vita missionario che appartiene a tutti i cristiani, ciascuno nel piccolo della propria vita, ecco una chiamata ad avere una dedizione più grande, da mettere sotto il sigillo dello Spirito Santo, per il bene,  per la vita di tutta la Chiesa che riceve linfa, vigore, forza proprio da quella missione che permette alla Chiesa stessa di essere sempre società aperta sul mondo. C’è attinenza, c’è interazione tra la collegialità che raccoglie tutti e la missione che riguarda qualcuno. Uno spaccato di vita che indica anche a noi tutti una verità e una via da seguire.

Romani

Anche la seconda lettura, l’epistola, ci mette in comunione con lo stile missionario di Paolo. Anzitutto è lo stile di un apostolo che sa darsi una regola di vita missionaria. Proprio perché egli concepisce il suo essere cristiano come missione, egli si mette a scrivere alle comunità che conosce, che ha visto, che ha visitato, che ha fondato. Alcune volte, come in questo caso, con audacia, ovvero ricordando a loro quali sono gli impegni della vita cristiana che il battezzato si è assunto.

Il richiamo vale per tutti. Perché il cristiano è missionario? Cosa significa essere missionari? Significa ricordarsi e ricordare a tutti che la vita di ciascuno deve diventare “offerta gradita a Dio”. Offerta gradita a causa della preghiera, che sostiene, che illumina, che rimane un fondamento sicuro della vita. Offerta gradita anche nella gratuità dei gesti che si possono compiere. Offerta gradita, poi, per il sostegno vicendevole che ci si offre l’un l’altro, per le cose concrete dell’esistenza e per tanti aspetti del cammino cristiano nel quale l’uno può sostenere l’altro.

San Paolo ci ricordava poi anche che il cristiano che diviene missionario è chiamato all’obbedienza. Certo l’obbedienza per il compito ricevuto, si intende, del quale poi bisogna anche rendere conto alla comunità stessa. Obbedienza, però, è in riferimento, anche in modo più generale, al fatto che ogni uomo è chiamato a vivere una vera obbedienza nei confronti di Dio. Questa obbedienza non è limitativa, non rinchiude prospettive e visioni. Essa è generativa. Generativa di ascolto, di accoglienza dell’amore di Dio e della sua volontà, non meno che accoglienza dell’altro che deve essere aiutato, servito, compreso, sostenuto.

Dunque lo stile missionario, per San Paolo, non è qualcosa di accessorio alla vita cristiana, ma qualcosa che è connaturato ad essa, qualcosa che non deve mai venire meno, perché se venisse meno lo spirito missionario, verrebbe anche meno il proprio essere chiesa disposta alla accoglienza, al sostegno, alla condivisione, alla ricerca del volto stesso di Dio.

Vangelo

Così come anche il Vangelo ci ricorda per quale forza è possibile conservare un autentico spirito missionario nel cuore e nella comunità tutta. È possibile conservare questo stile perché noi tutti sappiamo che il Signore risorto accompagna le realtà dell’uomo, accompagna i cammini che devono essere compiuti, sostiene i discernimenti che devono essere fatti. Questo è vero sia nel singolo caso – per cui ogni fedele è chiamato a confidare nella presenza di Cristo nel proprio cammino personale – come anche a livello comunitario, per cui ogni chiesa, ogni assemblea di fedeli è accompagnata dai doni dello Spirito. Dunque sia come singoli che come comunità si è chiamati ad un rinnovamento totale, generale, unico del proprio sentirsi sostenuti da una missione e chiamati ad una missione, nel nome dell’unico Dio che accompagna, accosta, serve tutti i bisogni dell’uomo. Donando la speranza della vita eterna, che è poi l’orizzonte nel quale ogni fedele colloca il proprio essere missionario. Noi non facciamo le cose solo per obbligo, o perché qualcuno ce lo ha raccomandato. Noi facciamo ogni cosa per amore di Dio che porta a compimento tutte le cose che nascono in Lui e che trovano vigore grazie al suo Spirito. È dunque la presenza di Cristo, quella presenza che può verificarsi in molti modi ma che, ultimamente, si riferisce alla presenza eucaristica, alla presenza nella celebrazione del Sacramento, che va cercata sempre, per essere sicuri di non vivere secondo un giudizio personale, ma dentro quello di una comunità che sa essere aperta e missionaria.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Mi domando e vi domando, anzitutto, se noi abbiamo questo stile di vita, se noi ci sentiamo missionari dell’amore di Dio, se facciamo qualcosa per esserlo. Credo che la risposta non sia troppo positiva, perché se è vero che siamo tutti missionari, facciamo poi molta fatica ad esserlo nel piccolo e nel concreto delle nostre vite. Ecco il primo richiamo che riceviamo dalla scrittura. Richiamo che ci ricorda che la nostra vita non ci è stata data per noi soli, per vivere chiusi e prigionieri degli egoismi personali, la vita cristiana ci è stata data per farne dono di amore per gli altri. È dentro questa esperienza di donazione, è dentro questa esperienza missionaria che noi tutti possiamo arrivare a capire e a percepire quanto è importante rinnovare continuamente la coscienza della nostra missione.

Essere missionari a partire dalle nostre famiglie, significa avere il coraggio di ricordare a tutti che Cristo è con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. Avere questo coraggio missionario non è da tutti, ed è esso stesso un dono dello Spirito di Dio. Avere questo coraggio significa essere al centro della sua attenzione e avere la capacità di fare di questa attenzione un dono per gli altri. Una profezia nel mondo nel quale viviamo.

Questi richiami ad essere missionari significano, concretamente, che noi dobbiamo diventare anche capaci di collegialità, di comunione. Come abbiamo anche ricordato domenica scorsa. Anche nella comunità stiamo facendo questo passo, sostenendo le difficoltà che vengono dal cercare di fare le cose insieme, di vivere le cose insieme, di operare per il bene della comunità stessa, al di là delle proprie visioni e difficoltà.

Questa comunione deve ricordare a tutti e deve insegnare a tutti che la nostra vita, la vita di tutti, dovrebbe diventare un’offerta gradita a Dio, lo scopo della vita non é compiacere i nostri desideri e nemmeno realizzare le nostre aspettative. Lo scopo della vita cristiana  che ogni uomo si senta figlio di Dio ed arrivi a realizzare tutte quelle cose che gli permettono di vivere sempre meglio la sua figliolanza divina. Da questo punto di vista emerge chiaramente che il primo compito della chiesa è questo, è quello di un annuncio generalizzato perché ogni uomo consideri la propria vita come un dono sacro da rendere a Dio dopo aver vissuto i giorni di questo tempo. Vera missionarietà è quella che ricorda questa verità,  quella che insegna a vivere la propria vita non come qualcosa dato per sé, ma come un dono dato per tutti, per il bene di una stessa comunità.

Ecco il cuore di questa domenica missionaria: in ogni famiglia, ciascuno per il suo verso, per il suo compito, per la sua responsabilità deve avere un dialogo di apertura con gli altri membri della famiglia stessa, insegnando che ciascuno è un dono di Dio perché ci si apra al bene di molti.

È certamente un insegnamento difficile, una testimonianza non facile, in un momento in cui ciascuno si chiude in sé e si arrangia un po’ da sé. Chiediamo al Signore di saper coltivare sempre questa grande apertura del cuore che insegna a tutti a non rinchiudersi nel piccolo delle angustie personali ma invita a fare della propria esistenza un dono di amore per il bene di tutti. E’ così che si sperimenterà la permanente presenza di Cristo. È così che si avrà la forza per dire a ciascuno che tutti siamo partecipi della missione di testimonianza e di annuncio che è rivolta a tutte le genti.

2025-10-24T14:13:39+02:00