Domenica 27 febbraio

Ultima domenica dopo l’Epifania

Per introdurci

  • Ha ancora senso parlare del peccato?
  • Dopo i discorsi sui sensi di colpa, dopo la psicologizzazione della questione, ha ancora senso che noi, i cristiani di oggi, ci troviamo a riflettere sul peccato?
  • Nel mondo che ha perso, come abbiamo detto anche domenica scorsa, il senso del peccato, davvero dobbiamo tornare sulla questione?

Credo che la risposta venga non dalla teoria, ma da un incontro. L’incontro tra Gesù e Zaccheo che ci viene presentato nella scrittura di oggi.

Siracide

Sir 18, 11-14
Lettura del libro del Siracide

Il Signore è paziente verso di loro ed effonde su di loro la sua misericordia. Vede e sa che la loro sorte è penosa, perciò abbonda nel perdono. La misericordia dell’uomo riguarda il suo prossimo, la misericordia del Signore ogni essere vivente. Egli rimprovera, corregge, ammaestra e guida come un pastore il suo gregge. Ha pietà di chi si lascia istruire e di quanti sono zelanti per le sue decisioni.

2 Corinzi

2Cor 2, 5-11
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, se qualcuno mi ha rattristato, non ha rattristato me soltanto, ma, in parte almeno, senza esagerare, tutti voi. Per quel tale però è già sufficiente il castigo che gli è venuto dalla maggior parte di voi, cosicché voi dovreste piuttosto usargli benevolenza e confortarlo, perché egli non soccomba sotto un dolore troppo forte. Vi esorto quindi a far prevalere nei suoi riguardi la carità; e anche per questo vi ho scritto, per mettere alla prova il vostro comportamento, se siete obbedienti in tutto. A chi voi perdonate, perdono anch’io; perché ciò che io ho perdonato, se pure ebbi qualcosa da perdonare, l’ho fatto per voi, davanti a Cristo, per non cadere sotto il potere di Satana, di cui non ignoriamo le intenzioni.

Vangelo

Lc 19, 1-10
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù entrò nella città di Gerico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

Vangelo

Potremmo dire che il brano propone tre momenti diversi, come tre diversi movimenti che si susseguono l’un con l’altro fino a comporre il caso.

Il primo momento potremmo chiamarlo così: il desiderio. Perché Zaccheo vuole vedere Gesù? Perché ha questa che non può essere solo una curiosità esteriore? Probabilmente non era solo curiosità la sua. Forse Zaccheo stava già riflettendo sul suo peccato, sul suo modo di vivere e aveva intuito che il suo modo di comportarsi, sostanzialmente approfittandosi degli altri non poteva essere un modo giusto per vivere. Ecco perché un uomo altolocato, conosciuto, si mette a correre per la città, cosa non adatta a un uomo del suo rango. Meno che meno, poi, arrampicarsi su un albero. Il desiderio di un cambiamento è così forte che Zaccheo non guarda a queste cose, non sta a considerare la convenienza. Si lascia solamente prendere da ciò che spontaneamente gli giunge dal cuore, perché avverte la necessità di un cambiamento.

Il secondo momento potremmo chiamarlo così: l’incontro. L’incontro che avviene per iniziativa di Gesù lo sguardo del Signore si posa su di lui e diventa poi voce: “oggi devo fermarmi a casa tua”. È questa la svolta che Zaccheo sta aspettando. Non avrebbe saputo cosa dire o cosa fare ma è Gesù che lo toglie dall’imbarazzo. Gesù si autoinvita nella sua casa, espressione di un desiderio: stare con lui, conoscerlo, vivere una giornata con Lui.

Il terzo momento è quello più importante, potremmo chiamarlo così: la confessione. Una cosa stranissima, perché Zaccheo fa una confessione pubblica: “do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto”. Zaccheo non ha paura ad ammettere che è un peccatore ma nemmeno a dire il suo peccato: egli è un uomo malato di potere, un uomo che ha distolto agli altri per arricchire se stesso. Questa confessione è anche già l’assoluzione e, perfino, la penitenza. Non è Gesù a dire a quest’uomo cosa deve fare, è Zaccheo che decide quale deve essere il cambiamento della sua vita: vicinanza ai poveri perché lui ha sempre scelto i ricchi, i potenti, coloro che contavano nella sua società, nel suo mondo: elemosina, perché il suo peccato era l’accumulo esagerato ed immotivato. In effetti Zaccheo è anche esagerato. Per quanto ricco è difficile che, dopo aver dato metà del suo patrimonio ai poveri avesse ancora abbastanza per restituire quattro volte tanto ciò che aveva distolto. A Zaccheo non importa il calcolo, importa dire che sta cambiando vita e trova in quelle espressioni e in quel segno di condivisione la novità principale del proprio cammino.

Un incontro bellissimo che spiega cosa è il peccato e come se ne esce: il peccato è una forma di lontananza da Dio che si colma solo con l’amore. Il peccato è una espressione di autosufficienza che ci rende indipendenti da Dio e che si colma solo con il desiderio di rimetterci alla presenza di Dio per accogliere la sua volontà e il suo amore. La “penitenza” del peccato altro non è che una ricerca di conversione, un modo per dire a sé stessi e a tutti che si cerca il Signore che, precedentemente, era stato abbandonato.

Tratto distintivo dell’incontro comune a Zaccheo e a Gesù è la gioia. Per Zaccheo la gioia di cambiare vita, la gioia di trovare un modo nuovo per essere pienamente in relazione con Dio. Per Gesù la gioia di un peccatore che viene sanato, la gioia di un peccatore che ritrova la via di Dio. Ne deriva che il peccato è, in qualche modo, privazione di questa gioia. Forse Zaccheo non se ne era mai accorto, anzi pensava che il suo modo di vivere fosse proprio pieno di gioia. La solitudine interiore, il senso di leggerezza della vita, il peso per vivere alle spalle degli altri saranno proprio ciò che gli permette di capire che solo in Dio si trova quella felicità a cui ogni uomo ha diritto ma che non è trovata da tutti gli uomini. Chi si allontana da Dio non trova mai la gioia del perdono del peccato, ovvero la gioia di vivere.

Siracide

Così possiamo rileggere il sapiente Siracide. Sapiente che, anzitutto, ci ricorda che il perdono a tutti, sempre, incondizionatamente, per qualsiasi materia, è solo di Dio. “La misericordia dell’uomo riguarda il prossimo, la misericordia di Dio ogni essere vivente”, espressione di autentica sapienza. Mentre l’uomo perdona al massimo un uomo che conosce e con il quale vuole avere ancora un rapporto, Dio perdona tutti. Non solo gli uomini ma, dice il sapiente, ogni essere vivente, lasciandoci così percepire che qualcosa della condizione di peccato dell’uomo intacca anche altri aspetti della creazione. Dunque Dio perdona sempre ogni cosa, senza limiti, senza distinzioni. Il perdono è l’attitudine di Dio per eccellenza.

Corinzi

San Paolo, nella lettera ai Corinti, ci lascia percepire qualcosa di importante. Il perdono di Dio che c’è sempre, è per tutti e riguarda ogni cosa, deve però “convincere” per così dire, l’uomo a perdonare gli altri. San Paolo fa riferimento a persone ed eventi di quella comunità. Se non accade questo, se il peccatore che viene perdonato non è poi disposto al perdono, accade che un ‘anima si trovi “sotto il potere di Satana di cui non ignoriamo le intenzioni”. Dunque quando un cristiano riceve il perdono ma non è disposto a perdonare, quando un’anima non si dispone a vivere un cammino serio di perdono e di riconciliazione verso gli altri, in fondo non è ancora libera dal peccato che può aver confessato e rimesso nelle mani di Dio. Chi non perdona è sotto il potere di Satana. È un’espressione molto forte, per dire che chi non cerca di assomigliare a Dio nel perdono, non è salvato. Satana è ancora dentro di lui. Una predicazione molto forte con la quale San Paolo vuole spronare tutti ad un perdono largo e generoso.

Per noi

Ebbene sì! Anche nella nostra società che ha smarrito il senso del peccato, come dicevamo la volta scorsa, anche noi che abbiamo dato una forte attenzione ai temi della psicologia e della psicanalisi e poco a quelli spirituali, abbiamo bisogno di parlare del peccato, abbiamo bisogno di lasciarci istruire dal Signore, abbiamo bisogno di tornare a quella sorgente di misericordia che è il Signore.  Anche noi con tre passi.

Il primo: chiediamoci cosa non va nella nostra vita. Potremmo essere tutti noi nei panni di Zaccheo che, ad un certo punto, si trova a verificare che c’è qualcosa che non va nella sua esistenza. Anche noi potremmo proprio essere in questi panni. Anche noi tutti, per differenti versi, viviamo questo senso di insoddisfazione che nasce dal sapere che la nostra vita non è del tutto conforme al bene. Per molti versi anche noi siamo lontani da Dio. Chiedersi cosa non va della nostra attuale esperienza di vita, cosa secondo noi è lontano dal bene è già un modo per desiderare l’incontro con Cristo che libera.

Un secondo passo: chiediamoci se la nostra vita è nella gioia e se la confessione, per noi, è stata un passo di gioia.  Forse, se non lo è stata, è perché la nostra idea di peccato non è quella che ci ha rivelato il vangelo. Forse abbiamo un’idea di peccato che risente ancora della nozione legalistica del primo testamento e, quindi, vediamo il peccato come una mancanza, una colpa che abbiamo per avere fatto qualcosa di male. Il peccato è, evidentemente, anche questo, ma non primariamente questo. Il peccato è quella lontananza da Dio da cui non si esce se non entrando in una relazione profonda, vera, autentica, sincera con Dio. Proviamo a chiederci: vedo il peccato in questa maniera? Sento questa lontananza da Dio come fonte di malumore, tristezza, risentimento, mancanza di gioia di vivere?

Un terzo passo. San Paolo è molto provocatorio nel dire che chi riceve il perdono di Dio e non si dispone a donare il perdono è sotto il dominio di Satana. Noi siamo disposti a donare il perdono, anche quando è impegnativo, anche quando non è scontato, anche quando non si tratta di cose semplici ma, al contrario, riguarda capitoli difficili della vita dell’uomo? Detto altrimenti, potremmo domandarci: io sono sotto il dominio di Satana o sono libero perché vivo espressioni di riconciliazione, di perdono, di vicinanza a chi mi ha fatto dei torti o del male che mi fa assomigliare a Dio?

Credo che sia proprio così che possiamo iniziare a vivere questa settimana non come una settimana normale ma come un tempo che deve portarci all’inizio della quaresima. Penso che sia assolutamente determinante per come vivremo la quaresima, attenderla. Se noi improvviseremo il cammino perché domenica prossima saremo richiamati a questo, se noi non desidereremo stare un po’ con il Signore per imparare da lui che è mite e umile di cuore, non avremo grandi passi da compiere! Se, invece, incominceremo, come Zaccheo a desiderare un incontro con il Signore, la quaresima prenderà un tono assolutamente diverso e sarà per noi uno stimolo vero a camminare con il Signore che dona gioia alle nostre esistenze. Viviamo così il nostro cammino settimanale, non improvvisiamo la quaresima. Saremo più pronti ad accogliere la novità dello Spirito che parlerà anche a noi.

2022-02-24T18:57:57+01:00