Domenica 27 aprile

In albis depositis

Introduzione

Molteplici i motivi di preghiera che si sommano oggi: siamo nella seconda domenica di Pasqua; viviamo la domenica della Divina misericordia e vogliamo ancora ricordare papa Francesco nel giorno successivo al funerale. Abbiamo, quindi, una molteplicità di intenzioni da rimettere nelle mani di Dio.

La Parola di Dio 

LETTURA At 4, 8-24a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro: «Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato. Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo. In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati». Vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto. L’uomo infatti nel quale era avvenuto questo miracolo della guarigione aveva più di quarant’anni. Rimessi in libertà, Pietro e Giovanni andarono dai loro fratelli e riferirono quanto avevano detto loro i capi dei sacerdoti e gli anziani. Quando udirono questo, tutti insieme innalzarono la loro voce a Dio.

SALMO Sal 117 (118)

La pietra scartata dai costruttori
ora è pietra angolare.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre». R

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. R

Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre. R

EPISTOLA Col 2, 8-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Colossesi

Fratelli, fate attenzione che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del mondo e non secondo Cristo. È in lui che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità, e voi partecipate della pienezza di lui, che è il capo di ogni Principato e di ogni Potenza. In lui voi siete stati anche circoncisi non mediante una circoncisione fatta da mano d’uomo con la spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione di Cristo: con lui sepolti nel battesimo, con lui siete anche risorti mediante la fede nella potenza di Dio, che lo ha risuscitato dai morti. Con lui Dio ha dato vita anche a voi, che eravate morti a causa delle colpe e della non circoncisione della vostra carne, perdonandoci tutte le colpe e annullando il documento scritto contro di noi che, con le prescrizioni, ci era contrario: lo ha tolto di mezzo inchiodandolo alla croce. Avendo privato della loro forza i Principati e le Potenze, ne ha fatto pubblico spettacolo, trionfando su di loro in Cristo.

VANGELO Gv 20, 19-31
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo
dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo». Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!». Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

Il Signore ci ascolta

Partendo però da una consapevolezza: il Signore ci ascolta!

È la consapevolezza del Vangelo, è l’insegnamento, bellissimo, che questa pagina ci dona. Lo abbiamo sentito. Tommaso, la sera di Pasqua, quando il Signore risorto appare ai discepoli dopo essere già apparso alle donne, non è presente. Non sappiamo il motivo, sappiamo solo che egli non era nel cenacolo. Ed ecco la sua preghiera: fino a che non vedrò io stesso, fino a quando non toccherò il corpo del Signore per scoprire se è lui, il risorto, quello che è anche veramente morto, io non credo! Non un’attestazione di sfiducia negli altri, non una manifestazione di scetticismo, ma l’attestazione di quanto il cammino di fede personale debba sempre essere serio. Il cammino di ciascuno ha tempi e modi diversi. Tommaso dice chiaramente di non voler credere facilmente ad una parola prima di aver pensato personalmente e seriamente a quanto tutti dicono. Soprattutto Tommaso attesta che non esiste una fede “per sentito dire” da altri. La fede è e deve sempre essere personale, frutto di una ricerca e di un lavoro intimo su di sé. Ecco che, in una nuova apparizione, nella prima domenica dopo Pasqua della storia, che il Signore dimostra di aver ascoltato Tommaso. Il vangelo di oggi non diventa importante per l’azione, unica, che Tommaso ha potuto compiere. Non diventa importante per quel suo toccare, per quel suo mettere la mano nella piaga del Signore, quanto, piuttosto, perché il Signore dimostra di aver udito la voce di Tommaso che si è fatta preghiera. Non solo la sua, evidentemente. Dio ascolta la voce di tutti, Dio si fa carico della voce di tutti Dio si mette in cammino con ciascuno; Dio si rimette al passo di ogni uomo. Ecco il cuore del vangelo, ecco il cuore dell’insegnamento che questa pagina ci dona. Ecco perché la Pasqua è tempo di consolazione e di gioia per tutti. Noi sappiamo, anche grazie a questa pagina del vangelo, che il Signore risorto è veramente in cammino con ciascuno: con chi ha una fede forte e con chi ha dei dubbi; con chi vive la fede sempre in maniera molto forte e con chi, invece, ha tentennamenti, difficoltà, domande, perplessità. Il Signore cammina e sostiene gli uni quanto gi altri, perché l’ascolto di Dio è sempre vero, profondo, reale, unico.

Credo che questa prima verità di cui ci parla il vangelo sia stata, in fondo, il cuore dell’insegnamento di papa Francesco, che ci ha sempre spronato a rimettere con la massima fiducia le nostre preghiere, le nostre richieste, perfino le nostre difficoltà e i nostri dubbi nelle mani di Dio; il Signore ci ascolta! Quante volte ce lo ha ripetuto! Ecco, il primo esercizio di fede che dobbiamo fare oggi è proprio questo: credere che il Signore ci ascolta sempre. Per questo è importante la nostra preghiera, non solo oggi, non solo in questo giorno, ma in tutti i giorni della nostra vita. Credo che questo sia il cuore della fede Pasquale: imparare a ricordare che il Signore ci ascolta!

La centralità di Cristo

Proprio a partire da questa consapevolezza, ecco che l’Epistola ci aiuta a fare un secondo pensiero. Cristo è il centro di ogni cammino di fede. San Paolo ce lo ha detto con chiarezza profondissima. “Nessuno si perda con la filosofia e con vuoti raggiri secondo gli elementi del mondo”. Credo che anche questo insegnamento dell’apostolo ritragga bene il nostro tempo. Noi siamo tutti una generazione che è in preda a moltissimi ragionamenti. Molto spesso vuoti, molto spesso banali, molto spesso legati a diversi aspetti della vita che, sebbene importanti, non vanno, però, assolutizzati. San Paolo ci ricorda che tutti noi cristiani abbiamo ricevuto il battesimo, non tanto come un rito, non tanto come una celebrazione, ma come il dono che sta all’origine della nostra fede. Se abbiamo ricevuto il battesimo, ci dice San Paolo, è perché noi poi sappiamo mettere Cristo al centro delle nostre vite. Solo così capita di non perdersi nei vuoti raggiri umani o nelle speculazioni che non portano da nessuna parte. Credo che anche per noi questo richiamo sia fortissimo. Noi vediamo molto bene come moltissimi battezzati non mettono Cristo al centro delle loro vite e, per questo, perdono la fede. Quell’evento che sta anche all’origine della storia della loro anima, non viene considerato nella sua valenza formativa, ma rimane un evento che si perde tra gli altri mille eventi della vita di un uomo. Credo che questa seconda domenica di Pasqua debba anche farci chiedere questo: che valore do al mio Battesimo? Come la conoscenza di Cristo entra in me? Se non c’è questo desiderio, se non c’è questa attenzione, anche un rito non vale niente! San Paolo, ancora, ci ricorda che se Cristo, nella sua Pasqua, ha perdonato il peccato di tutti, dobbiamo essere forti nel vivere una vita che ha un sapore diverso: il sapore di chi non si dispera ma si rimette sempre e costantemente in stato di adorazione di Cristo Signore da cui ci viene ogni bene.

Credo che anche su questo punto papa Francesco non si sia risparmiato. Potremmo dire davvero che ogni atto del suo pontificato è stato un atto volto a farci conoscere la misericordia di Dio. Siamo anche nella domenica della divina misericordia, anche se il nostro rito ci ha già dato una domenica nella quale contemplare la clemenza del Padre celeste. Ecco, oggi è giorno nel quale lasciare che la misericordia di Cristo trionfi in noi, perché un conto è sapere che c’è, un conto è dire che anche noi tutti siamo avvolti, ciascuno per il proprio peccato, nella misericordia eterna di Dio Padre.

Obbedire a Dio

Infine, mi pare che anche la prima lettura ci provochi molto d vicino. Intanto perché ci ha ricordato che la testimonianza cristiana non presuppone chissà quali doti e facoltà. Chi ha sentito gli apostoli, si è subito reso conto della semplicità delle loro vite, delle loro parole, del loro modo di fare. Non erano uomini istruiti gli apostoli, non erano uomini dotti, eppure hanno saputo mettere in tutti una domanda che ha permesso, a chi ha voluto, di aderire al Vangelo. Spesso noi riteniamo che sia il contrario, riteniamo cioè che per dare una testimonianza di fede occorra chissà quale capacità o formazione. Pensate, anche a questo proposito, quanto papa Francesco ha insistito su questo tema, ricordandoci che la testimonianza evangelica è un compito di tutti, un compito che non può essere sviato. Se uno è veramente cristiano, allora è abilitato alla testimonianza cristiana. Se uno è veramente cristiano, allora il suo compito è testimoniare a tutti chi è il Dio in cui crede.

In secondo luogo, la prima lettura diventa provocatoria per la frase di Pietro che dice a chiare lettere che “occorre obbedire a Dio piuttosto che agli uomini”. Pietro dice queste parole per difendere la sua attività di predicatore, attività che sta nascendo proprio in questi frangenti. La frase di Pietro è, però, una verità di fede che riguarda ciascuno. Tutti i credenti sono chiamati ad obbedire a Dio. Cosa significa questa frase? Non già l’obbedienza del mero esecutore che non pensa, non già l’obbedienza cieca di chi rinuncia ad avere un proprio pensiero e una propria linea. Al contrario, l’obbedienza che nasce dall’amore. L’obbedienza che vuole portare a tutti quella parola di salvezza che, altrimenti, rimarrebbe confinata nel cuore o nella mente di pochi. L’obbedienza del credere è quella che papa Francesco ha richiamato molte volte, in moltissimi suoi interventi. Obbedienza che nasce dal semplice aderire a Cristo e che comporta il continuo interrogarsi per scoprire, per intuire come vivere il Vangelo nei propri giorni. L’obbedienza del credere è quella che permette al vangelo di fiorire nel cuore di ciascuno.

Per noi e per il nostro cammino

  • Siamo sicuri che Dio ci ascolta?
  • Quale centralità del Vangelo conosce la tua vita?
  • Anche tu vuoi obbedire a Cristo o consideri questa verità superiore ad ogni altra cosa?

Credo che tutti noi, almeno qualche volta, ci siamo lamentati perché Cristo non ci ascolta! Credo che tutti noi ci siamo accorti che non è sempre vero che Cristo, il suo vangelo, il suo modo di pensare, di vivere, di operare, siano centrali per le nostre vite! Credo che non tutti siamo così ferrati sul concetto di obbedienza che, anzi, per noi è sempre una realtà negativa che, in qualche modo, è bene evitare.

Questa domenica ci sta dicendo che se noi non facciamo viva esperienza dell’amore misericordioso di Dio, se noi non cresciamo nella convinzione interiore che Dio veramente ci ascolta, non abbiamo una fede pasquale autentica. Per avere questa fede pasquale autentica è però fondamentale che mettiamo Cristo al centro delle nostre esperienze di vita, è centrale che lasciamo che la sua misericordia operi in noi, è centrale che noi non ci lasciamo raggirare da mille cose della vita ma mettiamo al centro l’esperienza battesimale. Ovvero l’esperienza che ha già fatto di noi dei peccatori perdonati, l’esperienza che ci ha già reso figli nella sua misericordia, l’esperienza che richiede che ciascuno di noi impari ad obbedire alla sua parola, ovvero che ciascuno di noi diventi figlio atteso, amato, immerso nel suo divino amore. Chiediamo questa grazia al Signore, per essere tra coloro che sanno davvero vivere un’esperienza autentica di fede che diventa esperienza viva di Chiesa.

Nel ricordo di papa Francesco, cerchiamo di vivere così anche questi prossimi giorni, che sono giorni pasquali, giorni di gioia ma anche giorni nei quali potremo fare un’esperienza di Chiesa unica. L’esperienza di una chiesa che si dà da fare per eleggere il suo pastore e per camminare nella luce dello Spirito di Dio, verso il compimento della sua volontà.

Per una revisione di vita giubilare

Così vi raccomando oggi di partecipare al Giubileo della comunità pastorale, per trarre speranza dall’esempio degli altri, per dare speranza a chi ci vedrà, a chi la speranza non l’ha più. Ecco cosa vi raccomando, perché il Giubileo non sia solo una realtà marginale, ma ci tocchi anche nelle cose concrete del modo di vivere la fede.

2025-05-01T23:33:19+02:00