Lunedì 27 maggio

Settimana della 1° domenica dopo dopo Pentecoste – Lunedì 

La spiritualità di questa settimana

La settimana che apriamo è molto ricca. Anzitutto essa ha un centro: giovedì con la festa del Corpus Domini nella quale celebreremo anche il 55esimo di don Germano. Poi le memorie di mons. Biraghi, martedì; dei santi martiri della Val di Non, mercoledì; la Visitazione della Vergine, venerdì e infine San Giustino, sabato. Abbiamo quindi molti inviti spirituali a cui rispondere.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 3, 7-12
Lettura del libro dell’Esodo

In quei giorni. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele, verso il luogo dove si trovano il Cananeo, l’Ittita, l’Amorreo, il Perizzita, l’Eveo, il Gebuseo. Ecco, il grido degli Israeliti è arrivato fino a me e io stesso ho visto come gli Egiziani li opprimono. Perciò va’! Io ti mando dal faraone. Fa’ uscire dall’Egitto il mio popolo, gli Israeliti!». Mosè disse a Dio: «Chi sono io per andare dal faraone e far uscire gli Israeliti dall’Egitto?». Rispose: «Io sarò con te. Questo sarà per te il segno che io ti ho mandato: quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte».

SALMO Sal 102 (103)

Benedetto il Signore, salvezza del suo popolo.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici. R

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia. R

Il Signore compie cose giuste,
difende i diritti di tutti gli oppressi.
Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie,
le sue opere ai figli d’Israele. R

VANGELO Lc 4, 14-16. 22-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode. Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria».

Vangelo

Le letture ci parlano di due inizi. Il Vangelo ci parla dell’inizio della predicazione di Gesù, un inizio difficile. Gesù sceglie di iniziare il suo ministero proprio da casa sua, dalla sua terra, dalla sua gente. Viene in un luogo a lui molto noto e molto caro: la sinagoga nella quale molte volte era andato proprio in compagnia di Maria e di Giuseppe. Ma andare come fedele è un conto, andare come predicatore, come maestro di Scrittura è un altro. Ecco il commento della gente che riconosce un carisma di predicazione particolare, ma non si pone nessuna domanda sulla sua identità. Gesù rimane sconvolto da questo: i suoi concittadini non vogliono rinnovare la propria grazia spirituale, non vogliono mettere in discussione il proprio cammino nemmeno con lui, il figlio di Maria e di Giuseppe! Ecco perché, alla fine di questa predicazione, alla fine, potremmo dire, di questo difficile inizio, Gesù deve constatare la verità della parola del profeta: “nessun profeta è ben accetto in casa sua”. Forse c’è anche questa delusione nel capire che è giunto il momento di andare altrove. È così che il Signore inizia a predicare dove non è ancora conosciuto, dove non è mai andato.  Dunque l’entusiasmo di Gesù è ben differente dalla diffidenza e dalla freddezza con la quale il suo annuncio è ascoltato.

Esodo

Anche l’inizio della predicazione di Mosè non fu molto facile. La difficoltà venne proprio da Mosè che, di fronte al compito che gli veniva affidato, si fece molte domande. Una su tutte: cosa dovrà dire per convincere Faraone della partenza di un intero popolo? Quale arte dovrà mai sfoderare? Quale dialettica dovrà mai escogitare? Nulla di tutto questo. Dio chiede a Mosè di andare nella semplicità di chi si sente mandato. Non sarà la sua bravura, non saranno i suoi pensieri a portare avanti la storia della liberazione, ma solo la forza di Dio, solo la sua benevolenza, solo la sua sapienza.

Il motivo della partenza deve, però, essere chiaro anche a lui, a Mosè: “servirete Dio su questo monte”. La missione di Mosè si capisce dentro questa chiamata a rinnovare la propria fede, a rinnovare la propria alleanza con Dio. Il motivo dell’esodo non è dato dal fatto che il popolo sceglie un padrone migliore, o che vede garantite maggiormente le sue condizioni di vita altrove. Il motivo dell’esodo è solo la fede, è solo il desiderio di stare con il Signore, è solo il desiderio di mettersi alla sua sequela e di vivere alla sua presenza. Questo è il solo fatto che conta.

A Maria

Anche Maria ha vissuto questa difficoltà degli inizi. Anche lei ha certamente sentito la difficoltà dell’inizio della sua vocazione ma, anticipando quello che insegnerà Gesù e mettendosi alla scuola anche di Mosè, ha accettato, fin da subito, quel compito singolare che le veniva affidato. Forse potremmo invocare la Vergine per questo motivo, ovvero per chiedere a lei la grazia di proteggere i nostri “inizi”. Sia che si tratti di inizi importanti per la nostra vita, sia che si tratti di inizi più abituali, ripetitivi, giornalieri, potremmo chiedere a lei la grazia di vederci custoditi e di sentirci custoditi. Vi invito, quindi, a ringraziare per ogni inizio di giornata, ma anche a chiedere al Signore di custodire ogni nostro inizio di attività.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Credo che anche per noi, un poco, nella differenza delle situazioni e dei ruoli, si adempia ciò che le Scritture ci hanno detto. Sappiamo che vivere la fede non è facile. Sappiamo anche che vivere un esempio di fede è ancora più difficile. Sappiamo bene anche noi, quante volte abbiamo iniziato a cercare di imprimere nella nostra vita un maggior senso di fede e abbiamo dovuto ricrederci. Così come è avvenuto per l’inizio di moltissime altre cose: un grande entusiasmo è stato presto ridimensionato. Credo che la grazia da invocare oggi sia proprio quella che chiede a Dio di non farci mai arrendere. Nemmeno quando sentiamo il peso per le cose che dobbiamo iniziare, fosse anche solamente la giornata. Chiediamo a Dio la forza del coraggio per vivere bene anche ogni testimonianza di fede e di Vangelo che siamo tenuti a dare, costi quel che costi. Chiediamo, insomma, la grazia di non avere mai paura delle cose da fare, delle cose che iniziano, delle cose che, magari, anche sconvolgono un poco la routine che dobbiamo vivere.

Provocazioni dalla Parola

  • Come vivo gli inizi di ogni cosa?
  • Quale pigrizia mi circonda?
  • Quale sforzo devo fare per essere più sollecito nel cogliere ciò che la novità dello Spirito accende anche in me?
2024-06-15T22:25:35+02:00