Mercoledì 27 settembre

Settimana della 4° domenica dopo il martirio – mercoledì 

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Pt 2, 12-22
Lettura della seconda lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, gli iniqui, irragionevoli e istintivi, nati per essere presi e uccisi, bestemmiando quello che ignorano, andranno in perdizione per la loro condotta immorale, subendo il castigo della loro iniquità. Essi stimano felicità darsi ai bagordi in pieno giorno; scandalosi e vergognosi, godono dei loro inganni mentre fanno festa con voi, hanno gli occhi pieni di desideri disonesti e, insaziabili nel peccato, adescano le persone instabili, hanno il cuore assuefatto alla cupidigia, figli di maledizione! Abbandonata la retta via, si sono smarriti seguendo la via di Balaam figlio di Bosor, al quale piacevano ingiusti guadagni, ma per la sua malvagità fu punito: un’asina, sebbene muta, parlando con voce umana si oppose alla follia del profeta. Costoro sono come sorgenti senz’acqua e come nuvole agitate dalla tempesta, e a loro è riservata l’oscurità delle tenebre. Con discorsi arroganti e vuoti e mediante sfrenate passioni carnali adescano quelli che da poco si sono allontanati da chi vive nell’errore. Promettono loro libertà, mentre sono essi stessi schiavi della corruzione. L’uomo infatti è schiavo di ciò che lo domina. Se infatti, dopo essere sfuggiti alle corruzioni del mondo per mezzo della conoscenza del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, rimangono di nuovo in esse invischiati e vinti, la loro ultima condizione è divenuta peggiore della prima. Meglio sarebbe stato per loro non aver mai conosciuto la via della giustizia, piuttosto che, dopo averla conosciuta, voltare le spalle al santo comandamento che era stato loro trasmesso. Si è verificato per loro il proverbio: «Il cane è tornato al suo vomito e la scrofa lavata è tornata a rotolarsi nel fango».

SALMO Sal 36 (37)

Spera nel Signore e segui la sua via.

Affida al Signore la tua via,
confida in lui ed egli agirà:
farà brillare come luce la tua giustizia,
il tuo diritto come il mezzogiorno. R

I malvagi infatti periranno;
i nemici del Signore svaniranno;
come lo splendore dei prati, in fumo svaniranno.
Quelli che sono benedetti dal Signore
avranno in eredità la terra,
ma quelli che sono da lui maledetti
saranno eliminati. R

Il Signore rende sicuri i passi dell’uomo
e si compiace della sua via.
Spera nel Signore e custodisci la sua via:
egli t’innalzerà perché tu erediti la terra;
tu vedrai eliminati i malvagi. R

VANGELO Lc 19, 11-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre stavano ad ascoltare queste cose, il Signore Gesù disse ancora una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”».

Vangelo

Se provate a rileggere bene la Parola di Dio che riceviamo oggi, credo che tutti vi sorprenderete per la sua durezza. La durezza del Vangelo, anzitutto. Passi che a uno sono dati dieci talenti e a uno solamente uno; passi che il tempo dell’attesa si fa lungo e pesante; ma perché prendersela così tanto con chi non ha trafficato il suo talento? D’altronde che colpa ne ha uno se non è intraprendente come un altro? E perché poi il re, che tiene il posto di Dio nella parabola, diventa così duro e anche così minaccioso? E infine che giustizia è quella di chi assegna ancora di più a chi ha già molto? Non è anche questa un’ingiustizia? Forse questa Parola di Dio non ha bisogno di essere giustificata, non ha bisogno di essere difesa. Forse nei tempi un po’ più antichi ne avrebbero tratto un sermone contro la pigrizia, ma perché non lasciare semplicemente che essa ci colpisca con tutta la forza della sua durezza?

2 Petri

Che dire poi della prima lettura? San Pietro iniziava già bene il suo scritto: “gli iniqui, irragionevoli ed istintivi, nati per essere presi e uccisi, bestemmiando quello che ignorano, andranno in perdizione per la loro condotta immorale, subendo il castigo della loro iniquità”. Anche qui ci fermiamo e credo tutti ci domandiamo: ma Pietro, il primo Papa, può aver detto queste parole? Può averle scritte? Può aver detto che gli iniqui sono nati per essere presi e uccisi? Ci sentiamo tutti a disagio, credo, anche perché queste parole sono molto distanti dal nostro modo di parlare, di vedere le cose e di sentire. Terribile, poi, l’immagine finale del cane che torna al suo stesso vomito e della scrofa che dopo essere stata lavata torna a rotolarsi nel liquame del porcile. Perché Pietro è stato così duro? Perché leggiamo una parola che è così dura?

Provocazioni di fede per il cammino

Io credo che questa parola sia davvero dura e che noi dobbiamo anche lasciarci colpire da questa durezza se vogliamo capirne il significato. Significato non così oscuro. Le due letture, nel loro insieme, ci stanno dicendo che il cammino di fede non può mai essere una quiete, non può mai essere in pausa, non deve mai concedersi delle soste. Ed è proprio questo che ci disturba. In fondo io credo che tutti noi pensiamo così. Sia chi è un po’ in una fase di stanchezza e, quindi, vuole stare solo un po’ tranquillo, un po’ senza pensieri, un po’ senza troppe cose serie delle quali darsi preoccupazione, sia chi ha un cammino anche intenso e, tutto sommato, si compiace anche del risultato che è riuscito ad ottenere. Ecco, la Parola di Dio ci sta dicendo che non è così, che uno deve sempre darsi da fare, che uno deve sempre rilanciare, che uno deve sempre, per stare all’immagine del Vangelo, guadagnare qualche talento in più. Può aiutarci il santo di oggi. Un uomo buono, pio, che era entrato a far parte dei canonici di Francia ed era presente a corte come cappellano della regina madre. Una vita, si capisce, non difficile. Qualche celebrazione, qualche confessione, qualche buon consiglio e molte offerte di larga portata a disposizione. Avrebbe potuto dirsi sereno, stare tranquillo, ritenere che il suo ministero fosse, in qualche modo, compiuto. Anche Vincenzo era uomo pio e di preghiera, uno, insomma, al suo posto. Invece no! Lascia la corte per mettersi a servizio dei poveri. Lascia i privilegi di un canonicato remunerato e anche altolocato per stare tra i poveri della città e per organizzare una distribuzione di carità davvero efficace. È il primo di una lunga serie di santi tra il ‘700 e l’800 che agì in questo modo per sovvenire, nel nome di Cristo, le esigenze dei poveri. Se Vincenzo fosse stato a corte, nel suo bel canonicato, non saremmo qui a ricordarlo, ad onorarlo. Siamo qui, invece, perché la Chiesa riconosce in lui una storia di santità grande e una capacità non comune di aver fatto fruttare il suo cammino. Qualcosa del genere è chiesto a noi! Lasciamo, allora, che questa parola ci urti, ci provochi, ci scomodi, anche ci colpisca così nel profondo da uscirne quasi rintronati! Lasciamo che la sua durezza ci chieda cosa stiamo facendo noi per cercare di essere un poco più disponibili a quella conversione del cuore che è il vero frutto che dobbiamo portare per la vita eterna.

Invito alla preghiera

Vi invito a pregare per ciascuno di noi, perché nessuno si ritenga già arrivato, nessuno si ritenga già un buon cristiano, ma sappia sempre rilanciare oltre il proprio cammino per cercare di vivere con felicità il cammino di fede che viene richiesto a ciascuno, nelle modalità concrete che la vita richiede oggi a noi.

2023-09-22T09:13:49+02:00