Settimana della 3 domenica dopo l’Epifania – mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Oggi iniziamo le giornate eucaristiche. Sono tre giorni nei quali vogliamo mettere al centro della nostra preghiera, della nostra adorazione il mistero di Cristo presente nell’Eucarestia. Sono giornate che servono per ricordarci che noi, senza l’Eucarestia, non possiamo proprio essere, non possiamo resistere, non possiamo proprio vivere un’esperienza di fede che possa dirsi completa. Poiché dedichiamo anche queste serate ad alcuni aspetti del tema delle relazioni, introducendomi a queste giornate in senso generale, direi che è necessario capire che siamo qui per vivere, per rendere piena, per dare corpo alla nostra relazione con Cristo. In questo senso l’immagine del Vangelo può essere assai utile per entrare nel vivo di queste giornate.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1; 48, 22-25
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore e aveva seguito con fermezza le vie di Davide, suo padre, come gli aveva indicato il profeta Isaia, grande e degno di fede nella sua visione. Nei suoi giorni il sole retrocedette ed egli prolungò la vita del re. Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion. Egli manifestò il futuro sino alla fine dei tempi, le cose nascoste prima che accadessero.
SALMO Sal 140 (141)
Mostra al tuo servo, Signore, la via della vita.
Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;
porgi l’orecchio alla mia voce quando t’invoco.
La mia preghiera stia davanti a te come incenso,
le mie mani alzate come sacrificio della sera. R
Poni, Signore, una guardia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra.
Non piegare il mio cuore al male,
a compiere azioni criminose con i malfattori:
che io non gusti i loro cibi deliziosi. R
Mi percuota il giusto e il fedele mi corregga,
l’olio del malvagio non profumi la mia testa,
tra le loro malvagità continui la mia preghiera.
A te, Signore Dio, sono rivolti i miei occhi;
in te mi rifugio, non lasciarmi indifeso. R
VANGELO Mc 4, 35-41
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Vangelo
Il punto centrale del Vangelo è tutto custodito in questa immagine bellissima e particolarmente strana di Gesù che dorme a poppa della barca che lo sta trasportando sul lago di Galilea. Anche noi ci chiediamo: come è possibile dormire in una situazione del genere? L’Evangelista precisava che le onde erano alte, il vento soffiava molto forte, c’era già acqua dentro la barca. Ovviamente ci sono i rumori della natura, del vento che soffia forte e del fragore dei flutti; come è possibile non sentirli? Infine, naturalmente, c’è il vociare degli stessi apostoli ed eventualmente di chi era con loro nella barca. Si danno ordini, si urlano frasi per dire cosa occorre cercare di fare per salvare il salvabile. Insomma, ci deve essere stato un grandissimo trambusto in una situazione del genere. Com’è possibile dormire? Eppure Gesù dorme tranquillo. Quando poi viene svegliato, sembra che non faccia nemmeno una piega. Si mette a dare ordini al mare e al vento, intimando loro di tacere, di fermare la loro forza, di smettere di avere tutto quel vigore. Poi, proprio come se fosse la cosa più naturale del mondo, ecco che si rivolge ai discepoli: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. Certamente come non reagire a queste parole? Come si fa a rimanere tranquilli? Come si fa a dire solo di avere fede? Credo proprio che i discepoli saranno rimasti davvero molto perplessi di fronte ad una risposta di questo genere del Signore Gesù. Forse si saranno messi in un atteggiamento di silenzio, forse si saranno messi in un atteggiamento di dialogo tra loro. Non sappiamo. Come non sappiamo se il Signore continuò quella conversazione o tornò a dormire. La cosa importante non è questa, quanto, piuttosto, il fatto che Gesù li lasci con una domanda nel cuore. Domanda recepita in toto, se è vero, come leggiamo, che i discepoli incominciano ad interrogarsi sulla sua vera identità e natura. Una domanda che è il cuore stesso della fede. I discepoli stanno imparando a seguire Gesù, stanno imparando a farsi le domande giuste per il loro cammino, stanno procedendo sulla loro personale via… Se da un lato è normale il loro farsi domande, dall’altro è comprensibile la loro fatica.
Di fronte all’Eucarestia
Credo che questa sera anche noi, di fronte all’Eucarestia che ora stiamo celebrando e che tra poco esporremo solennemente, siamo invitati a farci questa domanda: Signore, chi sei tu? Chi sei per me? Come ti vedo presente nell’Eucarestia? Come sto di fronte a questo pane consacrato che è la tua presenza, che è il tuo essere tra noi per sempre? Credo che la domanda sia necessaria. Forse veniamo anche noi da una giornata, o da più giornate, difficili. Forse siamo oppressi da qualcosa. Forse abbiamo preoccupazioni nel cuore che nascono da quello che vediamo, da quello che sentiamo, da quello che facciamo… ciascuno di noi è qui davanti al Signore con la sua vita, con le sue gioie e con le sue difficoltà, con le sue ricchezze e con le sue pochezze, con le sue certezze e con le sue domande… insomma, ciascuno di noi è qui con tutto il peso della sua umanità.
- Come stiamo davanti al Signore questa sera?
Credo anche che tutti noi abbiamo qualcosa da raccomandare al Signore: una preghiera, una situazione, una persona, un’intercessione, una richiesta… la preghiera di tutti è sempre molto profonda e molto varia. Anche noi abbiamo qualcosa da rimettere nelle mani del Signore. Siamo venuti anche per questo. Figurativamente parlando, direi che anche noi, questa sera, dobbiamo un poco svegliare il Signore. Dobbiamo cercarlo, dobbiamo chiamarlo in causa, dobbiamo essere pronti a sollecitarlo perché risponda alla preghiera che siamo venuti a fare. Per qualsiasi cosa siamo qui, è certo che il Signore ci ascolta.
- Cosa abbiamo da chiedere al Signore questa sera?
Però vorrei anche ricordare che l’Eucarestia non è solo il centro della nostra preghiera, ma è anche il cuore della nostra relazione con Cristo. Noi entriamo in relazione con Cristo proprio attraverso l’Eucarestia, proprio attraverso questo sacramento che è il centro di tutta la nostra spiritualità. La nostra relazione con Cristo dipende necessariamente dalla nostra relazione con il mistero dell’Eucarestia. La nostra conoscenza di Cristo dipende da quel rispetto e da quella attenzione con cui noi celebriamo o non viviamo il Sacramento. Le due cose sono sempre intimamente e molto strettamente legate. Vorrei quindi che questi giorni, oggi e i prossimi, fossero occasione per vivere bene questa relazione e perché ciascuno di noi possa chiedersi quale ruolo abbia l’Eucarestia all’interno delle nostre esperienze spirituali. Se siamo qui, se saremo qui anche nelle prossime serate, è perché vorremo vivere bene questa relazione. Arrivati a metà dell’anno pastorale, mentre ci prepariamo anche alla festa di San Giulio, chiediamoci davvero quale relazione con lui abbiamo e vogliamo avere. È il cuore della domanda di fede.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Infine, per introdurre anche la preghiera silenziosa davanti al Sacramento, vi lascio una citazione di Sant’Agostino.
Riconoscere il Signore
Quel che vedete sulla mensa del Signore, carissimi, è pane e vino; ma questo pane e questo vino, con la mediazione della parola, diventa il corpo e il sangue del Verbo… Mediante la parola, si fa presente il corpo e il sangue di Cristo. Togli infatti la parola, ed è pane e vino; mettici la parola, e subito è un’altra cosa. Che cos’è quest’altra cosa? Il corpo di Cristo, il sangue di Cristo. Togli dunque la parola: è pane e vino; mettici la parola e diventa sacramento. Su queste cose voi dite Amen. Dire Amen, è sottoscrivere. Amen in latino vuol dire: È verità. (Discorso 229, 1;3)
Orbene, fratelli, quand’è che il Signore volle essere riconosciuto? All’atto di spezzare il pane. È una certezza che abbiamo: quando spezziamo il pane riconosciamo il Signore. Non si fece riconoscere in altro gesto diverso da quello; e ciò per noi, che non lo avremmo visto in forma umana ma avremmo mangiato la sua carne. Sì, veramente, se tu – chiunque tu sia – sei nel novero dei fedeli, se non porti inutilmente il nome di cristiano, se non entri senza un perché nella chiesa, se hai appreso ad ascoltare la parola di Dio con timore e speranza, la frazione del pane sarà la tua consolazione. L’assenza del Signore non è assenza. Abbi fede, e colui che non vedi è con te. (Discorso 235, 3).
Noi siamo qui per riconoscere il Signore. Forse anche noi, come sottintendeva Sant’Agostino, ci facciamo qualche domanda su questo pane e su questo vino. Ma è davvero così? Possono davvero il pane e il vino diventare il corpo e il sangue di Cristo? Sant’Agostino ci ha risposto. Questo avviene per la parola del Signore, che è parola creatrice, che è parola che sostiene, che è parola che dona nuovo valore e nuovo significato alle cose. Noi, se vogliamo cercare il Signore, non abbiamo altro gesto che questo, ci ha detto il vescovo di Ippona: lo spezzare del pane. Ecco perché raccomando sempre la celebrazione frequente del Sacramento. Noi, se vogliamo incontrare il Signore oggi, abbiamo bisogno di questo sacramento. Noi, se vogliamo essere affascinati oggi dalla sua presenza, dalla sua voce, dal calore del suo amore, abbiamo bisogno oggi di cercarlo nello spezzare del pane. Vi invito a fare questo, non solo questa sera, ma sempre. Soprattutto nei prossimi giorni, dal momento che saranno centrali per vivere bene queste giornate eucaristiche.
Al Signore chiediamo la grazia di questa vicinanza e di questo riconoscimento, perché possiamo essere realmente costituiti uno nel sacramento della sua presenza.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Che relazione abbiamo con l’Eucarestia?
- Come voglio vivere questi giorni santi?
- Che relazione intratterrò con il Signore? Come lo adorerò presente nel Sacramento?