giovedì 29 gennaio 2026

Settimana della 3 domenica dopo l’Epifania – giovedì 

Introduzione

Entriamo nel vivo delle giornate eucaristiche di quest’anno. Oggi abbiamo un tema molto particolare che tratteremo questa sera nelle giornate dedicate all’esposizione del Santissimo Sacramento. Sappiamo bene che le relazioni, spesso, necessitano di qualche intervento di correzione, di aiuto, di illuminazione per migliorare su uno degli aspetti della vita che ci lascia magari più scoperti. È il tema della correzione fraterna, un tema molto delicato e difficile, come vedremo. Naturalmente nella celebrazione dell’Eucarestia ci concentriamo sulle letture che sono previste per questo giorno.

La Parola di Dio 

LETTURA Sir 44, 1; 49, 8-10
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Ezechiele contemplò una visione di gloria, che Dio gli mostrò sul carro dei cherubini. Si ricordò dei nemici nell’uragano, beneficò quanti camminavano nella retta via. Le ossa dei dodici profeti rifioriscano dalla loro tomba, perché essi hanno consolato Giacobbe, lo hanno riscattato con la loro confidente speranza.

SALMO Sal 104 (105)

Proclamate fra i popoli le opere del Signore.

Rendete grazie al Signore e invocate il suo nome,
proclamate fra i popoli le sue opere.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
ricercate sempre il suo volto. R

È lui il Signore, nostro Dio.
Si è sempre ricordato della sua alleanza,
dell’alleanza stabilita con Abramo
e del suo giuramento a Isacco.
L’ha stabilita per Giacobbe come decreto,
per Israele come alleanza eterna. R

Disse: «Ti darò il paese di Canaan
come parte della vostra eredità».
Quando erano in piccolo numero,
pochi e stranieri in quel luogo,
non permise che alcuno li opprimesse
e castigò i re per causa loro:
«Non toccate i miei consacrati,
non fate alcun male ai miei profeti». R

VANGELO Mc 5, 1-20
Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Siracide

Anzitutto ci soffermiamo sulla immagine potentissima del Siracide. Il sapiente sta parlando di un profeta, Ezechiele, che noi tutti conosciamo perché è uno dei grandi profeti che leggiamo nel tempo di Avvento. Il profeta ha una sua missione: egli è la voce di Dio in mezzo al popolo, è il richiamo potente di Dio per coloro che vogliono credere. Al centro dell’opera di Ezechiele sta la visione delle ossa aride che risorgono. È proprio a questa visione che si riferisce la parte finale della lettura, ricordando che i profeti sono destinati ad essere per sempre presso Dio, come amici di Dio, come uomini dalla Parola efficace. Il profeta ha anche parlato in favore della riconciliazione tra gli uomini. La sua parola è stata, spesso, un richiamo perché gli uomini riformassero la loro vita. Potremmo dire che tutta la parola del profeta è stata una grande azione di correzione fraterna. Rivolgendosi soprattutto a chi deviava dal cammino di fede, il profeta ha svolto un ruolo di richiamo, perché tutti potessero tornare sui propri passi ed accedere così alla via di Dio, alla Verità di Dio, alla salvezza di Dio.

Vangelo

Il fatto narrato dal Vangelo è molto noto. Gesù si trova in una regione dove tutti conoscono quest’uomo, questo indemoniato. È uno che ha una così forte possessione demoniaca che nessuno riesce più a stare con lui, tant’è che tutti hanno tagliato i ponti con lui ed egli è costretto a vivere fuori dalle città, fuori dalla relazione con gli altri uomini. Quest’uomo è completamente solo. Solo il demonio che lo abita è presso di lui. È per questo che Gesù lo accosta. Sapendo della sua solitudine, sapendo della sua situazione, il Signore si mette vicino a lui, parla con lui, lo libera da quella possessione radicata. Numerosi sono i demoni che lo infestano, così come si capisce molto bene da questo fatto dei porci che, ricevendo i demoni che sono nell’uomo, si buttano tutti nel lago. La potenza del demonio, la potenza del male, è sempre potenza di morte, potenza suicida, potenza che spinge anche gli animali a ferirsi e a morire. Così come aveva fatto con l’uomo tenuto schiavo, per molti anni, di mille passioni, ma anche della solitudine. Potremmo dire che anche la relazione di quest’uomo con il Signore è una relazione che si inquadra dentro l’orizzonte della correzione fraterna. Il Signore lo accosta per amore, conoscendo la situazione che vive. Nell’accostarlo lo illumina rispetto alla sua situazione e lo libera da ogni potenza demoniaca. Non solo. Quando l’uomo manifesta il vivo desiderio di seguirlo, è ancora Gesù che lo corregge. Non è questo il suo compito. Egli dovrà stare presso quelli della sua casa, perché lì sarà la sua missione, lì si svolgerà il suo compito di testimonianza, lì sarà richiamo per tutti di cosa può fare la potenza di Dio quando si unisce al desiderio di bene che risorge nell’uomo. C’è, dunque, tutto uno stile di correzione in questo dialogo. Correzione che passa prima dalla liberazione dal demonio e finisce, poi, per essere correzione del desiderio.

Sant’Agostino

Anche oggi vi lascio una citazione di Sant’Agostino che potrà essere poi riletta nel tempo di adorazione che seguirà alla celebrazione.

  1. Non dobbiamo mai compiacerci dei dissensi, ma è pur vero che talora sono provocati dalla carità verso i nostri fratelli, o sono una prova della carità. Ove trovare infatti uno disposto a lasciarsi rimproverare? O dove trovare quel sapiente di cui la Scrittura dice: Rimprovera il sapiente e te ne sarà grato 8? Ciononostante, dovremmo forse per questo tralasciare di riprendere e correggere il fratello per evitare che s’avvii alla rovina senza preoccuparcene? Può darsi infatti, anzi accade spesso, che nel ricevere il rimprovero uno si rattristi, anzi vi si opponga ribattendo le proprie ragioni; in seguito però riflette nel silenzio della sua anima, ove non c’è altri che Dio e lui stesso, e non teme di dispiacere alla gente per il fatto di ricevere una reprimenda, ma teme solo di dispiacere a Dio per il fatto ch’egli non si emenda; può accadere inoltre che in seguito si astenga dal male di cui è stato rimproverato e, nella stessa misura che ha in odio il proprio peccato, ami il fratello che s’accorge essere soltanto nemico del suo peccato. Se invece appartiene al numero di coloro dei quali la Scrittura dice: Riprendi lo stolto e non farà che odiarti 9non è dalla carità di chi rimprovera che nasce il dissenso, ma è il rimprovero a mettere in atto e dimostrare la carità di chi fa il rimprovero, poiché non lo si ripaga con l’odio, ma persiste immutato l’affetto che spinge a rimproverare anche quando chi ha ricevuto il rimprovero sente risentimento nel suo cuore. Se poi chi fa il rimprovero vuol rendere male per male a colui che si sdegna contro di lui che lo rimprovera, costui non era degno di fare il rimprovero ma piuttosto ben meritava d’essere rimproverato anche lui. Comportatevi così tra voi in modo che non sorgano tra voi aspri risentimenti e, caso mai sorgessero, stroncateli sul nascere ristabilendo immediatamente la mutua concordia. Mettete maggiore impegno nell’andare d’accordo che nel rimproverarvi, poiché allo stesso modo che l’aceto guasta il recipiente in cui è lasciato a lungo, così l’ira guasta il cuore se vi dura fino al giorno seguente. Mettete dunque in pratica questi avvisi e il Dio della pace sarà con voi 10; nello stesso tempo pregate anche per me, affinché anch’io possa mettere animosamente in pratica i buoni ammonimenti che v’indirizzo.

Anche Sant’Agostino ci dice che la correzione fraterna è difficile ma necessaria, come lui stesso avrà riscontrato in molte occasioni della sua vita e del suo ministero.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Che cosa diciamo su questo tema?
  • Come ci regoliamo noi su questa questione?

Il tema è molto difficile e credo che nessuno di noi si applichi veramente e seriamente a questo genere di relazione. Ci sono certamente molti comportamenti educativi che tutti abbiamo – pensiamo a figli, nipoti – che richiedono anche una capacità di correzione. Credo che tutti abbiamo affrontato questo tema e ci siamo regolati come meglio siamo riusciti, con molta saggezza umana e con tutta quell’esperienza che è nata da noi, dal nostro modo di essere, dalle esperienze della vita che abbiamo fatto. È una cosa buona, che abbiamo tutti fatto con il cuore. La fede, però, ci chiede qualcosa di diverso. Non è solo sul tema educativo dei ragazzi che noi tutti dobbiamo riflettere, ma su come viviamo qualsiasi dimensione della vita di fede adulta. È la professione della fede che ci deve spingere a dire no a determinate cose che vediamo nella vita. È la fede adulta che ci deve far dire di no ad alcune realtà che noi tutti sperimentiamo e che non sono in accordo con la fede che professiamo. Su queste cose, che riguardano per lo più la relazione con gli adulti, con i pari, e non più quella educativa con figli e nipoti, tutti facciamo moltissima fatica. Credo che la maggior parte di noi, per paura, per pudore, per non rovinare qualche rapporto già costituito, non dica proprio nulla sul tema. Ecco il perché del richiamo della Scrittura, che, invece, ci ricorda che è la nostra fede ad illuminare tutto e a dare da un lato la giusta direzione da seguire, dall’altro ci sprona a intervenire, pur nel rispetto di tutti, perché sia chiara la verità che Dio rivela. Mi pare che su queste cose siamo tutti molto carenti. Chiediamo al Signore, vivo e realmente presente nell’Eucarestia, di aiutarci a vivere bene questo tema così difficile, perché, imparando a correggerci con grazia e con carità, sappiamo tutti collaborare a creare quella società dell’amore che il Vangelo ci prescrive e ci raccomanda.

2026-01-24T08:58:26+01:00