Giovedì 28 gennaio

Settimana della terza domenica dopo l’Epifania – Giovedì

Siracide

Sir 44, 1; 49, 4-7
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Se si eccettuano Davide, Ezechia e Giosia, tutti agirono perversamente; poiché avevano abbandonato la legge dell’Altissimo, i re di Giuda scomparvero. Lasciarono infatti il loro potere ad altri, la loro gloria a una nazione straniera. I nemici incendiarono l’eletta città del santuario, resero deserte le sue strade, secondo la parola di Geremia, che essi però maltrattarono, benché fosse stato consacrato profeta nel seno materno, per estirpare, distruggere e mandare in rovina, ma anche per costruire e piantare.

Il brano del Siracide di oggi ci propone il ricordo di una serie di personaggi perché, come diceva, “se si eccettuano Davide, Giosia ed Ezechia, tutti agirono perversamente”. Con questa frase il sapiente intende additare il comportamento contrario alla fede di tanti re di Israele e anche di tanti personaggi pubblici che, con le loro parole o con le loro opere, dimostrarono di non avere quel “santo timor di Dio”, che, invece, è lo spirito di chi rimane fedele a Dio Padre. La loro insipienza permise ai nemici di “incendiare il santuario”, ovvero il tempio di Gerusalemme. Così dicendo il Siracide intende dire che, tolta l’immagine più importante dell’identità nazionale, gli Ebrei furono facile preda dei diversi popoli stranieri che si succedettero nelle invasioni periodiche a cui Israele stesso fu soggetto. Con grande sapienza, il Siracide ci dice che se si toglie la fede, vero collante di un popolo, vero punto in cui si incontra l’identità di una nazione, le cose, presto, vanno in rovina. Togli Dio e si ha spazio per ciò che non essendo verità, bellezza, onestà, avvilisce l’uomo.

Vangelo

Mc 5, 1-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti ». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Insegnamento comune, anche oggi con il Vangelo. L’indemoniato di Gerasa è un uomo che ha perso la fede, si è consegnato alle forze del male, ha perso il gusto per tutto ciò che è vero, bello, santo, nobile, degno di una persona. Così facendo ha lasciato posto a tutto ciò che proviene dalla falsità, porta alla menzogna, rinnega ciò che di bello, di vero, di giusto ci può essere in un uomo. Ecco perché c’è una “legione di demoni” dentro quest’uomo: egli ha perso qualsiasi contatto e qualsiasi gusto per tutto ciò che rende piena la vita dell’uomo. Così facendo non ha potuto che perdere qualsiasi riferimento per la sua vita: non è più un uomo che sta in società ma, al contrario, è un uomo che se ne sta nelle solitudini, dalle quali non può che emergere per spaventare gli altri. Tolto il pensiero di Dio in quest’anima, tutti i demoni hanno potuto prendere dimora presso di lui e niente, se non la forza del Signore Gesù, può riscattarlo. È solo Gesù che, essendo Dio, può scacciare quella terribile presenza demoniaca e permettere a quest’uomo di ritornare alla vita in comune con gli altri, al desiderio di tutto ciò che è vero e bello e che rende la vita dell’uomo degna di essere vissuta.

Per noi:

Come ben si vede i due insegnamenti sono del tutto simili e si adattano perfettamente anche alla memoria che stiamo celebrando: la festa di San Tommaso d’Aquino. San Tommaso ha insegnato che, dove si perde il gusto per Dio, entra nell’uomo ogni passione, desiderio o perversità che porta il cuore dell’uomo ad essere estremamente lontano da Lui. Ecco perché il Santo ha insegnato che solo il gusto per la ricerca, solo l’amore per lo studio, solo l’attenzione a Dio e alla sua rivelazione possono essere quelle forze che scuotono la vita di un uomo e la sottraggono a tutto ciò che la porta ad essere lontana da quell’amore e da quella grazia che, invece, la rendono “anima santa”.

Credo che, poi, la lezione evangelica faccia proprio per noi. Anche noi, nel nostro tempo, vediamo come ci siano non pochi tentativi di portare l’uomo lontano da Dio. Questo forzato allontanamento non produce nient’altro che un avvizzimento, una contrazione, un progressivo allontanamento da tutto ciò che rende piena un’esistenza. Se c’è tanto male nel mondo e nel cuore dell’uomo di oggi, è perché tutti perdiamo il desiderio del contatto con la sorgente di ogni bene e di ogni pace. È solo questo che rende piena e vera la vita di ogni uomo.

Il Sapiente ci incoraggia e ci sprona. Se vogliamo una società onesta, se vogliamo produrre un vero incremento di bene per ogni popolo della terra, abbiamo tutti bisogno di tornare a quella sorgente di amore, di pace e di verità che è Dio stesso. Senza tutto questo non c’è altro da fare: non si potrà mai invertire la rotta ed incamminarsi verso una meta diversa da quella del degrado e dell’impoverimento.

Cerchiamo di suscitare in noi la sapienza di Davide, la forza di Ezechia, la forza di Giosia e chiediamo a Dio il dono della loro forza, perché non capiti che la rovina di cui parlava il sapiente colpisca anche noi in forma più forte e più grave di quello che non stia già facendo.

2021-01-21T15:53:30+01:00