Venerdì 28 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – Venerdì 

La spiritualità di questa settimana

Con oggi terminiamo il mese di febbraio e ci indirizziamo verso l’ultima settimana di questo tempo dopo l’Epifania che ci introdurrà, poi, nella Quaresima. Terminiamo anche di leggere il libro della Sapienza che, quest’oggi, immette grande speranza nel nostro cuore.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 15, 1-5; 19, 22
Lettura del libro della Sapienza

Tu, nostro Dio, sei buono e veritiero, sei paziente e tutto governi secondo misericordia. Anche se pecchiamo, siamo tuoi, perché conosciamo la tua potenza; ma non peccheremo più, perché sappiamo di appartenerti. Conoscerti, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la tua potenza è radice d’immortalità. Non ci indusse in errore né l’invenzione umana di un’arte perversa, né il lavoro infruttuoso di coloro che disegnano ombre, immagini imbrattate di vari colori, la cui vista negli stolti provoca il desiderio, l’anelito per una forma inanimata di un’immagine morta. In tutti i modi, o Signore, hai reso grande e glorioso il tuo popolo e non hai dimenticato di assisterlo in ogni momento e in ogni luogo.

SALMO Sal 45 (46)

Nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare.
Fremano, si gonfino le sue acque,
si scuotano i monti per i suoi flutti. R

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba.
Fremettero le genti, vacillarono i regni;
egli tuonò: si sgretolò la terra. R

Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra. R

VANGELO Mc 11, 27-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Sapienza

La speranza che ci consegna il Sapiente antico è quella detta mirabilmente nelle ultime righe della lettura. Il Signore, anche se sa che vaghiamo lontani da Lui, anche se sa che scegliamo sempre altro, anche se sa che il nostro cuore, in fondo, è incapace di convertirsi, non ci abbandona, non ci allontana da sé. Anzi, continua a mettere a nostra disposizione nuovi mezzi e nuovi richiami per tornare a Lui. La sapienza di Dio consiste proprio in questo, nel non abbandonare nulla di quello che è stato creato e, soprattutto, l’uomo. Il Sapiente si congeda da noi con questo messaggio che, in questo anno giubilare, permette a noi di approfondire ulteriormente il discorso sulla speranza.

Il Sapiente ci ha anche detto, con grandissima lucidità, cosa realmente promuove la vita dell’uomo e cosa realmente rende certa la sua speranza: la conoscenza del mistero. “Conoscerti, infatti, è giustizia perfetta, conoscere la tua potenza è radice di immortalità”. Così il Sapiente invita tutti ad una vita di fede sempre più profonda, che sia davvero occasione per avvicinarsi a Dio, vera radice di santità e di immortalità per i mortali, lasciando tutto ciò che, invece, porta lontano da Lui, dal suo amore, dalla sua misericordia.

Vangelo

Il Vangelo sembra metterci di fronte ad una immagine scontrosa di Gesù. Per capirlo abbiamo bisogno di tornare alle pagine di ieri e dell’altro ieri. Il Signore, come ricorderete, ha compiuto due azioni simboliche ed ha cercato, in tutti i modi, di portare i suoi uditori ad aprirsi a lui, al suo mistero, alla sua salvezza. Purtroppo senza riuscirci, perché Gesù deve sempre rispettare la libertà di ciascuno. Così, dopo queste due azioni, cerca nuovamente di spronare l’uomo che ha di fronte a sé, provocandolo con una domanda di fede dalla quale si aspetta una risposta di fede. Ma ecco l’impossibile! Gli uomini che ha di fronte non rispondono e si allontanano così da quella salvezza che, invece, era a loro portata di mano. Se avessero riconosciuto il loro errore avrebbero guadagnato la misericordia di Dio, che ama sempre perdonare chi si rimette di fronte al mistero di Dio con verità. Poiché questo non avviene, anche a Gesù non resta che chiudere il discorso.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Vi invito a fare tesoro del testo della Sapienza per l’anno giubilare che stiamo vivendo anche già come messaggio per entrare in Quaresima e per vivere bene il tempo penitenziale che ci sta davanti. Credo che non ci sia speranza più grande di quella di chi, pur riconoscendosi peccatore, sa che Dio è sempre disposto al perdono e alla misericordia. Così direi che siamo già invitati a guardare alla Pasqua e alla speranza che Cristo immette dentro di noi con il suo perdono e il suo concreto aiuto.

In secondo luogo direi, però, di prendere sul serio anche il Vangelo che ci ha insegnato che la speranza diventa operativa solo quando noi aderiamo ad essa con tutta la nostra libertà. Fino a quando teniamo il piede in varie scarpe, fino a quando abbiamo piccole manifestazioni di fede che si alternano a comportamenti decisamente poco credenti, ecco che non potrà accadere niente di edificante! Anche questo credo sia un richiamo profondo per il Giubileo e per la Quaresima. È come se le Scritture ci proponessero continuamente il richiamo del Signore a fare qualcosa, a prendere qualche decisione in suo favore. Solo questo, alla fine, provoca la salvezza: la nostra decisione.

Mentre ci avviamo alla fine della settimana, proviamo a fare tesoro di tutti gli inviti che abbiamo ricevuto in questi giorni, per essere sempre più attenti a quella Parola di Dio che ci richiama alla pace, alla calma, e alla tranquillità del nostro spirito da ritrovare in Cristo Signore.

gnore, ancora oggi, ci richiami a questa visione di vita, lasciamo che il Vangelo ci sproni, lasciamo che la parola ci provochi. La luce che ne otterremo deve poi essere donata ad altri, perché tutti capiamo che solo fidandoci di Dio troveremo pace e consolazione.

Provocazioni

  • Mi sento pienamente inserito in questa visione di vita?
  • La speranza della vita eterna illumina i miei giorni?
  • Come posso vivere bene questa parte di vita che il Signore mi sta donando e che sta illuminando?
2025-02-21T15:48:22+01:00