Giovedì 27 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – Giovedì

La spiritualità di questo giorno

Anche oggi le due Scritture, nel loro insieme, diventano provocatorie per noi, essendo un ritratto anche del nostro tempo, della nostra società ed anche della nostra fede.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 14, 12-27
Lettura del libro della Sapienza

L’invenzione degli idoli fu l’inizio della fornicazione, la loro scoperta portò alla corruzione della vita. Essi non esistevano dall’inizio e non esisteranno in futuro. Entrarono nel mondo, infatti, per la vana ambizione degli uomini, per questo è stata decretata loro una brusca fine. Un padre, consumato da un lutto prematuro, avendo fatto un’immagine del figlio così presto rapito, onorò come un dio un uomo appena morto e ai suoi subalterni ordinò misteri e riti d’iniziazione; col passare del tempo l’empia usanza si consolidò e fu osservata come una legge. Anche per ordine dei sovrani le immagini scolpite venivano fatte oggetto di culto; alcuni uomini, non potendo onorarli di persona perché distanti, avendo riprodotto le sembianze lontane, fecero un’immagine visibile del re venerato, per adulare con zelo l’assente, come fosse presente. A estendere il culto anche presso quanti non lo conoscevano, spinse l’ambizione dell’artista. Questi infatti, desideroso senz’altro di piacere al potente, si sforzò con l’arte di renderne più bella l’immagine; ma la folla, attratta dal fascino dell’opera, considerò oggetto di adorazione colui che poco prima onorava come uomo. Divenne un’insidia alla vita il fatto che uomini, resi schiavi della disgrazia e del potere, abbiano attribuito a pietre o a legni il nome incomunicabile. Inoltre non fu loro sufficiente errare nella conoscenza di Dio, ma, vivendo nella grande guerra dell’ignoranza, a mali tanto grandi danno il nome di pace. Celebrando riti di iniziazione, infanticidi o misteri occulti o banchetti orgiastici secondo strane usanze, non conservano puri né la vita né il matrimonio, ma uno uccide l’altro a tradimento o l’affligge con l’adulterio. Tutto vi è mescolato: sangue e omicidio, furto e inganno, corruzione, slealtà, tumulto, spergiuro, sconcerto dei buoni, dimenticanza dei favori, corruzione di anime, perversione sessuale, disordini nei matrimoni, adulterio e impudicizia. L’adorazione di idoli innominabili è principio, causa e culmine di ogni male.

SALMO Sal 15 (16)

Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu,
solo in te è il mio bene».
Moltiplicano le loro pene
quelli che corrono dietro a un dio straniero. R

Io non spanderò le loro libagioni di sangue,
né pronuncerò con le mie labbra i loro nomi.
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R

Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. R

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R

VANGELO Mc 11, 15-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, Gesù si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni”? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.

Sapienza

Soprattutto il libro della Sapienza che, nel suo essere universale e dato per ogni tempo, diceva esattamente quello che accade anche presso di noi. Il sapiente diceva che l’uomo, in generale, corrompe la sua vita perché si lascia attrarre da molti idoli. Quegli idoli che spingono ad idolatrare un giovane morto prematuramente, oppure a vivere ogni sorta di servilismo verso realtà adottate come idoli, o ancora a vivere in balia di diverse perversioni sessuali che modificano il giusto giudizio da dare alle diverse cose di cui è fatta l’esistenza. È questa contro sapienza, che l’autore chiama il “servizio degli idoli” a distogliere l’uomo sempre più profondamente dal suo vero posto, dal suo essere chiamato a vivere in amicizia con Dio, dal suo essere chiamato ad essere sempre pronto a scoprire la verità delle cose. In fondo, se volessimo proprio sintetizzare il testo, il sapiente ci sta dicendo che gli uomini di sempre, invece di riflettere, invece di dedicarsi alla sapienza profonda e vera, si lasciano prendere dalle cose e, seguendo i loro gusti, pervertono quello scopo originario dell’esistenza che è la coscienza di Dio e la lode di Dio.

Vangelo

Così anche questa nuova azione simbolica del Signore. Il suo rovesciare i tavoli dei cambiamonete, il suo rimettere in libertà gli animali che erano presenti nel tempio per essere venduti a chi voleva sacrificare a Dio uno di loro, diventa occasione per dire che anche la fede può conoscere la perversione di cui parlava il sapiente. Quando non c’è più rispetto per Dio, quando si pensa di poter mercanteggiare con Lui, quando non c’è interesse per il suo mistero, quando non ci si limita che a forme di fede stereotipate e ripetitive, ecco che si arriva a questa perversione della fede che porta il cuore sempre più lontano da Dio, invece che avvicinarlo a Lui. Dunque non c’è nessuna realtà che possa essere al riparo da quella perversione che spinge l’uomo sempre più lontano dal Padre. Nemmeno la fede. Parola particolarmente dura e difficile da capire, perché riguarda anche noi.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Penso che tutti abbiamo visto il nostro tempo riflesso nella prima lettura. Anche noi riconosciamo che il nostro tempo è così: è un tempo che si è ormai allontanato, forse anche troppo, da Dio. È un tempo per il quale noi, forse, disperiamo e ci chiediamo: cosa potrebbe riportare tante persone verso Dio? Cosa potrebbe riportare tante persone verso il Signore? Cosa potrebbe far sì che ci sia un vero riavvicinamento a Dio? Mentre ci facciamo la domanda perdiamo la risposta, perché vediamo che, ogni giorno, ci sono modi di fare, insegnamenti, spettacoli… che richiamano a tutt’altro. Disperiamo così della forza e dell’efficacia della preghiera stessa, condannandoci alla disperazione.

Così pure come anche il Vangelo ci provoca, perché, in fondo in fondo, qualche volta abbiamo anche noi vissuto forme di fede molto simili a quelle accennate. Anche noi abbiamo fatto della fede un baratto, anche noi siamo andati a portare qualcosa a Dio, fosse anche solo la nostra presenza, per chiedere qualcosa per noi o per i nostri cari. Anche noi ci sentiamo presi in causa da una parola così profonda, perché è vero che anche per noi, talvolta, la fede è solo obbligo, tradizione, ripetitività di gesti e comportamenti che non hanno poi molto da dire, se non, appunto, il rispetto di una tradizione.

Se siamo in questa posizione, credo, dobbiamo riprendere il filo che riannoda la nostra vicenda umana a Dio. Anche noi, oggi, dovremmo chiedere al Signore di saper riscoprire la forza della preghiera libera, gratuita, generosa, che va oltre la forma, la tradizione, i gesti ripetitivi. Questo anno giubilare ci può anche servire a questo.

Così pure come dovremmo riprendere in mano il testo della Sapienza per chiederci dove ci siamo persi, che cosa impedisce anche alla nostra anima di essere libera e capace di incamminarsi verso Dio senza vivere esperienze di questo genere. Anche da questo secondo punto di vista l’anno giubilare potrebbe essere molto utile come richiamo.

Chiediamo al Signore, quindi, insieme, questa grazia, perché sappiamo essere davvero figli di Dio che sanno vivere di fede la loro vita.

Provocazioni

  • Come rivedo il mio tempo compreso in queste parole?
  • Come vivo la mia fede, anche alla luce dei molti richiami che il Giubileo porta con sé?
2025-02-21T15:45:25+01:00