Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Senza perdersi nelle cose che abbiamo a disposizione, ma trovando in esse un richiamo ad aderire a Dio: potrebbe essere questa la sintesi delle due letture di oggi
La Parola di questo giorno
LETTURA Sap 13, 1-9
Lettura del libro della Sapienza
Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice. Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati. Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore. Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi facilmente s’ingannano cercando Dio e volendolo trovare. Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura e si lasciano prendere dall’apparenza perché le cose viste sono belle. Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?
SALMO Sal 52 (53)
Saggio è l’uomo che cerca il Signore.
Lo stolto pensa: «Dio non c’è».
Sono corrotti, fanno cose abominevoli:
non c’è chi agisca bene.
Dio dal cielo si china sui figli dell’uomo
per vedere se c’è un uomo saggio,
uno che cerchi Dio. R
Sono tutti traviati, tutti corrotti;
non c’è chi agisca bene, neppure uno.
Non impareranno dunque tutti i malfattori
che divorano il mio popolo come il pane
e non invocano Dio? R
Sì, Dio ha disperso le ossa degli aggressori,
sono confusi perché Dio li ha respinti.
Chi manderà da Sion la salvezza d’Israele?
Quando Dio ristabilirà la sorte del suo popolo,
esulterà Giacobbe e gioirà Israele. R
VANGELO Mc 11, 12-14. 20-25
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, il Signore Gesù ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono. La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».
Sapienza
Anzitutto il libro della Sapienza, che pone una domanda che va sempre benissimo, in ogni tempo. Perché accade in ogni tempo che gli uomini, attratti dalla bellezza delle cose create, invece di risalire a Dio, si fermino a ciascuna di esse, senza arrivare al Creatore. È quanto fanno sempre gli uomini che si lasciano attirare dalle creature senza domandarsi chi ci sia dietro di esse. Il sapiente diceva però con vivo senso di incoraggiamento, che il richiamo per chi si perde nelle cose e non sa gustare la presenza di Dio, non è forte, ma molto limitato. Se vogliamo è una mancanza lieve il perdersi nelle cose create, perché alcune cose sono davvero molto belle e confondono, non poco, la mente dell’uomo. Una lettura molto bella che insegna che ciò accade sempre, in diverse forme, con diversi accenti, eppure sempre, in fondo, allo stesso modo. L’uomo è spesso distratto dalle cose e non sa camminare verso Dio, ma si limita ad esse.
Vangelo
L’azione simbolica del Signore è molto nota. Gesù si comporta come i profeti. La sua parola diventa parola dura, quasi sdegno per un albero di fichi che ha solo foglie ma non i frutti preziosi e dolci. D’altronde, come precisava lo stesso Vangelo, “non era quella la stagione dei fichi”. Nonostante questo il Signore pronuncia una parola difficile, di sdegno per questo albero, non tanto perché gli dia fastidio o perché sia contro di esso, ma perché quell’azione simbolica, profetica, deve insegnare il valore della preghiera. La preghiera che può tutto, la preghiera che ha un potere infinito, se è fatta con fede e con vero senso di abbandono a Dio. Perfino il discepolo, che conosce il modo di fare di Gesù e che è cresciuto alla scuola dei profeti che avevano compiuto molte azioni simboliche, rimane ingannato. Il discepolo si ferma ad osservare la pianta di fichi, senza capire che il Signore sta dicendo altro, sta richiamando ad altro. Così che il Signore è, in qualche modo, costretto a rettificare e a spiegare anche ciò che, di per sé, non dovrebbe essere spiegato, ma solo riconosciuto. In questo anche una spiegazione sulla sapienza di Dio. La vera sapienza di Dio è il perdono, che viene dato sempre, senza condizioni, a tutti, senza mai tergiversare. Dio fa questo perché anche l’uomo, a sua volta, impari e sia sempre disponibile al perdono, alla pace e alla riconciliazione.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche noi, oggi, sentiamo molto vicine le parole delle due Scritture.
Intanto perché, credo tutti, ci lasciamo spesso attrarre dalle cose, ma senza risalire al loro creatore e padre. Anche a noi tutti manca quella mentalità di cui parlava la Scrittura, ovvero quella forma mentis che sa riferire tutto a Dio. Noi, poi, figli della “scienza”, rischiamo di spiegare tutto nei minimi particolari, ma non di vedere l’universale progetto di Dio. Finiamo per sapere tutto di una determinata cosa, ma di non saperla ricollegare con tutto il resto della nostra esistenza e, più in generale, con l’esistenza del mondo di cui siamo parte. Un primo richiamo di oggi potrebbe essere proprio questo: impariamo a dare ad ogni cosa il suo peso ma mettendola in relazione con il “tutto” del creato, con il resto della creazione, con il resto delle cose buone e belle volute da Dio.
In secondo luogo credo che anche noi siamo invitati a credere nella forza della preghiera di contemplazione. È per noi una preghiera molto difficile: forse ci vengono più spontanee altre forme di preghiera. Eppure, ci insegna il Vangelo, anche la preghiera gratuita, generosa, fatta solo per adorare il mistero di Dio ha il suo senso. Ecco perché noi tutti vi siamo richiamati. Chiediamo, oggi, insieme questa grazia, per non perdere l’occasione di poter passare dalla conoscenza formale delle cose, al loro significato profondo nell’ordine della creazione.
In secondo luogo, credo che tutti dovremmo chiederci quanto santamente vogliamo vivere e non quanto lungamente vogliamo rimanere sulla faccia della terra. Anche questo è un tema fondamentale da riscoprire. La bellezza della vita è quella di farci tendere alla santità, non quella di prolungare i giorni all’infinito ma senza un senso, senza una meta, senza un approdo. Credo che sia fondamentale ricordare che questa dovrebbe essere la prospettiva con la quale il credente si approccia alla vecchiaia, che vuol dire anche al termine dell’esistenza.
In terzo luogo credo che il Vangelo ci mette davanti anche ad una domanda ancor più radicale: cosa significa, per noi, realizzare una vita che abbia un successo? Cosa significa per noi dare un senso grande all’esistenza? Anche qui le risposte potrebbero essere molto diverse, però io credo che tutti siamo chiamati a confrontarci con la domanda, se vogliamo che la nostra vita abbia realmente un senso e non si perda, così, nel nulla.
Chiediamo al Signore di starci vicino e di non essere tra coloro che non vogliono perdere i propri giorni seguendo progetti assolutamente vuoti, che non portano da nessuna parte. Sarebbe proprio la rovina della nostra esistenza.
Provocazioni
- Vivo questa preghiera di contemplazione profonda?
- Mi lascio ispirare da essa per trovare il bello voluto da Dio ed impresso in ogni cosa?