Martedì 25 febbraio

Settimana della penultima domenica dopo l’Epifania – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Anche oggi mi sembra che le due Scritture possano essere rilette dal medesimo punto di vista ed insegnino a non disprezzare mai nulla.

La Parola di questo giorno

LETTURA Sap 11, 24 – 12, 8a. 9a. 10-11a. 19
Lettura del libro della Sapienza

Tu ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta? Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza? Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita. Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose. Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato, perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore. Tu hai odiato gli antichi abitanti della tua terra santa, perché compivano delitti ripugnanti, pratiche di magia e riti sacrileghi. Questi spietati uccisori dei loro figli, divoratori di visceri in banchetti di carne umana e di sangue, iniziati in orgiastici riti, genitori che uccidevano vite indifese, hai voluto distruggere per mezzo dei nostri padri, perché la terra a te più cara di tutte ricevesse una degna colonia di figli di Dio. Ma hai avuto indulgenza anche di costoro, perché sono uomini. Pur potendo in battaglia dare gli empi nelle mani dei giusti, giudicando invece a poco a poco, lasciavi posto al pentimento, sebbene tu non ignorassi che la loro razza era cattiva e la loro malvagità innata, e che la loro mentalità non sarebbe mai cambiata, perché era una stirpe maledetta fin da principio. Con tale modo di agire hai insegnato al tuo popolo che il giusto deve amare gli uomini, e hai dato ai tuoi figli la buona speranza che, dopo i peccati, tu concedi il pentimento.

SALMO Sal 61 (62)

Tua, Signore, è la grazia; tua la misericordia.

Sì, sono un soffio i figli di Adamo,
una menzogna tutti gli uomini:
tutti insieme, posti sulla bilancia,
sono più lievi di un soffio. R

Non confidate nella violenza,
non illudetevi della rapina;
alla ricchezza, anche se abbonda,
non attaccate il cuore. R

Una parola ha detto Dio,
due ne ho udite:
la forza appartiene a Dio,
tua è la fedeltà, Signore;
secondo le sue opere
tu ripaghi ogni uomo. R

VANGELO Mc 10, 46b-52
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Sapienza

Anzitutto la prima lettura che abbiamo ascoltato. È un inno alla Sapienza di Dio, che è sapienza universale. Il sapiente lodava Dio perché, nella sua infinita sapienza e bontà, ha saputo creare cose diversissime tra loro, ma tutte buone, tutte degne di ammirazione e di stupore. Non solo. Il sapiente sa riconoscere che, in ogni cosa, c’è la mano di Dio, per questo diventa atteggiamento di sapienza della vita ringraziare il Padre per ogni cosa nella quale c’è alito di vita. Poiché ogni cosa porta il sigillo di Dio, l’uomo sapiente è colui che sa valorizzare tutte le cose, senza chiudersi, con atteggiamento di preclusione, in una posizione in cui si lodano solo alcune cose e non altre, o si rispettano alcuni atteggiamenti e non altri. Lo sguardo del sapiente è davvero universale ed invita a raccogliere esperienze a 360 gradi. In ogni cosa brillerà qualche richiamo alla sapienza di Dio. È sapiente chi sa vedere questo, chi sa vedere come Dio sia sempre al lavoro perché tutti possano conoscere la sua multiforme sapienza. Una lettura davvero molto aperta, sorprendentemente, se consideriamo la difficoltà di Israele sul tema e la chiusura un po’ tipica del mondo semitico a tutto ciò che ad esso non appartiene.

Vangelo

Il Vangelo ci offre un bel ritratto di Gesù che mette in pratica, con l’autorità del Figlio di Dio che brilla in tutti i suoi gesti, questo atteggiamento di sapienza. Come si deve stare davanti ad un malato? Come si deve stare davanti ad un cieco? Il mondo dell’Israele antico avrebbe risposto: con rispetto, certamente, ma solo formale. Il rispetto di chi sta di fronte ad un malato grave che viene punito da Dio per i suoi peccati. Il rispetto formale che occorre avere per una persona alla quale, al massimo, puoi fare l’elemosina, ma di cui non sei chiamato a diventare amico, confidente. Insomma, la sapienza comune era in grado di dire: in casi di questo genere si viva una rispettosa distanza. Gesù non fa così, ascolta il grido di quest’uomo, si avvicina, entra in relazione con lui, condivide la sua situazione e, dopo, salva. Questa è la grande sapienza di Cristo: la sapienza di chi non si tiene a distanza ma condivide. Sapienza che deve essere imitata, perché, come sappiamo bene, Gesù ci dà sempre l’esempio perché, poi, noi possiamo imitarlo.

Per noi e per il nostro cammino

Forse è proprio questa una delle provocazioni che dovremmo fare nostra nell’anno del Giubileo. Impariamo ad uscire dai nostri confini, impariamo a valorizzare anche la sapienza che c’è negli altri, impariamo a stare vicini agli uomini, anche a quelli diversi, per cultura, per modo di pensare, per proposte di vita… La grande lezione della Scrittura è questa: non esistono limiti alla sapienza di Dio e qualsiasi esperienza che possiamo fare, ci mette, di fatto, in contatto con forme di sapienza diverse ma che vengono tutte da Dio. Valorizzare queste forme di sapienza, valorizzare queste esperienze umane, è quanto di meglio possiamo fare per vivere bene il nostro essere figli del Padre che tutto crea perché tutto torni a Lui. Credo che anche noi, oggi, potremmo fare nostra la preghiera del libro della Sapienza e chiedere a Dio un cuore ben disposto sempre nei confronti di ogni uomo e di ogni forma di sapienza con cui possiamo entrare in contatto. Dentro questa apertura universale alla conoscenza della sapienza, sta anche già un profondo richiamo alla conversione e alla valorizzazione della misericordia di Dio, che tutti chiama alla pace e all’incontro con Lui.

Provocazioni

  • Sono in grado di valorizzare tutte le esperienze che faccio o sono un uomo dai confini ristretti e chiusi?
  • Come la sapienza di Dio di questi giorni mi spinge ad avere orizzonti sempre più aperti?
2025-02-21T15:39:52+01:00