giovedì 28 maggio

Settimana dopo Pentecoste – giovedì

La spiritualità di questo giorno

Anche oggi la liturgia ci invita a rileggere le due Scritture nel loro insieme. Appare chiaro che abbiamo due sottolineature diverse del concetto legato alla “voce di Dio”.

La Parola di questo giorno

LETTURA Es 19, 16-19
Lettura del libro dell’Esodo

Il terzo giorno, sul far del mattino, vi furono tuoni e lampi, una nube densa sul monte e un suono fortissimo di corno: tutto il popolo che era nell’accampamento fu scosso da tremore. Allora Mosè fece uscire il popolo dall’accampamento incontro a Dio. Essi stettero in piedi alle falde del monte. Il monte Sinai era tutto fumante, perché su di esso era sceso il Signore nel fuoco, e ne saliva il fumo come il fumo di una fornace: tutto il monte tremava molto. Il suono del corno diventava sempre più intenso: Mosè parlava e Dio gli rispondeva con una voce.

SALMO Sal 96 (97)

Il Signore regna: esulti la terra.

Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. R

Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.
Le sue folgori rischiarano il mondo:
vede e trema la terra. R

I monti fondono come cera davanti al Signore,
davanti al Signore di tutta la terra.
Annunciano i cieli la sua giustizia,
e tutti i popoli vedono la sua gloria. R

Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli.
A lui si prostrino tutti gli dèi!
Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi. R

VANGELO Gv 12, 27-32
Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me».

Esodo

Partiamo dall’Esodo che ci fa immaginare la voce di Dio come qualcosa di spaventoso: la voce di Dio mette quasi paura, è la voce potente di colui che tutto può, è la voce che comanda, è la voce che può udire Mosè perché è stato scelto come amico di Dio. Altri non possono udire la sua voce, non possono vedere il suo mistero: morirebbero. È un concetto molto forte quello che esprime l’Esodo che vorrebbe parlare del Dio che si fa vicino, del Dio che soccorre il suo popolo ma, di fatto, mette quasi paura. È la voce imperiosa del totalmente altro che, se non ci fosse un mediatore come Mosè, atterrirebbe tutti.

Vangelo

Il tema della voce trova tutt’altra applicazione nel Vangelo, anzitutto perché la voce a cui si fa riferimento è la voce di Gesù. La voce di chi parla a nome di Dio, la voce di chi ha cercato l’uomo in tutte le forme possibili, la voce di chi ha messo l’uomo non solo di fronte a Dio, ma anche lo ha reso suo amico.

Inoltre questa voce è la voce di chi si è lasciato prendere, torturare, umiliare, mettere in ogni modo possibile le mani addosso. È la voce gentile di chi ha detto: “Attirerò tutti a me”, ovvero è la voce di Cristo che ha utilizzato la sua voce per parlare del Padre e per attirare tutti a quel Padre che non vuole altro che gli uomini siano a lui vicini, partecipi del suo mistero.

Certo si parla anche della voce di Dio, ma non è più la voce che fa paura, che spaventa, che mette terrore. È la voce che consola Gesù, è la voce che sostiene Gesù nel suo donarsi a noi, è la voce che sostiene questo ultimo atto di donazione del Figlio che è anche l’atto di donazione dal quale noi tutti abbiamo la vita eterna. Come si vede, dunque, il concetto è spiegato in ben altro modo!

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come ci immaginiamo la voce di Dio?
  • Come ci immaginiamo la voce di Cristo?

Certo anche noi ci immaginiamo quella voce che, un giorno, noi udiremo. Può essere che immaginiamo la voce imperiosa di chi giudica, può essere che immaginiamo la voce dolce di chi salva, può essere che immaginiamo la voce di chi ci chiama per nome per essere per sempre con lui… la nostra immaginazione dipende proprio da come leggiamo le Scritture e da come le facciamo nostre. Io credo che oggi la Scrittura ci aiuti a pensare alla voce di Cristo come alla voce gentile di chi ci parla nel cuore, di chi ci chiama per nome, di chi ci ama da sempre.

Proprio per questo, se immaginiamo così la sua voce, non ci sarà difficile capire che la voce del Padre è la voce di chi ci chiama a sé, la voce che illumina tutta un’esistenza, la voce che rende possibile ogni esperienza di bene. Non credo che la voce di Dio Padre debba farci paura. Piuttosto dovrebbe essere dentro di noi il desiderio di sentire questa voce. Chi abitualmente legge la Parola di Dio, credo possa far nascere dentro di sé questo unico desiderio. Il desiderio di conoscere Dio, che si esprime con le due caratteristiche di cui parla la Scrittura: il desiderio di vedere il suo mistero con i nostri occhi; il desiderio di sentire la voce di Dio con le nostre orecchie. Le due cose sono collegate. Se la Scrittura ci parla in questo modo, se la Scrittura ci suggerisce queste due cose, è per dirci che di Dio noi faremo un’esperienza vera, che passa attraverso i nostri sensi, attraverso il nostro corpo. Come l’esperienza di chi ha conosciuto Gesù o come fu l’esperienza stessa di Mosè.

Siamo pronti a far crescere dentro di noi questo desiderio?

Oggi potremmo chiedere questo dono, perché l’esperienza della Pentecoste è anche questo: fare, nel tempo, esperienza di Dio perché un giorno questa esperienza possa essere piena, definitiva, vera.

2026-05-25T22:56:49+02:00