Venerdì 28 giugno

Settimana della 5° domenica dopo Pentecoste – venerdì 

La spiritualità di questa settimana

Nella memoria di Sant’Ireneo, campione della fede, possiamo rileggere i due testi sacri cercando un loro punto comune nella “forza dell’autorità”.

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 31, 24 – 32, 1
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Quando Mosè ebbe finito di scrivere su un libro tutte le parole di questa legge, ordinò ai leviti che portavano l’arca dell’alleanza del Signore: «Prendete questo libro della legge e mettetelo a fianco dell’arca dell’alleanza del Signore, vostro Dio. Vi rimanga come testimone contro di te, perché io conosco la tua ribellione e la durezza della tua cervice. Se fino ad oggi, mentre vivo ancora in mezzo a voi, siete stati ribelli contro il Signore, quanto più lo sarete dopo la mia morte! Radunate presso di me tutti gli anziani delle vostre tribù e i vostri scribi; io farò udire loro queste parole e prenderò a testimoni contro di loro il cielo e la terra. So infatti che, dopo la mia morte, voi certo vi corromperete e vi allontanerete dalla via che vi ho detto di seguire. La sventura vi colpirà negli ultimi giorni, perché avrete fatto ciò che è male agli occhi del Signore, provocandolo a sdegno con l’opera delle vostre mani». Poi Mosè pronunciò innanzi a tutta l’assemblea d’Israele le parole di questo cantico, fino all’ultima: «Udite, o cieli: io voglio parlare. Ascolti la terra le parole della mia bocca!».

SALMO Sal 32 (33)

Beato il popolo che ha il Signore come Dio.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini; R

dal trono dove siede
scruta tutti gli abitanti della terra,
lui, che di ognuno ha plasmato il cuore
e ne comprende tutte le opere. R

Il re non si salva per un grande esercito
né un prode scampa per il suo grande vigore.
Un’illusione è il cavallo per la vittoria,
e neppure un grande esercito può dare salvezza. R

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame. R

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
È in lui che gioisce il nostro cuore,
nel suo santo nome noi confidiamo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R

VANGELO Lc 8, 26-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

Deuteronomio

Il primo testo ci parla della forza dell’autorità di Mosè. Mosè stesso è ben conscio del peso della sua autorità e dell’autorevolezza della sua persona. Principi che non nasconde. Tant’è che si domanda apertamente: “Se siete stati disobbedienti con me, cosa non accadrà dopo di me?”. Mosè non si esalta, ma sa bene di essere stato guida forte e autorevole. Forte nelle parole, autorevole nei gesti. Guida che ha sempre avuto una risposta per il suo popolo. Guida illuminata, certamente, ma anche uomo molto forte, capace di tenere insieme l’impossibile, capace di vedere l’invisibile. La forza di Mosè è unica in tutto il Primo Testamento, tanto che la Scrittura di lui dice che non ci fu mai uomo “pari” a Mosè. È alla sua autorevole parola che il popolo si riferisce anche in questo momento di anzianità di Mosè e di termine della sua missione.

Vangelo

L’altra parola autorevole è quella di Gesù. Gesù che incontra le persone, Gesù che le sana, Gesù che si mette in cerca di ciascuno, anche di chi è più malato, sofferente, in crisi, in difficoltà. Gesù sa mettersi al passo di ciascuno e non teme nemmeno di confrontarsi con quella “legione” di demoni che sta devastando la vita di questo pover’uomo. Molti hanno fallito, tanto che la decisione finale è stata quella di allontanarlo dalla comunità dei sani, dalla comunità degli uomini e di lasciare che vivesse da solo, nel posto dove gli uomini non vogliono vivere, nella regione dei morti. Gesù non vuole l’isolamento di quest’uomo. Ecco perché va, si reca da lui, non disdegna di incontrarlo, parla con i demoni che vengono cacciati. Il Vangelo ci mostra molto spesso come la parola del Signore sia sempre efficace. Dove gli altri hanno fallito, dove gli altri non hanno potuto che cacciare lontano un uomo perché troppo pericoloso, ecco che il Signore Gesù scrive parole di vicinanza, di comprensione, di amore. Ecco che la sua azione lo sana, sia nell’anima che nel corpo e così chi aveva fatto tanta paura, chi si era reso inviso agli occhi di tutti, diventa colui che è capace di stare con gli altri, di riprendere un cammino di comunità, di essere riammesso alla società dei sani. Davvero due testi bellissimi che ci dicono come l’autorità della persona diventa autorevolezza della sua parola e dei suoi gesti.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Anche da questo punto di vista mi pare che il nostro tempo sia tempo di crisi. Abbiamo poche persone realmente autorevoli. Abbiamo poche persone di cui possiamo stimare l’esempio, la fortezza, la parola sincera. Molto spesso vediamo come siamo in balia di persone che vogliono avere autorità, magari anche riescono a costruirsela. Ma, in quanto ad autorevolezza, sono proprio poche le persone che vediamo in grado di vivere così bene da suscitare ammirazione e stima.

La Parola di Dio ha il coraggio non solo di ricordarci che occorre avere guide di questo genere, ma, molto più in profondità, ci sta dicendo che è bene che anche noi ci conquistiamo questa autorevolezza di vita, di gesti, di parola. Oggi la meditazione di questi testi sacri dovrebbe farci realmente comprendere questa verità: noi siamo chiamati a rendere la nostra vita luminoso esempio, luminosa trasparenza del Signore. Siamo chiamati ad avere una vita piena di autorevolezza, per diventare esempio, modello, punto di ispirazione e sostegno anche per altri. Come seppe benissimo il vescovo Ireneo, egli mai si lasciò intimidire dal potere politico del suo tempo ed usò sempre parole di grandissima ispirazione perché la sua vita fosse, per tutti, richiamo. Chiediamo anche la sua intercessione, per essere davvero uomini e donne che, nell’oggi della storia, sanno acquistarsi una loro autorevolezza e un loro saper essere punto di riferimento soprattutto per chi è in crisi e in difficoltà. L’intercessione di sant’Ireneo ci aiuti e ci guidi.

Provocazioni dalla Parola

  • Chi sono gli esempi autorevoli a cui guardo?
  • Sono io stesso punto di riferimento autorevole per altri?
2024-06-20T11:53:58+02:00