Martedì 28 luglio

Settimana della ottava domenica dopo Pentecoste – Martedì

Vangelo

Lc 10, 13-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù parlava ai settantadue discepoli e disse: «Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».

Il ricordo dei benefici ricevuti che deve spingere a vivere nella lode di Dio e nel rispetto costante del suo mistero, cosa che mai avviene, è il filo rosso che lega insieme le due scritture di oggi.

Da un lato troviamo la predicazione ai 72, che girano nei villaggi e, come si capisce bene, incontrano ora maggior facilità nel dire che il Signore è vicino ad ogni uomo, ora maggior resistenza. La cosa curiosa è che la maggior resistenza avviene proprio in quelle città e villaggi dove il Signore era passato, dove era già stato con i 12, oppure dove aveva vissuto con la sua famiglia. Tutti costoro vantano una certa familiarità con Gesù ma, purtroppo, da essa non nasce quell’atteggiamento di apertura a Dio che, invece, il Signore vorrebbe trovare. Accade invece che dove il Signore non è mai stato, dove non è conosciuto, il suo Vangelo abbia ben altra accoglienza e ben altro rispetto. È per questo che il Signore invita a ricordare i benefici ricevuti. Sono essi che devono spingere a lodare Dio di più. Dove maggiormente si è ricevuto, maggiormente bisogna dare!

Samuele

1Sam 10, 17-26
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. Samuele convocò il popolo davanti a Dio a Mispa e disse agli Israeliti: «Dice il Signore, Dio d’Israele: Io ho fatto salire Israele dall’Egitto e l’ho liberato dalla mano degli Egiziani e dalla mano di tutti i regni che vi affliggevano. Ma voi oggi avete ripudiato il vostro Dio, il quale solo vi salva da tutti i vostri mali e da tutte le tribolazioni. E gli avete detto: “Costituisci un re sopra di noi!”. Ora mettetevi davanti a Dio distinti per tribù e per casati ». Samuele fece accostare ogni tribù d’Israele e fu sorteggiata la tribù di Beniamino. Fece poi accostare la tribù di Beniamino distinta per casati e fu sorteggiato il casato di Matrì e fu sorteggiato Saul figlio di Kis. Si misero a cercarlo, ma non lo si trovò. Allora consultarono di nuovo il Signore: «È venuto qui quell’uomo?». Disse il Signore: «Eccolo nascosto in mezzo ai bagagli». Corsero a prenderlo di là ed egli si collocò in mezzo al popolo: sopravanzava dalla spalla in su tutto il popolo. Samuele disse a tutto il popolo: «Vedete dunque chi il Signore ha eletto, perché non c’è nessuno in tutto il popolo come lui». Tutto il popolo proruppe in un grido: «Viva il re!». Samuele espose a tutto il popolo il diritto del regno e lo scrisse in un libro, che depositò davanti al Signore. Poi Samuele congedò tutto il popolo, perché ognuno tornasse a casa sua. Anche Saul tornò a casa, a Gàbaa, e lo seguirono uomini valorosi, ai quali Dio aveva toccato il cuore.

Così come in Israele. L’avvento della monarchia è vissuto male dai profeti che eleggono il re a nome di Dio, ma si capisce bene che l’elezione di un re corrisponde al desiderio degli uomini, non è il desiderio di Dio.  Samuele deve corrispondere alla domanda degli ebrei che chiedono di “essere come tutti gli altri popoli”. È proprio questo che dispiace al profeta, che vede in questa richiesta un abbandono di Dio, un non fare memoria dei benefici ricevuti, un non cercare più quella volontà di Dio che, invece, è il cuore e il centro di tutta la storia. Il profeta eleggerà un re, che viene scelto per sorteggio, proprio per dire che non c’è un “diritto” di nessuno ad essere re. È un altro modo con il quale si vuole segnalare che tutto è nelle mani di Dio, ma, come sappiamo e come vedremo nelle prossime settimane, tutto questo non porterà da nessuna parte, anzi, porterà alla ribellione di Israele nei confronti di Dio. Dal non ricordare più i benefici di salvezza, nasce la non fede.

Per noi

Quando rileggo queste pagine, specie quelle dell’antico testamento, penso sempre a noi. Anche noi “non ricordiamo” più i benefici di Dio. Siamo in un momento storico nel quale pensiamo solo a noi stessi, alla nostra vita, al nostro interesse, senza ricordare la nostra fede, le nostre radici cristiane, il nostro venire da Dio e il nostro essere a lui diretti. Il nostro stile di vita non è poi molto diverso da quello di Israele, perché anche noi  pensiamo ai nostri interessi, salvo poi quando qualcosa non va ricordarci del Signore e pretendere da lui quello di cui abbiamo bisogno. È davvero qualcosa di terribile, perché dice tutta la nostra “non coscienza” dei benefici di salvezza e tutta la nostra mancanza di fede.

Forse dovremmo chiederci con forza: perché Dio dovrebbe poi corrispondere a quello che vogliamo? Perché Dio dovrebbe poi donarci quello di cui abbiamo bisogno?

Dio ci ascolta lo stesso perché, come dicevano le scritture, non si basa sulla nostra risposta per donarci la sua vicinanza! Meno male! Ma noi non dovremmo prendere più sul serio la domanda di fede e il bisogno di fede che abbiamo?

Ecco la domanda che dovrebbe un poco tormentarci, per non essere immemori dei benefici di salvezza che sono dentro la nostra vita, che sono dentro il nostro mondo, che sono dentro la storia.

Chiediamo al Signore questa grazia per crescere nella fede e per non smettere di amarlo, dimenticando i suoi molti segni di vicinanza e di benedizione per noi.

2020-07-24T11:06:35+02:00