Lunedì 27 luglio

Settimana della ottava domenica dopo Pentecoste – Lunedì

La settimana che iniziamo ci farà celebrare la festa di Santa Marta, di Sant’Ignazio di Loyola e ci introdurrà al perdono di Assisi. Leggeremo le pagine sulla missione dei 12 del Vangelo di Luca, oltre che una delle parabole più famose del Signore: quella del buon Samaritano. Accanto ad esse alcune pagine del libro di Samuele.

Vangelo

Lc 10, 8-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai settantadue discepoli: «Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

La missione dei 72 domina il Vangelo, ovvero la missione di quel gruppo di persone che, accanto agli apostoli, è incaricato di andare a portare la testimonianza del Vangelo di salvezza a tutte le genti. Lo stile dei 72 deve essere uguale a quello dei 12: essi cercheranno accoglienza nelle città dove andranno, cercheranno condivisione con le persone, perché è dalla condivisione della vita che nasce l’amore per il Vangelo. l’annuncio è semplice: “è vicino a voi il regno di Dio”. Se poi non ci sarà accoglienza, il discepolo è invitato ad andare altrove, lasciando solo un segno: scuotere la polvere dai calzari, in segno di missione terminata, in segno di distacco.

Il cuore della missione è, dunque, la proclamazione della vicinanza di Dio ad ogni condizione di vita. Ciò che preme a Gesù è il far sapere a tutti che Dio è vicino ad ogni uomo; che ogni uomo è trattato come un figlio dolcemente atteso; che ogni uomo è benedetto da Dio nella condizione in cui si trova, anche quella più difficile.

Samuele

1Sam 1, 1-11
Lettura del primo libro di Samuele

In quei giorni. C’era un uomo di Ramatàim, un Sufita delle montagne di Èfraim, chiamato Elkanà, figlio di Ierocàm, figlio di Eliu, figlio di Tocu, figlio di Suf, l’Efraimita. Aveva due mogli, l’una chiamata Anna, l’altra Peninnà. Peninnà aveva figli, mentre Anna non ne aveva. Quest’uomo saliva ogni anno dalla sua città per prostrarsi e sacrificare al Signore degli eserciti a Silo, dove erano i due figli di Eli, Ofni e Fineès, sacerdoti del Signore. Venne il giorno in cui Elkanà offrì il sacrificio. Ora egli soleva dare alla moglie Peninnà e a tutti i figli e le figlie di lei le loro parti. Ad Anna invece dava una parte speciale, poiché egli amava Anna, sebbene il Signore ne avesse reso sterile il grembo. La sua rivale per giunta l’affliggeva con durezza a causa della sua umiliazione, perché il Signore aveva reso sterile il suo grembo. Così avveniva ogni anno: mentre saliva alla casa del Signore, quella la mortificava; allora Anna si metteva a piangere e non voleva mangiare. Elkanà, suo marito, le diceva: «Anna, perché piangi? Perché non mangi? Perché è triste il tuo cuore? Non sono forse io per te meglio di dieci figli?». Anna si alzò, dopo aver mangiato e bevuto a Silo; in quel momento il sacerdote Eli stava seduto sul suo seggio davanti a uno stipite del tempio del Signore. Ella aveva l’animo amareggiato e si mise a pregare il Signore, piangendo dirottamente. Poi fece questo voto: «Signore degli eserciti, se vorrai considerare la miseria della tua schiava e ricordarti di me, se non dimenticherai la tua schiava e darai alla tua schiava un figlio maschio, io lo offrirò al Signore per tutti i giorni della sua vita e il rasoio non passerà sul suo capo».

Esattamente come troviamo descritto nella dolcezza delle parole della prima lettura. Anna, la moglie di Elkanà, è una delle tante donne che non riescono ad avere figli e che sono presenti nella storia della salvezza. Poiché questa condizione, nell’antico Israele, corrisponde ad una maledizione, capiamo bene lo stato d’animo di questa donna, che è affranta, amareggiata, sola. Il suo peso è veramente grande. Eppure Dio si rende presente a lei. Nel tempio, Dio, attraverso il sacerdote Eli, che, dapprima la tratta con distacco e quasi con disprezzo e, poi, con affabilità crescente, si fa vicino a questa donna, dimostra di conoscere la sua preghiera e di avere accolto il suo grido di intercessione. Un ulteriore linguaggio di tenerezza rispetto a quello già espresso da Elkanà, che si è sempre fatto vicino alla moglie e che l’ha sempre consolata nel suo dolore. Consolazione umana, quella di Elkanà e consolazione divina, quella che questa donna sente nella preghiera e per mezzo della parola del sacerdote. È da questa preghiera che nascerà Samuele, il profeta grande in Israele.

Per noi.

Vorrei che anche per noi la settimana iniziasse in maniera molto provocatoria:

  • Sento questa consolazione di Dio presente nella mia vita?
  • Sento che Dio ascolta la mia preghiera, sempre, qualsiasi preghiera io elevi a Lui?
  • La mia vita esprime quel mistero di accoglienza che sempre deve esprimere la vita del cristiano?
  • Che missione accolgo e vivo nella Chiesa?

Forse le due pagine insieme ci stanno dicendo che, per avere la consolazione del Signore, bisogna disporsi anche alla missione.  Se vogliamo sentire che il Signore ci è vicino, ci consola, ci stringe a sé, dobbiamo anche metterci nella condizione di vivere bene quella disponibilità che è richiesta alla libertà di ciascuno. La vita cristiana, infatti, non deve mai esprimere la pretesa che una preghiera venga esaudita senza mettersi in discussione. La libertà del cristiano si dona sempre, per questo, poi, osa domandare. Iniziamo questa settimana riflettendo su queste verità e accogliendo quella Parola che dilata il nostro cuore al compimento del bene.

2020-07-24T11:03:13+02:00