Settimana della 2 domenica di avvento – venerdì
La spiritualità di questo giorno
Siamo nel tempo che ci richiama il senso dell’attesa. Per la verità sappiamo attendere molto poco, noi che siamo immersi nella società dell’immediato, anche per il livello di tecnologia che è alla nostra portata. Per questo oggi vi suggerisco questo titolo per la meditazione: “Saper attendere!”
La Parola di questo giorno
EZECHIELE 7, 1-14
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Ora, figlio dell’uomo, riferisci: Così dice il Signore Dio alla terra d’Israele. Ecco la fine: essa giunge sino ai quattro estremi della terra. Ora che su di te pende la fine, io scaglio contro di te la mia ira, per giudicarti secondo le tue opere e per domandarti conto di tutti i tuoi abomini. Non avrà pietà di te il mio occhio e non avrò compassione, ma ti riterrò responsabile della tua condotta e diverranno palesi in mezzo a te i tuoi abomini; saprete allora che io sono il Signore. Così dice il Signore Dio: Ecco, arriva sventura su sventura. Viene la fine, viene su di te: ecco, viene! Viene il tuo turno, o abitante della terra: arriva il tempo, è prossimo il giorno terribile e non di tripudio sui monti. Ora, fra breve, rovescerò il mio furore su di te, e su di te darò sfogo alla mia ira, per giudicarti secondo le tue opere e per domandarti conto di tutti i tuoi abomini. Non avrà pietà di te il mio occhio e non avrò compassione, ma ti riterrò responsabile della tua condotta e diverranno palesi in mezzo a te i tuoi abomini: saprete allora che sono io, il Signore, colui che colpisce. Ecco il giorno, eccolo: arriva. È giunto il tuo turno. L’ingiustizia fiorisce, germoglia l’orgoglio e regna la violenza, scettro della malvagità. È giunto il tempo, è vicino il giorno: chi ha comprato non si allieti, chi ha venduto non rimpianga, perché l’ira pende su tutti! Chi ha venduto non tornerà in possesso di ciò che ha venduto, anche se rimarrà in vita, perché la condanna contro il loro fasto non sarà revocata e nessuno, per la sua perversità, potrà salvare la sua esistenza. Si suona il corno e tutto è pronto; ma nessuno muove a battaglia, perché il mio furore è contro tutta quella moltitudine».
SALMO Sal 105 (106)
Abbi pietà di noi, Signore, per il tuo grande amore.
Abbiamo peccato con i nostri padri,
delitti e malvagità abbiamo commesso.
I nostri padri, in Egitto,
non compresero le tue meraviglie,
non si ricordarono della grandezza del tuo amore
e si ribellarono presso il mare, presso il Mar Rosso. R
Ma Dio li salvò per il suo nome,
per far conoscere la sua potenza.
Li salvò dalla mano di chi li odiava,
li riscattò dalla mano del nemico. R
Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. R
PROFETI Ml 2, 4-9
Lettura del profeta Malachia
Così dice il Signore Dio: «Saprete che io ho diretto a voi questo monito, perché sussista la mia alleanza con Levi, dice il Signore degli eserciti. La mia alleanza con lui era alleanza di vita e di benessere, che io gli concessi, e anche di timore, ed egli mi temette ed ebbe riverenza del mio nome. Un insegnamento veritiero era sulla sua bocca né c’era falsità sulle sue labbra; con pace e rettitudine ha camminato davanti a me e ha fatto allontanare molti dal male. Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca insegnamento, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti. Voi invece avete deviato dalla retta via e siete stati d’inciampo a molti con il vostro insegnamento; avete distrutto l’alleanza di Levi, dice il Signore degli eserciti. Perciò anche io vi ho reso spregevoli e abietti davanti a tutto il popolo, perché non avete seguito le mie vie e avete usato parzialità nel vostro insegnamento».
VANGELO Mt 12, 38-42
Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Alcuni scribi e farisei dissero al Signore Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno». Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Nel giorno del giudizio, quelli di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».
La Scrittura
Ecco la fine…
A voi è diretto questo monito perché sussista l’alleanza…
Il segno di Giona…
Il profeta Ezechiele, senza troppi giri di parole, come siamo ormai abituati a sentire quasi quotidianamente, ricordava a tutti che la fine è sempre imminente. Fine personale: nessuno sa quanti siano i giorni della sua vita. Fine di esperienze di vita, perché nessuna esperienza è eterna. Fine del tempo, fine del mondo, fine della storia. Il profeta richiama anche questo concetto non certo per mettere in stato di ansia chi lo ascolta e non per spaventare coloro a cui è rivolta la sua predicazione. Piuttosto il profeta vuole ricordare che il pensiero della fine, a qualsiasi livello lo si voglia declinare, deve accompagnare la vita dell’uomo. Il pensiero delle cose che finiscono aiuta a dare il giusto peso ad esse e aiuta a non perdersi tra le cose del tempo. Il pensiero delle cose che finiscono aiuta tutti a capire che non c’è mai niente da assolutizzare. Il pensiero delle cose che finiscono aiuta anche ad avvicinarsi a Dio, dal quale proviene ogni cosa e al quale ogni cosa si dirige. Il pensiero delle cose che finiscono aiuta a mettersi in stato di fede.
Trovo che il profeta Malachia abbia una particolare efficacia nel suo monito; egli si rivolgeva infatti ai figli di Israele e diceva apertamente: “A voi è rivolto questo monito”. Così facendo egli metteva subito in stato di attenzione e di allerta: la sua parola non era parola generica, ma era rivolta a chi lo stava ascoltando, agli uomini e alle donne di quella generazione. Così come la Parola di Dio che ascoltiamo è rivolta a noi. Ricordarcelo mette anche noi in stato di attenzione maggiore, in stato di allerta. Se la Parola è indirizzata esplicitamente a noi non possiamo far finta di niente!
Il problema di scuotere le coscienze, il problema di portare la gente a pensare che le parole che andava dicendo erano proprio per loro, è stato affrontato anche da Gesù. Gesù si è scontrato con l’atteggiamento di chi chiedeva parole di fede, azioni di fede, segni di fede ma, poi, non si metteva in stato di attenzione per accoglierli. Gesù capisce che la sua stessa vita non è segno sufficiente per alcuni, che cercano altro. Così egli richiama a tutti che il “segno di Giona” promesso fin dal tempo dei profeti, sarà la sua Pasqua. Questo segno potrà essere compreso ed accolto solo da coloro che si accosteranno con fede a quel segno. Per altri sarà, addirittura, una contro testimonianza. Noi tutti comprendiamo bene questa pagina perché sappiamo che il valore della Pasqua di Gesù, che è comunque proposta a tutti, non viene accolto da tutti allo stesso modo. Per alcuni è segno di fede, per altri no. Era così al tempo di Gesù, è così oggi.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Vorrei che la provocazione di oggi e soprattutto il ripeterci l’un l’altro che questa parola viene detta per noi, mettesse tutti noi un po’ in stato di allerta, in stato di attenzione e ci rendesse consapevoli che il richiamo ad una fede più fervente è dato, anzitutto, per noi. Il che dovrebbe risvegliare in noi un senso di attesa più forte. Sapere che questa parola scomoda noi, sapere che questa parola è detta per noi, deve mettere ciascuno di noi in stato di discussione personale. Così come il Vangelo. Il segno di Giona non è solo la Pasqua in senso storico. Nella celebrazione eucaristica noi celebriamo il segno di Giona. La maggior parte di noi è quotidianamente stimolata da questo segno; il richiamo che faccio spesso perché tutti abbiano almeno una celebrazione feriale a cui partecipare va in questa linea. Più noi ci lasciamo scuotere da questo segno sacro, più possiamo capire e comprendere che, davvero, qui c’è un tesoro per noi. Più noi ci lasciamo avvolgere dal mistero eucaristico, più noi capiamo che qui c’è un tesoro che smuove la nostra coscienza. È proprio a partire da questo segno che noi dovremmo saper coltivare il gusto e il senso dell’attesa. Adesso, nell’immediato, in riferimento al Natale. Stiamo camminando insieme anche per questo e proprio per questo. Il riferimento è però più generale. Anche per noi deve diventare un principio di sapienza saper coltivare il gusto delle cose che finiscono. Sapere che tante cose, anche belle, della nostra vita sono comunque destinate a finire, non ci deve mettere in stato di ansia, quanto piuttosto in quell’atteggiamento di fede che sa farci ringraziare per il bene che già c’è. Questo bene è un richiamo al bene finale, eterno, che non muta, verso il quale noi tutti siamo indirizzati. Il gusto delle cose che finiscono deve suscitare in noi il desiderio della vita eterna. Sapendo e sperimentando la precarietà delle cose, la loro fine, il loro continuo mutamento, noi siamo chiamati a capire che tutto è in ordine alla vita eterna. Mi pare che coltiviamo poco questo gusto per le cose che finiscono. Mi pare che si assolutizzino alcune esperienze che si possono vivere nell’oggi. Addirittura il gusto per alcune cose del tempo, porta ad assolutizzarle in relazione proprio alla vita eterna, così che molti credono che la vita eterna sia il proseguimento all’infinito delle cose piacevoli che abbiamo sperimentato nella vita. La vita eterna è altra cosa! È comunione con Dio, è condivisione di tutte le cose in Dio, è vita di contemplazione nella beatitudine eterna. Questo pensiero deve smuoverci e deve metterci in una situazione di attesa delle cose che devono venire. Così come attendiamo molte cose della vita, impariamo anche ad attendere quella vita in Cristo che renderà vere le cose della vita presente. Solo un cuore che attende impara a gustare le cose del tempo nella loro caducità e precarietà e, poiché non assolutizza nessuna di esse, impara ad attendere i beni eterni che Dio prepara per noi, così che ci si prepari alla vita eterna da accogliere come dono e come cosa nuova. Il Signore sostenga in noi questo pensiero, sapendo che nulla avviene fuori dalla sua volontà e dal suo amore.
Perchè la Parola dimori in noi
- A quale esperienza di vita mi sento più legato?
- Cosa, anche in buona fede, assolutizzo?
- Cosa significa, per me, risvegliare un giusto senso dell’attesa?