Settimana della 3 domenica dopo l’Epifania – mercoledì
La spiritualità di questa settimana
Iniziano giornate molto importanti: le sante giornate eucaristiche. Giorni di spiritualità più intensi nei quali vorrei che vivessimo una lettura dell’ultima Enciclica del Papa, la “Dilexit nos” perché, avendo come sfondo la figura del Sacro Cuore, possiamo adorare Gesù, presente in mezzo a noi. Iniziamo questa sera con la S. Messa solenne di apertura, per poi procedere nelle prossime serate con momenti di adorazione personale.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1; 49, 1-3
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Il ricordo di Giosia è come una mistura d’incenso, preparata dall’arte del profumiere. In ogni bocca è dolce come il miele, come musica in un banchetto. Egli si dedicò alla riforma del popolo e sradicò gli abomini dell’empietà. Diresse il suo cuore verso il Signore, in un’epoca d’iniqui riaffermò la pietà.
SALMO Sal 140 (141)
Sorveglia, Signore, la porta delle mie labbra.
Signore, a te grido, accorri in mio aiuto;
porgi l’orecchio alla mia voce quando t’invoco.
La mia preghiera stia davanti a te come incenso,
le mie mani alzate come sacrificio della sera. R
Poni, Signore, una guardia alla mia bocca,
sorveglia la porta delle mie labbra.
Non piegare il mio cuore al male,
a compiere azioni criminose con i malfattori:
che io non gusti i loro cibi deliziosi. R
Mi percuota il giusto e il fedele mi corregga,
l’olio del malvagio non profumi la mia testa,
tra le loro malvagità continui la mia preghiera.
A te, Signore Dio, sono rivolti i miei occhi;
in te mi rifugio, non lasciarmi indifeso. R
VANGELO Mc 4, 35-41
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
Siracide
La lettura del Siracide ci aiuta molto ad entrare in questo clima. Nel momento in cui il Siracide ci sta proponendo di meditare sulla figura di uomini illustri di Israele, ci viene presentata la figura di Giosia. Di lui si dice che: “Diresse il suo cuore verso il Signore, in un’epoca di iniqui riaffermò la pietà”. La lezione è storica. Giosia, come liturgista, come uomo di fede, si dedicò, in un tempo di poca fede, a dirigere il suo cuore verso il Signore. Egli, cioè, ci insegna che la fede è sempre questione di amore. Giosia comprese che tutto ciò che era avvenuto nella storia della salvezza era rivelazione di amore. Per questo egli indirizzò anzitutto il suo cuore verso il Signore e, al tempo stesso, chiese anche ai suoi contemporanei di dirigere il proprio cuore verso Dio. Il suo esempio fu davvero contagioso, tanto che la sua opera viene paragonata al profumo preparato con arte, il cui intenso aroma si espande all’intorno.
Vangelo
Anche nel Vangelo troviamo una possibile riflessione sul tema. Vediamo al centro della narrazione soprattutto il cuore dei discepoli che è in seria angustia: la tempesta che stanno affrontando procura loro un’intensità di pensieri che diventa agitazione, affanno, addirittura disperazione. I discepoli, quella notte, non avrebbero davvero saputo come poter salvare la pelle se non fosse intervenuto il Signore che, con il suo cuore pieno di misericordia, amore, perdono, apre ai discepoli una nuova via di rappacificazione. Il mare che si placa diventa immagine del cuore rappacificato del discepolo che, ritrovata la sintonia con il suo Signore, vive nuovamente nella pace e nel fiducioso abbandono a Dio.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche Papa Francesco ci aiuta a riflettere questa sera. Al numero 9 dice: “In questo mondo liquido è necessario parlare nuovamente del cuore; mirare lì dove ogni persona, di ogni categoria e condizione, fa la sua sintesi; lì dove le persone concrete hanno la fonte e la radice di tutte le altre loro forze, convinzioni, passioni, scelte. Ma ci muoviamo in società di consumatori seriali che vivono alla giornata e dominati dai ritmi e dai rumori della tecnologia, senza molta pazienza per i processi che l’interiorità richiede. «L’uomo contemporaneo, infatti, si trova spesso frastornato, diviso, quasi privo di un principio interiore che crei unità e armonia nel suo essere e nel suo agire. Modelli di comportamento purtroppo assai diffusi ne esasperano la dimensione razionale-tecnologica o, all’opposto, quella istintuale». Manca il cuore”. È una lettura vera, anche se difficile. Credo che, in apertura delle giornate eucaristiche, sia davvero importante capire che, se manca il cuore, manca il respiro o il gusto della vita. Io vedo che molti di noi sono così: pieni di percorsi, pieni di richiami di diverse realtà, inseriti in una vita che non potrei non definire piena. Eppure in una vita dove manca il cuore viene a mancare tutto. Credo che il Papa faccia davvero bene a ricordarci questa dispersione che da un lato è diventata norma e non ci stupisce nemmeno più, dall’altro continua a mortificarci. C’è una possibilità di soluzione? Il Papa ce la prospetta al numero 17: “Il cuore rende possibile qualsiasi legame autentico, perché una relazione che non è costruita con il cuore è incapace di superare la frammentazione dell’individualismo: si manterrebbero in piedi solo due monadi che si accostano ma non si legano veramente. L’anti-cuore è una società sempre più dominata dal narcisismo e dall’autoreferenzialità. Alla fine si arriva alla “perdita del desiderio”, perché l’altro scompare dall’orizzonte e ci si chiude nel proprio io, senza capacità di relazioni sane. Di conseguenza, diventiamo incapaci di accogliere Dio”. Dunque solo nel desiderio di relazione con Dio e solo nel desiderio di relazione più profonda con gli altri uomini può nascere quel desiderio di recupero di una dimensione profonda dell’esistenza che rende possibile un ritorno a forme di amore che ridanno senso, speranza, gioia alla vita. E ancora al numero 28: “Solo a partire dal cuore le nostre comunità riusciranno a unire le diverse intelligenze e volontà e a pacificarle affinché lo Spirito ci guidi come rete di fratelli, perché anche la pacificazione è compito del cuore. Il Cuore di Cristo è estasi, è uscita, è dono, è incontro. In Lui diventiamo capaci di relazionarci in modo sano e felice e di costruire in questo mondo il Regno d’amore e di giustizia. Il nostro cuore unito a quello di Cristo è capace di questo miracolo sociale”. Credo che ci sia un’indicazione davvero importante in queste righe, perché tutti noi siamo chiamati a fare in modo che il nostro modo di vivere sia ricco di relazioni, così che, con il nostro cuore, possiamo riempire di speranza anche il cuore di altri. Soprattutto vorrei che facessimo nostra anche a livello comunitario la dimensione prospettata dal Papa: il cristiano sa relazionarsi in modo autentico, felice, semplice, responsabile. Credo che potremo dedicare questa prima serata di adorazione, anche se breve, a porci qualche domanda
Provocazioni
- La mia vita trova nella dimensione della cura delle relazioni un suo senso?
- La mia vita si riempie di cose anche buone, ma senza cuore, o sa aprirsi a questa dimensione che viene da Dio e che apre gli orizzonti alla speranza?
- Quale cura vivo io, in comunità, perché le relazioni siano forti, sincere, adulte?
Cerchiamo di entrare in sintonia con quanto la Parola di Dio e il Papa ci stanno dicendo, per vivere queste giornate come un dono e per adorare il sacramento da cui viene a noi tutto l’amore di Cristo, tutto il suo cuore.