Settimana della 5 domenica dopo il martirio di San Giovanni il precursore – mercoledì
La spiritualità di questo giorno
Terminiamo il mese di settembre con la memoria di San Girolamo che fu grande cultore della Scrittura sacra. Con quello stesso amore anche noi ci mettiamo a rileggere i testi che ci vengono donati oggi per vivere sempre meglio il nostro cammino spirituale.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA 2Tm 1, 1-12
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro. Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te. Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro. È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato.
SALMO Sal 138 (139)
Tu, o Dio, conosci il mio cuore.
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie. R
La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. R
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia. R
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro
i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno. R
Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri;
vedi se percorro una via di dolore
e guidami per una via di eternità. R
VANGELO Lc 20, 27-40
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Si avvicinarono al Signore Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
2 Timoteo
Penso che tutti ci ricordiamo di avere già letto questo testo così bello per via dei ricordi di famiglia che vengono proposti da San Paolo all’amico e collaboratore Timoteo. Non avevo mai notato fino in fondo quello che viene detto nelle ultime righe del testo e che mi pare molto significativo. Partendo dall’invito a “ravvivare il dono di Dio che è in te”, San Paolo invita poi l’amico Timoteo a dire con lui: “so in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato”. Una riflessione bellissima, perché è come se Paolo ci dicesse di essere davvero consapevole del dono che gli è stato affidato e che lui deve custodire nel tempo. Tuttavia questa custodia del dono non è affidata solo alla sua buona volontà, al suo impegno, alle sue doti. È Cristo che, operando nel suo cuore, permette quella fedeltà che, altrimenti, non ci sarebbe assolutamente possibile. Mi pare una riflessione bellissima. Paolo non è superbo. Pur essendo un apostolo con una infinità di doni, capisce che anche lui vive la fragilità che è dentro il cuore di ogni uomo. Per questo non si vanta di quello che potrebbe fare ma, semplicemente, dice che la sua fedeltà si fonda sulla fedeltà di Cristo. La parola di Cristo, la grazia che, da Cristo e attraverso i sacramenti discende su di lui, renderà possibile quel dono di fedeltà che, altrimenti, sarebbe impossibile. Così raccomanda a Timoteo di fare lo stesso. Anche Timoteo è invitato a costruire la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa non sui suoi doni, non sulle sue doti personali, ma basandosi unicamente sulla fedeltà di Cristo che opera nel cuore dell’uomo.
Vangelo
Così capiamo meglio anche il testo del Vangelo. Più volte ho già spiegato il senso di questa storiella che viene sottoposta al giudizio di Gesù da parte di gente che non crede nella risurrezione. Gesù, sfidando tutto e tutti, ricorda che solo chi crede nella risurrezione può capire il senso della sua promessa. Soprattutto solo chi si affida a Dio può arrivare a credere al dono della vita eterna che è l’ultimo dono che ci farà il Signore che è risorto e vive in eterno, il giorno del giudizio finale. Dunque anche il Vangelo ci permette di focalizzare la nostra attenzione proprio sul dono di Dio che è dentro di noi e che deve essere sempre custodito in vista di quella vita con Dio che anche noi erediteremo dopo la nostra morte.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Penso che tutti noi, quando ci mettiamo a riflettere seriamente sul tema della fedeltà, incontriamo non poche domande. Certo ci sono diversi livelli di fedeltà a cui possiamo pensare che, ovviamente, implicano livelli diversi di riflessione e di risposte. Credo sia bellissimo pensare che, a qualsiasi livello ci poniamo ma poi soprattutto in riferimento alla fede, al dono della vocazione, al dono della speranza, è Dio che ci sostiene nel vivere la fedeltà. Non noi, quindi, in prima persona. Non i nostri sforzi, che pure hanno un senso e acquistano anche un “merito” presso Dio. Anzitutto c’è la grazia di Dio, la sua vicinanza, la sua presenza. Quella grazia e quella presenza che continuano ad essere ravvivate in noi dalla grazia dei sacramenti. Ecco perché vivere bene soprattutto la confessione e la comunione, aiuta ciascuno di noi a vivere con responsabilità il dono della fedeltà. Detto altrimenti: poiché non sono gli sforzi a farci mantenere la fedeltà ma il continuo ravvivare il dono di Dio che è dentro di noi, ha senso continuare a ravvivare la grazia dei sacramenti perché possiamo mantenere vivo il desiderio di Dio, il desiderio dell’eternità, il desiderio di incontro con quel mistero da cui abbiamo ricevuto l’esistenza e ogni altro dono e che attendiamo di conoscere in pienezza alla fine della nostra esistenza.
Ravviviamo anche oggi il dono che è dentro di noi, cerchiamo di camminare con la grazia che Dio ci dona, manteniamoci a lui fedeli. Vedremo, un giorno, il valore di questa fedeltà che Dio stesso ci avrà permesso di vivere nel tempo.