Settimana della 5 domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore – giovedì
La spiritualità di questo giorno
Inizia il mese di ottobre, che è il mese della festa della Madonna del Rosario, per noi così importante. Inizia anche il mese missionario, che ci chiede di pensare davvero alle tante esigenze missionarie della Chiesa nel mondo. Credo che la memoria di Santa Teresina ci sia di aiuto e di guida per iniziare bene questo mese che sarà ricchissimo di celebrazioni e di stimoli per le nostre anime.
La Parola di questo giorno
EPISTOLA 2Tm 1, 13 – 2, 7
Seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Carissimo, prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato. Tu sai che tutti quelli dell’Asia, tra i quali Fìgelo ed Ermògene, mi hanno abbandonato. Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non si è vergognato delle mie catene; anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché non mi ha trovato. Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli abbia reso a Èfeso, tu lo sai meglio di me. E tu, figlio mio, attingi forza dalla grazia che è in Cristo Gesù: le cose che hai udito da me davanti a molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri. Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. Il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa.
SALMO Sal 77 (78)
Dite alla generazione futura
le meraviglie del Signore.
Ascolta, popolo mio, la mia legge,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.
Aprirò la mia bocca con una parabola,
rievocherò gli enigmi dei tempi antichi. R
Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R
Ha stabilito un insegnamento in Giacobbe,
ha posto una legge in Israele,
che ha comandato ai nostri padri
di far conoscere ai loro figli,
perché la conosca la generazione futura,
i figli che nasceranno. R
Essi poi si alzeranno a raccontarlo ai loro figli,
perché ripongano in Dio la loro fiducia
e non dimentichino le opere di Dio,
ma custodiscano i suoi comandi. R
VANGELO Lc 20, 41-44
Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai Giudei: «Come mai si dice che il Cristo è figlio di Davide, se Davide stesso nel libro dei Salmi dice: “Disse il Signore al mio Signore: Siedi alla mia destra finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi”? Davide dunque lo chiama Signore; perciò, come può essere suo figlio?».
Vangelo
Il Vangelo di oggi ci aiuta a capire che alcune persone del Primo Testamento hanno avuto un’illuminazione di grazia assolutamente singolare che ha permesso loro di capire qualcosa della venuta del Messia. Come Davide, a cui si faceva riferimento. Da uomo di fede, da uomo che ha fondato una casa fondamentale per la storia di Israele – la casa regnante – ma anche come profeta, Davide ha capito che proprio dalla sua stirpe, un giorno, sarebbe nato il Messia. Eppure Davide capisce che non può vantarsi per quello che accadrà, perché il Messia ha un’autorità infinitamente superiore alla sua. Davide considera un dono ciò che accadrà e che lui può soltanto intuire. Sa bene che non toccherà a lui vedere quei giorni. Sa solo che il Signore della storia prenderà corpo proprio da un suo futuro discendente. Per questo l’unica cosa che può fare è inchinarsi davanti alla volontà di Dio per mettersi in atteggiamento di contemplazione di quel mistero che, un giorno, sarà svelato.
2 Timoteo
L’epistola ci porta dopo la venuta del Signore. Paolo si colloca tra quelli che, per grazia, hanno saputo riconoscere la divinità di Cristo ed hanno saputo riconoscere nel figlio di Giuseppe e di Maria il Messia atteso da secoli. San Paolo sa e sperimenta che non tutti sanno riconoscere in Cristo quel Messia atteso da secoli nelle generazioni del Primo Testamento. Ha a che fare tutti i giorni con persone che lo accettano ma anche con persone che lo rifiutano, come proprio in questo testo ci veniva ricordato. Paolo suggerisce a tutti cosa fare con coloro che non riconoscono in Cristo il Messia e creano non pochi problemi a coloro che lo predicano: occorre avere misericordia. Quella misericordia che Dio ha avuto verso tutti, quella misericordia che Gesù ha celebrato sulla Croce, deve essere la sorgente di quella misericordia umana che si deve applicare a coloro che non sono in grado di vivere la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. Paolo non si scandalizza che ci siano persone che rifiutano la grazia che è stata loro concessa. Solamente ricorda il principio di misericordia che deve essere dato anche a coloro che sono divenuti oppositori del Vangelo e, quindi, di Cristo. Solo nel giudizio finale si scopriranno le intenzioni dei cuori e quel giudizio sarà solo di Cristo.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che la riflessione di Paolo ci aiuti a capire bene che, in una comunità cristiana, non tutti e non sempre vivono l’adesione al mistero di Cristo in modo uguale. Lo sappiamo molto bene noi che, se facciamo un nostro profondo esame di coscienza, ci accorgiamo che la nostra stessa fede non è mai sempre uguale. A momenti di grande tensione e spiritualità corrispondono momenti di stanchezza, di scarsissima tensione o desiderio delle cose di Dio. Credo poi che tutti, dentro una comunità cristiana, abbiamo sperimentato come ci possono essere battezzati che, magari anche dopo anni di partecipazione intensa e feconda, se ne sono andati, talvolta anche creando numerosissimi problemi. Dio non voglia che anche noi siamo stati capaci di questo! Le Scritture ci ricordano, quindi, che il dono della fede va costantemente rinnovato e sul dono della fede e della appartenenza alla Chiesa occorre sempre vigilare. Suggerirei, oggi, di fare anzitutto questo esame di coscienza.
Poi suggerirei di pregare per chi ha fatto e fa ora del male alla nostra comunità. Se, da un lato, è vero che qualcuno che provoca la Chiesa e che fa del male ci sarà sempre, è anche vero che l’atteggiamento nostro comune deve essere quello della misericordia. Misericordia significa vicinanza nella preghiera, perché chi è capace di fare queste cose possa convertirsi e possa dare esempio di un rinnovato amore per la comunità dei credenti.
Chiediamo anche a Santa Teresina, che ha amato così tanto la Chiesa, di aiutarci ad essere sempre tra coloro che edificano la Chiesa. Come chiediamo anche a lei di aiutarci ad intercedere per tutti coloro che, con la loro parola, con il loro cattivo esempio, con il loro operato, rovinano la bellezza della comunità dei credenti.