Domenica 30 novembre

3 domenica di Avvento: le profezie adempiute

Introduzione

  • Che cosa ci attendiamo dal futuro?
  • Cosa ci attendiamo per noi, per chi viene dopo di noi, per il mondo, per la nostra epoca?

Non so bene cosa ci attendiamo, ma mi pare di vedere una sostanziale sfiducia nel futuro. Vedo che, facilmente, critichiamo i segni dei tempi. Vedo che, facilmente, non vediamo segni di speranza né per noi né per chi viene dopo di noi. Anche in questi giorni di visita alle vostre case mi sembra percepire la sfiducia, specie negli anziani, nei nonni che, da un lato rimpiangono i tempi della loro giovinezza, dall’altro mostrano tutta la preoccupazione possibile per chi viene dopo di loro. La violenza diffusa, il malcontento dei giovani che, spesso, produce devianze di diverso genere, la chiusura in sé stessi e la mancanza di relazioni autentiche mi sembra che siano tra le cause più gettonate perché si possa dire che, oggi, non c’è molta attesa e nemmeno molta speranza nel futuro. Che cos’ha da dirci questa terza domenica di avvento sulle profezie che si adempiono? Che cosa hanno da dirci questi testi sacri a proposito dell’attesa del futuro?

La Parola di Dio 

LETTURA Is 35, 1-10
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron. Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio. Irrobustite le mani fiacche, rendete salde le ginocchia vacillanti. Dite agli smarriti di cuore: “Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi”. Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo, griderà di gioia la lingua del muto, perché scaturiranno acque nel deserto, scorreranno torrenti nella steppa. La terra bruciata diventerà una palude, il suolo riarso sorgenti d’acqua. I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli diventeranno canneti e giuncaie. Ci sarà un sentiero e una strada e la chiameranno via santa; nessun impuro la percorrerà. Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere e gli ignoranti non si smarriranno. Non ci sarà più il leone, nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà. Vi cammineranno i redenti. Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore e verranno in Sion con giubilo; felicità perenne splenderà sul loro capo; gioia e felicità li seguiranno e fuggiranno tristezza e pianto».

SALMO Sal 84 (85)

Mostraci, Signore, la tua misericordia
e donaci la tua salvezza.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con fiducia.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R

EPISTOLA Rm 11, 25-36
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Non voglio che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto: «Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà l’empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati». Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti! O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! Infatti, «chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore? O chi mai è stato suo consigliere? O chi gli ha dato qualcosa per primo tanto da riceverne il contraccambio?». Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

VANGELO Mt 11, 2-15
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”. In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

Le scritture

A interrogarmi e, spero, ad interrogare anche voi, è la figura di Giovanni il Battista, centrale nell’Avvento. Giovanni ha terminato il suo ministero di battezzatore al Giordano, è un uomo rinchiuso nel carcere di Erode, è un uomo solo, un uomo che, in sintesi, ha perso tutto ciò che aveva nella vita, tutto ciò in cui aveva confidato.

Ha perso la sua libertà: è un uomo chiuso in carcere. Ha perso la possibilità di predicare: solo di tanto in tanto qualche suo discepolo riesce ad incontrarlo e a stare, anche se solo per un tempo limitato e breve in compagnia del maestro. Soprattutto quest’uomo ha perso il senso della sua fede, il senso della sua fiducia in Dio. Giovanni teme di avere sbagliato, teme di non aver compreso, teme di aver indicato in Gesù il Messia atteso da secoli senza aver capito bene il senso della sua rivelazione. Che rivelazione è quella di Cristo, che ama stare con i peccatori e i lontani da Dio, che ama proclamare la misericordia invece del castigo di Dio, che ama pranzare in case di sconosciuti piuttosto che cercare grandi luoghi di rivelazione e segni potenti dal cielo? Giovanni domanda tutto questo direttamente al Signore Gesù attraverso i suoi discepoli e, improvvisamente, cambia opinione. Un uomo che si stava quasi disperando in carcere diventa un uomo sereno, rappacificato con sé stesso, ancora in grado di credere e di sperare. Cosa è successo? Cosa ha determinato questo cambiamento? I discepoli hanno riferito ciò che vedono e, cioè, nel mistero dell’iniquità che dilagava anche ai loro tempi, l’accendersi di una luce diversa che è quella che viene dalla relazione con Dio. Diceva molto bene il Signore: Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti! Come dire: in ogni tempo il mistero dell’iniquità segna la vita degli uomini, ma anche la grazia di Dio è costantemente per loro, accanto a loro, sopra di loro. Giovanni non aveva futuro. Sapeva bene che in quel carcere avrebbe incontrato, prima o poi, la morte. Eppure anche nel luogo della sofferenza, della solitudine, dell’anticamera della morte, Giovanni trova pace e senso di fiducia in Dio e nel futuro. Egli sa bene che la sua vita è solo nelle mani di Dio, sa bene che tutto ciò che accadrà è già sotto la sua protezione e sotto il suo sguardo. Ecco perché, rincuorato dalle parole dei suoi discepoli che riportano ciò che avviene nel ministero di Gesù, si abbandona, fiducioso, nelle mani di Dio attendendo quel futuro che già conosce e che sarà, per lui, il sigillo di una vita di fede totalmente dedicata a Dio.

Ci aiuta però anche il profeta che diceva: Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi. A chi sono dette queste parole? Ad un popolo esiliato, ad un popolo che ha perso tutto, ad un popolo che non è nemmeno più nella sua patria ma che è stato condotto a forza fuori dal suo territorio, ovvero dalle sue sicurezze, dai suoi luoghi abituali, dai suoi luoghi di vita consueti. Provate a pensare all’effetto che queste parole devono avere fatto! Certamente ci sarà chi avrà dubitato, chi avrà detto del sognatore pazzo al profeta: come fai a dire una cosa del genere mentre viviamo poveri, soli e lontano da Gerusalemme? Avrà pensato certamente qualcuno! Eppure il profeta lì dove non sembra esserci futuro, trova uno spazio di attesa, trova un motivo di predicazione, trova forza per far sperare la gente e per dare concretezza alle parole dei profeti che avevano parlato proprio di questo. Nel tempo della solitudine, nel tempo della fatica, nel tempo del non senso dell’esistenza, ecco che il profeta riaccende la luce del futuro per chi vuole sperare!

O ancora l’Apostolo: Non voglio che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto: «Da Sion uscirà il liberatore, egli toglierà l’empietà da Giacobbe. Sarà questa la mia alleanza con loro quando distruggerò i loro peccati. Queste parole vengono dette per dare futuro alla Chiesa, a quella chiesa che, in questo momento, si trova perseguitata. Da un lato ha i pagani, i romani, che non capiscono la predicazione di fede che gli apostoli stanno compiendo e l’avversano, la ostacolano, la vorrebbero quasi distruggere. Dall’altro c’è la comunità ebraica, che, in nome della fede dei padri, osteggia la chiesa nascente. Paolo è in mezzo. Potremmo dire che anche per lui il futuro si fa difficile. Eppure, ecco che Paolo trova molta fiducia nel futuro. Egli sa che la promessa di Dio non verrà meno e, quindi, sa che la Chiesa continuerà a camminare con Cristo, nei diversi risvolti possibili nel mondo ma mai sola, mai abbandonata, sempre accompagnata dalla sua presenza. Dall’altro lato ecco che Paolo comprende che il popolo ebraico non sarà mai dimenticato, perché la promessa e l’alleanza sono irrevocabili! Così Paolo insegna a non disperare mai, e a guardare alla fedeltà di Dio come fondamento della propria fedeltà, della propria gioia del proprio futuro.

Perchè la Parola dimori in noi

Cosa dicono a noi queste scritture? A noi che disperiamo del futuro, a noi che abbiamo un respiro corto, a noi che spesso ci lamentiamo del presente, che cosa hanno da dire queste scritture?

Io penso che queste scritture, nel segno delle profezie adempiute, ci stiano dicendo di diventare profezia di futuro. Le scritture di oggi ci stanno dicendo non solo di non disperare, ma di diventare uomini e donne che attendono qualcosa dal futuro. Lo diceva molto bene tutta la scrittura ma in particolare il profeta e il Vangelo: noi possiamo essere in un momento storico difficile, possiamo essere in un momento storico nel quale si dispera del futuro. Il primo segno di questa disperazione, il primo segno di questa mancanza di futuro, il primo segno di questo respiro corto è la forte denatalità alla quale assistiamo! Eppure proprio a noi è chiesto di fare uno sforzo di speranza. Ecco il tema fondamentale del Giubileo che torna, in questi ultimi giorni dell’anno santo, in questi giorni santi di avvento. Noi siamo qui per dire che anche per noi c’è un futuro. Anzi, siamo qui a  dire propriamente che il futuro del quale disperiamo, è comunque nelle mani di Dio, sia il futuro personale che quello comunitario; sia il futuro che riguarda noi come singole persone, che quello dei popoli, delle nazioni, della Chiesa stessa. Ecco, dunque, il primo passo da fare, la prima risposta della quale fare tesoro.

La seconda è forte come la prima. Proprio perché noi attendiamo il futuro come dono di Dio, proprio perché noi sappiamo che il futuro è strettamente saldo nelle sue mani, dobbiamo trovare forti segni della sua presenza. Il segno cardine, il segno fondamentale è quello che viene dal ricostruire una trama di relazioni solida e forte, che sappia trarre tutti noi fuori dalla solitudine che diventa disperazione. Giovanni, pur solo nel carcere, è dentro una rete di relazione ancora solida e forte con i suoi discepoli. Paolo è immerso in una rete di relazioni ancora ben visibile, sia con i suoi fratelli ebrei, sia con i nuovi fratelli cristiani, di cui si sente apostolo ed evangelizzatore. Ma così anche il profeta è dentro una rete di relazioni che riguarda il suo passato – tutti i profeti e giusti che lo hanno preceduto –  ma anche il suo presente – le persone alle quali costantemente si rivolge.

La relazione forte, profonda, vera, stabile è segno di futuro, infonde speranza nei cuori, diventa segno di consolazione e di pace.

A noi tutti è chiesta la forza di questa profezia. A noi personalmente, con un rinnovato investimento nelle relazioni. Ecco perché questa terza settimana di avvento può vederci protagonisti di un rinnovato gusto e di un rinnovato desiderio di accendere o di riaccendere relazioni forti e serie. Magari recuperandole dal passato. Molte volte basta anche solo una telefonata…

Ma anche come comunità cristiana noi siamo chiamati ad essere segno di speranza e profezia per il futuro. In un momento storico nel quale non tutti puntano sulle relazioni, il nostro dire che siamo per una rinovata scoperta della bellezza, della profondità, dell’essenzialità delle relazioni ci deve rendere sempre più persuasi di quanto sia necessario arrivare ad una riscoperta di questo tema.

Chiediamo a Giovanni il battista, alla Vergine Maria, a San Giuseppe, tutti i grandi protagonisti di questo avvento, di aiutarci a scoprire la forza e la bellezza delle relazioni. Solo così saremo davvero profezia di futuro per un mondo che sembra essere solo concentrato su presente e attento solo alle cose contingenti.

2025-11-29T08:25:59+01:00