Giovedì 31 agosto

Settimana della domenica che precede il martirio – giovedì 

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Mac 10, 1-8
Lettura del secondo libro dei Maccabei

In quei giorni. Il Maccabeo e i suoi uomini, guidati dal Signore, rioccuparono il tempio e la città e distrussero gli altari innalzati dagli stranieri sulle piazze e i recinti sacri. Purificarono il tempio e vi costruirono un altro altare; poi, facendo scintille con le pietre, ne trassero il fuoco e offrirono sacrifici, dopo un’interruzione di due anni e prepararono l’altare degli incensi, le lampade e l’offerta dei pani. Fatto ciò, prostrati a terra, supplicarono il Signore di non farli più incorrere in quei mali ma, qualora peccassero di nuovo, di venire da lui corretti con clemenza, e non abbandonati in mano a un popolo di barbari e bestemmiatori. La purificazione del tempio avvenne nello stesso giorno in cui gli stranieri l’avevano profanato, il venticinque dello stesso mese, cioè di Chislèu. Con gioia passarono otto giorni come nella festa delle Capanne, ricordando come poco tempo prima avevano passato la festa delle Capanne dispersi sui monti e nelle caverne come animali selvatici. Perciò, tenendo in mano bastoni ornati, rami verdi e palme, innalzavano inni a colui che li aveva felicemente condotti alla purificazione del suo proprio tempio. Poi con pubblico editto, confermato da una deliberazione comune, decretarono che tutta la nazione dei Giudei celebrasse ogni anno questi giorni.

SALMO Sal 67 (68)

Sia benedetto Dio nel suo santo tempio.

Cantate a Dio, inneggiate al suo nome,
appianate la strada a colui che cavalca le nubi:
Signore è il suo nome, esultate davanti a lui.
Padre degli orfani e difensore delle vedove
è Dio nella sua santa dimora. R

Appare il tuo corteo, Dio,
il corteo del mio Dio, del mio re, nel santuario.
Precedono i cantori, seguono i suonatori di cetra,
insieme a fanciulle che suonano tamburelli. R

«Benedite Dio nelle vostre assemblee,
benedite il Signore, voi della comunità d’Israele».
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi! R

Per il tuo tempio, in Gerusalemme,
i re ti porteranno doni.
Regni della terra, cantate a Dio,
cantate inni al Signore.
Riconoscete a Dio la sua potenza,
la sua maestà sopra Israele. R

VANGELO Mt 11, 7b. 11-15
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui. Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono. Tutti i Profeti e la Legge infatti hanno profetato fino a Giovanni. E, se volete comprendere, è lui quell’Elia che deve venire. Chi ha orecchi, ascolti!».

La scrittura

La pagina dei Maccabei di oggi, dopo le sventure che ci sono state descritte nei giorni scorsi, ha tutt’altro senso. I Maccabei, movimento che intendeva proporre la purezza dei costumi e un ritorno alla vera fede, riesce a consacrare di nuovo il tempio e riesce a far tornare quella purezza dei costumi che era andata perduta. Sarà solo un ritorno momentaneo, poi anche questo movimento subirà una fortissima persecuzione e verrà completamente smantellato con la morte di tutti i sette fratelli che presero parte ad esso.

Per riconsacrare il tempio ecco i segni, che sono i segni della fede di sempre: il fuoco, tratto ancora facendo scintillare le pietre, in segno di purezza e di non accensione della lampada votiva a fuochi contaminati; la preghiera intensa; l’offerta dei pani fatta secondo le regole liturgiche. Sono tutti parametri della fede che anche noi oggi conserviamo. Le regole liturgiche cristiane, che molto derivano da quelle del mondo ebraico, ci dicono che la purezza del cuore deve sempre incontrare la “forma” della fede. Non si tratta di formalismi, ma di modi puri e veri per vivere la fede e per comunicarla.

La Scrittura ci sta dicendo che quello che si vive dopo un tempo di persecuzione è un ritorno alle origini. Ritorno alle origini che non significa ripetere le stesse cose del passato, ma portare i medesimi valori nel tempo presente. Questo è ciò che più conta e ciò che è chiesto ai cristiani di ogni generazione.

È quella purezza che è brillata nel deserto al tempo di Giovanni. La voce che risuona grazie a lui è la Voce di Dio, la Voce di chi guida tutti e richiama tutti alla verità. La purezza della fede si vede, certo, dalla purezza del luogo e dalla sua santità, ma si nota soprattutto nella purezza e nel vivo desiderio di santità di chi ama operare nel nome di Dio.

Un ringraziamento

Noi che veniamo in chiesa tutti i giorni, noi che leggiamo la Parola con frequenza, credo che oggi siamo invitati a ringraziare Dio per la bellezza e per lo splendore della liturgia. Forse non sempre ce ne accorgiamo, forse lo diamo un po’ per scontato o forse anche noi facciamo parte di coloro che, celebrando poco i misteri di Dio, non sanno più comprendere il linguaggio liturgico, dal quale, pure, siamo affascinati. Credo che noi tutti siamo comunque un po’ presi, un po’ incantati da quel linguaggio che la liturgia ci offre e ci dona. I riti, i gesti, i segni, dove sono compiuti bene, parlano da soli. Dovremmo tutti educarci e rieducare a questa verità. Oggi chiediamo questo dono. Chiediamo davvero di essere sempre presi e trasformati dal linguaggio liturgico che plasma e forma le coscienze. Non c’è ricchezza maggiore nella Chiesa che quella della liturgia. Impariamo ad amarla, a conoscerla, a rispettarla, perché essa parla ancora al cuore dell’uomo.

Una richiesta

Chiediamo al Signore di impegnarci per rendere le liturgie non solo belle esteriormente, non solo conformi ai decreti, non solo coinvolgenti emotivamente, ma vere. Chiediamo al Signore di far risplendere, nel nostro modo comune di celebrare i suoi misteri, la Sua Presenza e il Suo Amore. Credo che questa sia una grazia da chiedere per tutti, perché senza tutto questo non saremo mai pronti a dare vera testimonianza della fede e della sua bellezza.

Intenzioni di preghiera

Invito oggi a sperimentare la bellezza della liturgia. Se non siamo a Messa in questo momento, facciamo in modo che, in questa settimana, ci sia un momento di celebrazione alto, profondo, vero, bello. Facciamo in modo che la bellezza della liturgia non sia solo una realtà che leggiamo, ma qualcosa a cui tendiamo tutti insieme, ciascuno per quello che gli compete. Fosse anche solo la presenza come fedele, realtà di grandissima importanza e di assoluto splendore.  L’essere convocati da Dio è già un dono grandissimo e forte.

2023-08-18T10:18:30+02:00