Domenica 31 agosto

1 Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Introduzione

    • Abbiamo voglia di ricominciare?

    Per molti di noi sono finite le ferie. Altri stanno rientrando. La data del 1 settembre è percepita da tutti un po’ che un nuovo inizio di anno. Inizia tra pochi giorni la scuola, abbiamo ripreso o stiamo riprendendo le attività normali e anche chi è libero da queste incombenze da calendario è sempre un po’ dentro questa dinamica di fine estate. Insomma, abbiamo un po’ tutti qualcosa da ricominciare. Per alcuni aspetti questo è vero anche per quanto attiene al cammino di fede. Inizia una nuova sezione del tempo dopo Pentecoste perché abbiamo appena celebrato la festa del martirio di San Giovanni. Ecco, quindi, il perché di scritture mutate rispetto al tempo estivo. Scritture che ci parlano, per l’appunto, di un inizio.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 30, 8-15b
Lettura del profeta Isaia

Così dice il Signore Dio: «Su, vieni, scrivi questo su una tavoletta davanti a loro, incidilo sopra un documento, perché resti per il futuro in testimonianza perenne. Poiché questo è un popolo ribelle. Sono figli bugiardi, figli che non vogliono ascoltare la legge del Signore. Essi dicono ai veggenti: “Non abbiate visioni” e ai profeti: “Non fateci profezie sincere, diteci cose piacevoli, profetateci illusioni! Scostatevi dalla retta via, uscite dal sentiero, toglieteci dalla vista il Santo d’Israele”». Pertanto dice il Santo d’Israele: «Poiché voi rigettate questa parola e confidate nella vessazione dei deboli e nella perfidia, ponendole a vostro sostegno, ebbene questa colpa diventerà per voi come una breccia che minaccia di crollare, che sporge su un alto muro, il cui crollo avviene in un attimo, improvvisamente, e s’infrange come un vaso di creta, frantumato senza misericordia, così che non si trova tra i suoi frantumi neppure un coccio con cui si possa prendere fuoco dal braciere o attingere acqua dalla cisterna». Poiché così dice il Signore Dio, il Santo d’Israele: «Nella conversione e nella calma sta la vostra salvezza, nell’abbandono confidente sta la vostra forza».

SALMO Sal 50 (51)

Convertici a te, Dio nostra salvezza.

Aspergimi con rami d’issòpo e sarò puro;
lavami e sarò più bianco della neve.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. R

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno. R

EPISTOLA Rm 5, 1-11
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, giustificati per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo, saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, quando eravamo ancora deboli, nel tempo stabilito Cristo morì per gli empi. Ora, a stento qualcuno è disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona. Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. A maggior ragione ora, giustificati nel suo sangue, saremo salvati dall’ira per mezzo di lui. Se infatti, quand’eravamo nemici, siamo stati riconciliàti con Dio per mezzo della morte del Figlio suo, molto più, ora che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo pure in Dio, per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo, grazie al quale ora abbiamo ricevuto la riconciliazione.

VANGELO Mt 4, 12-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Quando il Signore Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: «Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta». Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Vangelo

Ci aiuta, anzitutto, il Vangelo che, per l’appunto, ci parla dell’inizio del ministero di Gesù. L’inizio della sua predicazione pubblica è chiaramente contrassegnato da un invito alla conversione. Gesù sa bene chi sono coloro che ha di fronte, sa bene chi sono gli uomini a cui si rivolge e, più in generale, dovremmo dire sa bene chi sono gli uomini a cui è mandato. Tutti gli uomini, sempre, hanno bisogno di richiami, di “nuovi inizi” se vogliamo così dire. Ecco perché il primo invito di Gesù è proprio quello alla conversione. Conversione perché si accolga il vangelo; vangelo, ovvero la buona notizia di Dio per ciascuno.  La notizia che Dio è vicino, la notizia che Dio si fa presente, la notizia che Dio accompagna sempre, con il suo aiuto, la sua misericordia, la sua grazia. Gesù si fa interprete di questo nuovo inizio e sollecita, in tutti, un desiderio di conversione che deve essere motivato proprio dalla sua presenza. Poiché Lui, il figlio di Dio è presente, ecco che occorre che ci sia attenzione rinovata alla fede, alla presenza di Dio, alla sua manifestazione per fare in modo che i giorni feriali, i giorni normali della vita dell’uomo, possano anche essere giorni pieni di novità per quanto attiene alle cose dello Spirito. È, quindi, la persona di Gesù a motivare la conversione, è la sua presenza a richiedere un modo nuovo di stare alla presenza di Dio e a farsi quelle domande di fede che illuminano, guidano, richiamano, spronano la coscienza, perché ci sia una rinnovata adesione al mistero.

Isaia

Di queste cose parlava anche Isaia nella prima lettura che abbiamo ascoltato. Il profeta ricordava che gli uomini hanno sempre poca voglia di rinnovare la coscienza, si adagiano, anche per quanto riguarda la fede, sulle cose che già sanno, non si lasciano convincere troppo, non si lasciano coinvolgere troppo su altre cose che potrebbero spronare la loro coscienza. Gli uomini, ci dice il profeta, sono sempre pronti a riempire di cose la loro esistenza, ma non sanno approfittare di quelle parole che Dio rivolge perché il cammino di tutti conosca una novità che sprona, stimola, rinnova. Ecco perché richiamava, con tutta la sua forza, il suo popolo, ricordando che solo nell’ascolto docile di Dio che si rivela sta la verità dell’esistenza dell’uomo, solo nella meditazione pacifica sta un progresso nella vita delle anime, solo nel confronto con Colui dal quale proviene ogni realtà sta quel rinnovamento interiore che porta alla salvezza eterna. All’uomo sempre agitato per molte cose, il profeta propone il silenzio, la calma interiore, la ricerca profonda come “armi” per rinnovare l’esistenza e rinnovare la stessa fede. Senza calma, senza silenzio, senza riempire la vita di Verità ecco che si scade necessariamente nel cercare cose, nel riempirsi di cose, nell’attaccarsi alle cose che non possono certo placare la sete e il desiderio che ogni uomo ha della Verità.

Romani

San Paolo, con molto senso pratico, ci ha ricordato che Dio parla alla vita dell’uomo con le cose che capitano. Anche con quelle tribolazioni che fanno parte della vita di ciascuno. Anzi, sono proprio queste tribolazioni che spesso richiamano l’uomo a quelle verità che egli rischia sempre di dimenticare. Ecco perché vanno accettate, ecco perché vanno integrate nella vita, ecco perché occorre anche fare in modo che queste realtà dell’esistenza abbiano una loro collocazione all’interno della vita di ciascuno. L’apostolo ci dice anche come tutte queste cose dovrebbero essere vissute, ovvero guardando al mistero di Cristo. Guardando alla sua passione, alla sua morte e alla sua risurrezione, diventa possibile cercare di integrare tutte queste realtà nei nostri giorni. Quando si contempla l’amore di Dio in Gesù Cristo, quando si ha a cuore la sua tribolazione, il suo spendersi concreto per tutti gli uomini, il suo mettersi nelle mani stesse di coloro che ha creato, allora si affrontano le cose della vita in modo del tutto diverso. Quando si è pieni di Dio diventa possibile ogni cosa, anche affrontare la difficoltà che viene data dalla vita, dal tempo, dalle cose che capitano. È l’atteggiamento di fede a permetterci di integrarle nell’esistenza. Quando questo manca ecco che queste realtà sono solo dei pesi che gravano sulla vita, spesso senza senso. Se abbiamo, invece, la consapevolezza di essere stati riconciliati con Dio, allora si affronta ogni cosa nel suo amore e grazie alla sua presenza. Quando si ha la consapevolezza che Dio è presente tutto diventa possibile e tutto acquista un senso nuovo.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Con quale stile iniziamo le cose di sempre?

Torno alla domanda inziale dal momento che, come abbiamo detto, siamo un po’ tutti in una fase di inizio. Soprattutto, al di là delle concretezze che assume questo inizio nella nostra vita, tutti inizieremo il nuovo anno pastorale tra pochi giorni. Con quale animo, dunque, iniziamo tutto questo?

Io credo che il richiamo sia, anche per noi, a rimetterci alla presenza di Dio per vivere le cose non solo come un nuovo inizio che peserà su di noi, ma come una possibilità che viene data alla nostra vita. Anzitutto vi invito a fare vostro il richiamo di Isaia, per non perdersi nel concreto dei giorni, per non soccombere nelle cose della vita, per non avere un peso di schiacciamento rispetto alle cose da fare, vi invito ad avere un vostro momento di silenzio, di pace, di incontro con Dio, di adesione alla sua volontà. Solo quando l’anima rimane pacificata diventa possibile un’adesione al mistero di Dio che passa attraverso le cose che la vita ci ripropone ogni giorno. Vi invito, dunque, non a ri-iniziare ogni cosa dopo una pausa, ma a cercare il senso delle cose che si fanno grazie alla fede, grazie ad una rinnovata adesione a Cristo. Credo che questo sia non solo l’invito delle scritture ma, più in generale, l’invito del Giubileo stesso, che ci ricorda che senza speranza nessuna realtà umana trova un senso compiuto.

In secondo luogo vi invito a guardare alle pesantezze della vostra vita, per chiedervi che senso hanno nei vostri giorni. San Paolo ci ha detto senza mezzi termini che occorre anche accettare le difficoltà, le lentezze, le negatività della vita con uno stile cristiano che è lo stile delle virtù. La pazienza, la speranza sono le due virtù che vengono esplicitamente richiamate da San Paolo. Anche per noi valgono queste cose. Anche noi tutti, infatti, siamo chiamati a sperimentare la speranza proprio a partire da quelle pesantezze che gravano sulla nostra vita. Se la speranza non brillasse in queste cose, non ci servirebbe a nulla. Se, poi, non fossimo noi i primi ad avere pazienza, ecco che mancherebbe davvero qualcosa di grande alla nostra vita. La pazienza è la capacità di sopportare le cose che capitano senza avere quel senso di pesantezza opprimente che, invece, molto spesso tutti avvertiamo. Si può sperimentare tutto questo solo se si vive, anche nelle pesantezze della vita, un cammino “virtuoso”, cioè illuminato da quelle virtù che rendono salda, bella, fondata la vita di ciascuno.

Il cammino delle virtù diventa, poi, possibile solo alla presenza del Signore, solo quando si ha la consapevolezza che il Signore è presente, solo quando si ha la certezza che il Signore non abbandona, è possibile vivere con serenità, con spirito di riconciliazione le cose che sono inevitabili all’interno dei nostri giorni.

Come ri-iniziare un anno? Come ri-iniziare le cose che dobbiamo fare? Ecco, io direi non come una semplice routine, non come un semplice riprendere le cose consuete, ma sorretti dalla certezza che Dio è vicino, che Cristo accompagna, che le virtù umane sono il modo necessario che dobbiamo avere per camminare nella luce dello Spirito.

Il Signore ci guidi a questa rinnovata scoperta della sua presenza e Maria, alla quale chiederemo aiuto soprattutto nell’inizio del nuovo anno pastorale, ci sorregga sempre e ci guidi sempre a rinnovare la coscienza nell’incontro con il Figlio suo.

2025-08-28T15:51:40+02:00