Venerdì 25 febbraio

Settimana della penulima domenica dopo l’Epifania – venerdì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Sap 19, 1-9. 22
Lettura del libro della Sapienza

Sugli empi sovrastò sino alla fine una collera senza pietà, perché Dio prevedeva anche ciò che avrebbero fatto, cioè che, dopo aver loro permesso di andarsene e averli fatti partire in fretta, cambiato proposito, li avrebbero inseguiti. Mentre infatti erano ancora occupati nei lutti e piangevano sulle tombe dei morti, presero un’altra decisione insensata e inseguirono come fuggitivi quelli che già avevano pregato di partire. A questo estremo li spingeva un meritato destino, che li gettò nell’oblio delle cose passate, perché colmassero la punizione che ancora mancava ai loro tormenti, e mentre il tuo popolo intraprendeva un viaggio straordinario, essi incappassero in una morte singolare. Tutto il creato fu modellato di nuovo nella propria natura come prima, obbedendo ai tuoi comandi, perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi. Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento, terra asciutta emergere dove prima c’era acqua: il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli e flutti violenti una pianura piena d’erba; coloro che la tua mano proteggeva passarono con tutto il popolo, contemplando meravigliosi prodigi. Furono condotti al pascolo come cavalli e saltellarono come agnelli esultanti, celebrando te, Signore, che li avevi liberati. In tutti i modi, o Signore, hai reso grande e glorioso il tuo popolo e non hai dimenticato di assisterlo in ogni momento e in ogni luogo.

SALMO Sal 77 (78)

Diremo alla generazione futura
le meraviglie del Signore.

Ciò che abbiamo udito e conosciuto
e i nostri padri ci hanno raccontato
non lo terremo nascosto ai nostri figli,
raccontando alla generazione futura
le azioni gloriose e potenti del Signore
e le meraviglie che egli ha compiuto. R

Divise il mare e li fece passare,
e fermò le acque come un argine.
Li guidò con una nube di giorno
e tutta la notte con un bagliore di fuoco.
Fece sgorgare ruscelli dalla rupe
e scorrere l’acqua a fiumi. R

Quando li uccideva, lo cercavano
e tornavano a rivolgersi a lui,
ricordavano che Dio è la loro roccia
e Dio, l’Altissimo, il loro redentore. R

VANGELO Mc 11, 27-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre Gesù camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

Vangelo

Un uomo che ha avuto una predicazione molto forte, come tutti sappiamo bene dal momento che le sue parole tornano spesso nel corso dell’anno liturgico, è Giovanni il Battista. Un uomo ruvido, un uomo tutto d’un pezzo, un uomo che ha tenuto testa a tutti, un uomo “difficile”, se vogliamo, eppure un grande amico di Dio. Un uomo che ha parlato a tutti di Dio e che ha cercato di spronare il cammino di tutti verso Dio. Come sappiamo la sua vita è finita male: è stato decapitato da Erode. Una fine terribile, per la quale nessuno si è scandalizzato. Nessuno ha tentato di fermare la mano di Erode, nessuno ha cercato di intercedere per lui. Se non i suoi discepoli, quelli che non lo hanno mai lasciato solo o che non lo hanno mai dimenticato. Nessuno dei grandi, però, si è mosso per lui. In fondo stava bene a tutti che Erode lo togliesse di mezzo. E cosa c’è di meglio che quando ti tolgono un fastidio senza chiederti nulla e senza che tu sia responsabile di niente? Gesù torna sulla fine della vita di Giovanni e sulla sua predicazione con i grandi della fede. Chiede di prendere una posizione. Il nome di Giovanni è ancora divisivo. Ci si deve schierare, o con lui o contro di lui… realtà che fa sempre paura. Il buon “politico” deve trovare una situazione di compromesso per non offendere nessuno. Questo atteggiamento è ciò che ferisce Gesù. Gesù è urtato da questa incapacità di prendere posizione per le cose della fede. Ecco perché abbandona il campo, lascia i suoi interlocutori senza risposta. Va altrove. Dirige altrove il suo sguardo di misericordia, non su chi pretende di tenere sempre il piede in due scarpe! Gesù ricorda che la fede è illuminazione perché ci sia un discernimento, perché si sappia prendere posizione su Dio e sulle cose della vita.

Sapienza

Si conclude oggi l’inno della sapienza con la quale è stato riletto l’Esodo, nella strage dei primogeniti, nella notte della liberazione, negli eventi fondamentali per la storia del popolo di Israele e per la sua fede. La frase finale mi sembra la più bella. Dio non ha mai dimenticato di assistere il popolo di Israele in ogni tempo e in ogni modo. L’Esodo non fu una passeggiata. Divenire fuggiaschi in una notte, non fu cosa da poco. Eppure l’autore sacro scopre che in quella notte, nel cammino nel deserto, nelle fatiche affrontate, Dio era con il suo popolo. Dio non ha portato Israele nella terra della promessa miracolosamente. Ha fatto compiere al suo popolo un cammino difficile, durato 40 anni, in un deserto… eppure l’autore sacro capisce che in quella pedagogia di Dio era presente tutto un itinerario, tutto un modo di fare di Dio che ha plasmato il suo popolo e lo ha reso forte, anche passando attraverso questo genere di prove e di difficoltà grandi. Una narrazione bellissima che sa mettere al centro di tutto la pedagogia di Dio che educa il suo popolo.

Per noi

Noi siamo figli di una generazione a cui è stato insegnato che occorre essere “politicamente corretti”. Possibilmente è bene non pestare i piedi a nessuno. Possibilmente è bene non prendere posizioni che generano opposizione. Possibilmente è bene cercare di andare d’accordo con tutti, lasciando sul campo quello che bisogna lasciare sul campo. Se questo può essere anche un atteggiamento produttivo in alcune cose della vita, è chiaro che nel campo della fede ci sono numerose cose che non vanno. Nella fede non si può svendere! Nella fede non si può rinunciare per andare d’accordo con tutti. La nostra fede chiede anche una capacità non comune di prendere decisioni. La nostra fede chiede anche la capacità di saper esprimere posizioni. Certo, magari senza offendere gli altri, magari senza urtare gli altri, ma nemmeno senza abdicare ai propri principi e alle proprie cose sacre.

  • So prendere posizioni chiare in nome della fede?
  • Sono capace di schierarmi, se serve, quando serve?

Così pure come credo che sia giusto interrogarci chiedendoci: prima di lamentarci con Dio per quello che ci accade, sappiamo riconoscere la pedagogia di Dio per noi, anzitutto, e poi per il nostro popolo, per la nostra storia?

Forse è vero che anche noi non siamo molto capaci di prendere posizioni per la fede. Forse è vero che anche noi abbiamo messo insieme molte cose, lasciando che Dio scomparisse, di fatto, dai nostri dibattiti, dalle discussioni, dalle cose della vita…

Forse le Scritture di oggi ci stanno proprio chiedendo di ritornare sui nostri passi e di saper prendere un po’ di più le parti di Dio. Forse con una partecipazione più forte, sapremo risolvere anche quei problemi della vita per i quali, staccandoci da Dio, brancoliamo nel buio.

2022-02-24T16:18:27+01:00